09/05/2026
Attraversi Etiopia, India e Pakistan con una macchina fotografica al collo e il corpo tatuato come il muro di una prigione poetica.
Tu cerchi volti.
Occhi stanchi nei mercati di Addis Abeba.
Vecchi fumatori a Lahore.
Bambini che ridono nel caos di Delhi.
In India una nonna ti ha fissato per dieci minuti prima di benedirti come se stessi per morire entro sera.
In Pakistan un uomo nel bazar ti ha offerto hashish, un coltello e una capra nel giro di quattro minuti.
Tu continui a sorridere educatamente, anche se sembri il boss finale di un documentario Netflix sulle gang balcaniche.
La verità è che sei innocuo.
Bevi tè con gli anziani, chiedi il permesso prima di ogni foto e ti emozioni quando trovi una bella luce al tramonto.
Però ormai hai capito una cosa:
tu viaggi per catturare facce indimenticabili…
mentre ovunque vai, diventi il trauma visivo di qualche famiglia locale.
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