14/02/2025
IL RITRATTO
È difficile fare il fotografo al giorno d’oggi; chi lo fa è perché è spinto da una passione viscerale che gli consente di trascendere le tendenze verso l’approssimativo e superare l’idea di non essere compreso.
Quando iniziai a fotografare, sperimentai ogni tipo di tecnica e di genere fotografico, poi capii che la mia passione verso il ritratto era molto più che una passione ed allora mi portai a fare studi di psicologia, perché le persone non sono oggetti, provano emozioni e tutta la tecnica che ben funzionava per le cose inanimate, con le persone non era sufficiente.
Ero timido ma ho sempre avuto una determinazione verso i miei obiettivi al punto da modificare il mio carattere, quindi studiai prima la storia dell’arte, realizzando con stupore tante cose nuove, di come un Gianlorenzo Bernini era in grado di trasmettere sulla pietra un’anima, od un Michelangelo riusciva a creare una tensione solo con dettagli che nessuno era capace di osservare.
Poi ovviamente passai ai grandi fotografi ritrattisti contemporanei, ed in particolare uno mi colpì, non è conosciuto tanto per il suo nome ma per le sue foto, si chiamava Yousuf Karsh, ma le sue foto, i suoi ritratti, sono famosi in tutto il mondo e resteranno iconici nella storia, peraltro all’epoca non era affatto semplice fotografare con tutti i limiti tecnologici che il 20° secolo comportava.
Ma lui usava una tecnica semplice, le luci classiche, decise, intense. Ma non era quello fare di lui un grande ritrattista, piuttosto la sua dedizione al soggetto.
"C'è un breve momento in cui tutto quello che c'è nella mente, nell'anima e nello spirito di una persona si riflette attraverso i suoi occhi, le mani, il suo atteggiamento. Questo è il momento di scattare."
Infatti molti pensano che fotografare sia “prendere” … niente di più sbagliato, prendere è la condizione finale, in primo luogo bisogna dare, Karsh si documentava sulla vita dei suoi soggetti, arrivando a conoscere i dettagli al punto di poter guidare la conversazione su argomenti familiari, instaurando un rapporto di fiducia spesso sfociata in amicizia. Era un perfezionista, un grande osservatore.
Ora, senza dilungarmi troppo su di lui che sicuramente ha influenzato il modo di approcciarmi alle persone nel ritratto, come del resto anche altri artisti contemporanei; qui, volendo disquisire di “ritratto” mi sembra di avere già gettato le basi per far comprendere quanto sia complesso ottenere un buon ritratto da chiunque. Complesso almeno quanto la mente umana.
Oggi nella moltitudine di immagini che ci circondano, stiamo perdendo il senso dell’estetica e la capacità di riconoscere la qualità, ma il nostro cervello che ha una memoria atavica, reagisce seppur inconsciamente a quegli stimoli che risvegliano questa caratteristica ormai in perdita.
Ricordando sempre che il ritratto non è la persona che vediamo in foto ma, il punto di vista del fotografo di quella persona, allora tanto più il fotografo sarà capace di relazionarsi con quella persona, dando una parte di sé ma allo stesso tempo di annullarsi all’ultimo istante per far risaltare al massimo il soggetto, quanto più comunicativo sarà il ritratto.
Tutto ciò è meraviglioso, un branca della fotografia che apre un mondo con infinite sfumature.
Qui non farò nomi per una questione di privacy e chi si sente coinvolto sicuramente ci si riconoscerà, ma devo ringraziare chi mi ha sostenuto nella f***e idea di diventare un fotografo, che va avanti ormai da diversi lustri; chi negli anni mi ha permesso di evolvere, mantenendo viva e sempre attuale la voglia di superare i miei limiti, di mettermi in gioco anche con progetti piuttosto sfidanti, chi ha creduto in me e ci crede tutt’ora.