10/02/2020
Mi piace l'idea di ricercare sempre l'etimologia delle parole, credo sia un modo per scoprirne il significato più profondo, per scavarle fino all'anima.
Il termine "meraviglia" viene dal latino mirabilia, che vuol dire "cose meravigliose".
La meraviglia è una forma di stupore, quello destato dalle cose nuove, grandiose, perfette, insolite.
Bisogna avere un gran cuore per affrontare un viaggio nuovo, spalancato alla novità, pronto a ricevere tutto di un luogo, dagli occhi delle persone che lo abitano, ai suoi tramonti mozzafiato.
Quando ho visto le Maldive dall'aereo, quelle briciole qua e là in mezzo al mare, evidenziate dal loro confine turchese,
avevo i lucciconi, e così è per ogni meraviglia che abbiamo su questa terra, e così sarà per quelle che ancora non ho avuto la fortuna di vedere.
Tutto su questo pianeta, a modo suo, sa essere meraviglioso, se sappiamo dargliene l'opportunità, e se soprattutto la smettessimo di torturarlo per la nostra noncuranza e per un sempre maggiore profitto.
Ho visto pesci unici, colori incredibili, la potenza del mare aperto tenuta a freno da una cintura di sicurezza artificiale,
a poche centinaia di metri dalla riva, su cui si rompevano costantemente le onde, anche di notte, con un suono che da sempre mi riempie l'anima e mi possiede.
E poi ho visto le gru a ridosso della riva, che spostano sabbia per ampliare le singole isole, e mi è sembrato di vedere una persona che cerca di respirare ed un'altra che prova a sotterrarla viva.
Ci fossi andata da piccola mi sarei portata a casa un pezzo di corallo dalla riva, come ho fatto per tanti anni in Sardegna con gli scheletri di ricci di mare, con 3 o 4 stelle marine, come aver trafugato un piccolo inestimabile tesoro, come una ladra.
Ora mi faccio bastare un'emozione, che magari porto con me con una bella foto o con una storia su Instagram.
Ho camminato letteralmente in punta di piedi, per evitare tutti i paguri che facevano festa sulla riva, spesso sono stata in silenzio, per ascoltare quello che l'isola aveva da dirmi, e l'ho sentita mentre mi parlava.
Bisogna avere un gran cuore, dicevo, per affrontare un viaggio nuovo, la sensibilità ed il rispetto di non toccare nulla, perchè tutto è sacro e vive in equilibrio, con un moto circolare che non dobbiamo permetterci di interrompere.
Siamo ospiti di un gigante museo che ha cartelli ovunque, con scritto "non avvicinarsi", "non toccare", e facciamo finta di niente solo perchè manca il vigilante che venga a dirci qualcosa: eppure la sanzione sta arrivando e noi non ci possiamo, nè mai ci potremo permettere di pagare.
Convivono in me la rassegnazione per la nostra stupidità ed ignoranza, e il desiderio di riempirmi gli occhi e il cuore di tutte le
meraviglie del mondo, prima che sparisca tutto quanto.
Choukouriya. Vakivani.