14/07/2026
Provo a dare risposte alle mie domande, a cercare di credere in qualcosa che possa fermare i miei interrogativi, un po' come facciamo tutti.
Guardo ora quella bambina nella foto, come mi sono ritrovata ad osservarla dietro l'obiettivo, e ancora me lo chiedo: è un destino che guida tutte queste vite, o abbiamo voce in capitolo? Quando siamo troppo piccoli per scegliere, siamo preda degli eventi e dei nostri luoghi. Siamo in un flusso che non conosciamo davvero e su cui non esercitiamo vero potere. Ma poi?
Quale sarà il libero arbitrio di una bambina con il suo cesto che vende pupazzi e bracciali in Messico?
Tu dove sei ora, bimba? Ancora per le vie di San Cristóbal a vendere colori e a sognare il tuo posto nel mondo?
Dove ti porteranno quei fili colorati? Cosa muoverà la tua vita?
Ma io alla fine scelgo ancora di continuare a guardare quello che è intorno a me e lasciarmi galleggiare in un variopinto mare di ignoto che forse sa di libertà, quella vera, quella del lasciare andare, del lasciarsi andare a ciò in cui siamo immersi e sorridere rassegnati all'impotenza di sapere.
Forse è quello che significa per me fotografare: immortalare la sacralità della vita che semplicemente esiste, senza avere alcun impatto su di essa, senza giudizio, ma solo apertura d'occhi e cuore.