05/16/2026
COSA E' SUCCESSO DAVVERO COME SONO MORTI?
Italiani morti alle Maldive, il sospetto di un difetto delle bombole e il caso tossicità dell'ossigeno: cosa è successo davvero
Erano scesi in una grotta a una profondità di cinquanta metri, recuperato solo un corpo
Maldive, come sono morti i cinque italiani? Il sospetto di un difetto delle bombole e la grotta a 50 metri di profondità
di Mauro Evangelisti
venerdì 15 maggio 2026, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 09:03
APPROFONDIMENTI
Nelle loro foto sparse in rete molto spesso si vede sullo sfondo il mare, segnale del loro amore per i fondali, la natura, per la ricerca, per gli abissi. Sono morti mentre facevano ciò che amavano di più, durante un’immersione a cinquanta metri di profondità vicino all’Atollo di Vaavu, alle Maldive, l’arcipelago visitato ogni anno da migliaia di italiani, da sempre classica destinazione per una vacanza da sogno. Nell’Oceano Indiano sono morte Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia Marina dell’Università di Genova, e la figlia ventenne Giorgia Sommacal; la biologa ed ecologa marina, anche lei dell’ateneo ligure, Muriel Oddenino, 31 anni, originaria di Poirino, in provincia di Torino. E poi Federico Gualtieri, coetaneo di Muriel, pure lui laureato a Genova proprio con una tesi su Diversità ed ecologia dei Corallimorphari e degli Zoanthari negli atolli centrali delle Maldive. L’obiettivo del viaggio non era condurre una ricerca scientifica, ma concedersi una vacanza che sarebbe durata due settimane, dove però le immersioni restavano sempre un richiamo irrinunciabile. Con loro c’era anche Gianluca Benedetti, 44 anni, padovano: dopo avere lavorato per molto tempo nel settore bancario e della finanza, nel 2017 decise di cambiare vita e trasformare la sua passione per la subacquea in una professione, tanto che si era trasferito alle Maldive. Nella spedizione finita in tragedia svolgeva il ruolo di istruttore e capobarca.
Imprevisto
Tutto è avvenuto nell’area di Alimathaa, nell’atollo di Vaavu. L’imbarcazione che li aveva portati al largo per le immersioni nelle profonde grotte era la Safari Boat Duke of York. Quando l’equipaggio ha visto che il gruppo non stava tornando, verso le 12 locali, ha lanciato l’allarme. I cinque stavano facendo un’immersione scuba con le bombole, ma non sono mai riemersi. Le ricerche della Guardia costiera delle Maldives National Defence Force sono risultate molto complicate a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Solo verso le 18.15, sempre ora locale, è stato recuperato il primo corpo, mentre quattro risultavano dispersi. Durante la notte le squadre di ricerca hanno dovuto interrompere il loro lavoro. Secondo le prime informazioni il decesso è avvenuto a una profondità tra i 50 e i 60 metri, mentre la grotta in cui stavano svolgendo la loro attività è ampia almeno 200 piedi (60 metri). Si teme che a causa del repentino peggioramento delle condizioni atmosferiche e delle intense correnti, il sollevamento del sedimento abbia azzerato la visibilità e il gruppo abbia perso l’orientamento.
Scenari
Ma ad oggi le ipotesi sono anche altre. Oltre alle condizioni meteo, c’è anche il drammatico scenario di un difetto della miscela respiratoria nelle bombole. Lo sostiene Claudio Micheletto, past president dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) e direttore Pneumologia presso l’azienda ospedaliera universitaria di Verona: «È probabile che qualcosa non abbia funzionato nelle bombole. La morte per tossicità da ossigeno, o iperossia, è una delle più drammatiche che possano verificarsi durante un’immersione, una fine orribile. Quando si respirano concentrazioni troppo elevate di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo. Durante l’immersione compaiono vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento, condizioni che rendono impossibile risalire in superficie». La tossicità da ossigeno provoca «danni sia neurologici sia respiratori». Si è trattato del peggior incidente subacqueo singolo nella Repubblica delle Maldive, dicono le autorità locali. La tesi della tossicità dell’ossigeno è sostenuta anche da alcuni media delle Maldive. L’imbarcazione Duke of York è un panfilo di proprietà della “Luxury Yacht Maldives” con sede a Malè, la capitale, e una filiale in Piemonte; i fondatori, secondo quanto si legge sul loro sito, promuovono «la protezione e il rispetto della vita sottomarina alle Maldive, collaborando con istituzioni scientifiche, come università nel settore della biologia marina (Genova)». Sempre sul sito si legge che viene messo a disposizione per le immersioni anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee composta da azoto e ossigeno. Le autorità delle Maldive hanno anche precisato che le immersioni ricreative sono consentite fino a una profondità di 30 metri, mentre il gruppo si trovava almeno a 50. Sono, però, solo ipotesi che non danno una spiegazione reale su quanto è successo: i sommozzatori erano molto preparati e la società che organizza queste escursioni e fornisce l’imbarcazione ha una lunga e consolidata esperienza. L’unica certezza oggi è che solo un corpo è stato recuperato, gli altri quattro sono ancora negli abissi, nell’oscurità della grotta al largo dell’atollo di Vaavu.