06/10/2026
Capitolo 5
29, 30 settembre, 1º ottobre
Stiamo per salutare la Cambogia: sono pronta?!
No, non direi!
Dopo la visita all’ennesimo vecchio mercato — molto impegnativo per caos e odori (ma a suo modo affascinante) — visitiamo la scuola della seta e della scultura.
Quello che mi ha lasciato la Cambogia è qualcosa che non riesco bene a descrivere: volti, sorrisi e semplicità. Mi è capitato di leggere l’anima di persone che non si nascondevano davanti all’obiettivo, questa esperienza mi ha dato veramente tanto, torno sicuramente più ricca dentro.
È il momento di tornare in Vietnam e, con qualche ritardo e piccolo disagio che contraddistingue sempre i miei viaggi, arriviamo cotti a puntino in hotel.
(Non sto a entrare nel dettaglio, però lo farò: immaginate di essere in fila per passare il controllo passaporti, con una coda non indifferente, e di scegliere la fila dove il poliziotto si tira su all’improvviso per un probabile attacco di mal di pancia e scappa in bagno e sparisce, sotto gli occhi increduli del tipo che aspettava la fine del controllo… e ovviamente i nostri, che rimaniamo impalati lì in attesa… Niente di rilevante, ma pur sempre un piccolo disagio, no?)
Siamo tornati al punto di partenza, ad Hanoi, ma solo come base per la notte, perché è già il momento di ripartire per andare al Nord: visiteremo Long Coc e dormiremo in un lodge sulle piantagioni di tè.
Spostandosi a nord l’architettura comincia a cambiare: si vedono case bianche a sé stanti di ispirazione francese, alcune davvero molto, molto belle, mucche lungo la strada e qualche lavoratore.
Presto fatto: dopo circa 2 ore di pullman arriviamo a destinazione. Siamo circondati da immense cupoline verde brillante, come siepi ben curate (un po’ alla Mani di forbice, per capirsi!) passatemi il termine dei bei "baconi concentrici", molto caratteristici e decisamente scenografici.
Ci avviamo per una bella camminata nei campi… ALT!, riformulo: ci avviamo per una bella salita per scalare la collina di "baconi". La fotograferemo al tramonto. Incrociamo una donna che fa avanzare le mucche portando sulle spalle chili e chili di legname: è schiva, una donna di campagna di quelle che non amano perdere tempo; grida qualcosa alle bestie e riparte a capo basso.
Ed eccola lì: la golden hour illumina i cerchi concentrici delle piante di tè. È tutto così rilassante. Riprendiamo il cammino, ci godiamo il momento e torniamo giù. Sul nostro cammino incrociamo dei lavoratori, dei ragazzi con un giubbotto futuristico!
Avete presente Iron Man?! Ecco, immaginate che il ventolone che ha sul petto, messo al punto giusto, sia un ottimo ventilatore. Sono seria: sul retro del piumino dei ragazzi c’era una ventola in funzione per tenerli freschi. Geniale!!
Scendiamo al lodge per la cena: ci hanno preparato piatti tipici molto particolari. C’è un riso viola molto glutinoso e appiccicoso che, dice Nerina, viene fatto con un colorante naturale. Poi paranza, pollo fritto e manzo con verdure… Mangiamo tutto, del resto siamo di bocca buona!
Scappiamo a letto, ci aspetta l’alba!
Sono le 4:30 e tutto va bene… mah, insomma! “L’è un gran buione!”
Oggi proveremo l’esperienza dei mototaxi: scendiamo dalla camera e, uno alla volta, veniamo catapultati su un motorino sgangherato che ci carica al buio e al volo e ci porta su per la collina… Il casco?! Questo sconosciuto, ormai l’abbiamo imparato!!
Mi tengo bene, ma il mio autista in ciabatte va come una bomba e schizza sulla strada sterrata: in pochi balzi sono sulla vetta!
È ancora presto e dobbiamo prendere il posto. Dei turisti orientali ci hanno preceduto, ma siamo in seconda fila: non male!
C’è nebbia e, tra una chiacchiera e l’altra, comincia a vedersi qualcosa. Ci alterniamo per tenere il posto e andiamo su e giù in cerca dell’angolazione giusta… Albeggia, facciamo le nostre foto e nel frattempo arrivano i lavoratori dei campi che, con un attrezzo stranissimo, danno una potata alla siepe di tè, raccolgono tutto in un sacco di circa 60 kg e caricano tutto sui motorini! Sì, sui motorini!!
Pensate che abbiamo visto persino motorini con 3 sacchi di carico: fate i conti voi!!
Si riparte: scendiamo a piedi, incrociamo qualche altro lavoratore che velocissimo impacchetta il raccolto e sfreccia sul suo mezzo.
Andiamo a cambiarci: è il momento di spostarsi. Cercheremo un posto meno turistico del Sa Pa e andremo a 4 ore di distanza per fotografare i campi di riso.
Partiamo! c’è molta strada che ci aspetta!