06/04/2018
Cominciava 26 anni fa l'assedio di , il più lungo del XX secolo che sarà battuto solo una ventina di anni dopo dall'assedio che dovrà subìre .
Dove, poco più di venti anni fa, cadevano le granate lanciate dalle postazioni sul Trebević o sui monti che come un catino circondano la città oggi con pochi euro si può fumare narghilé sorseggiando the turco sotto un albero che in primavera fiorisce, tra i colori delle candele appese nel quartiere vecchio della Baščaršija, o subìre l'inevitabile calore dell'ospitalitá bosniaca tra sorsi di rakija o sarajevsko pivo.
Quella tecnica con cui i foreing fighters, 'ché le milizie straniere non le ha inventate Isis, crivellavano i muri della città distillando le munizioni oggi è nascosta dagli alberi che col tempo stanno ricrescendo, o dagli imponenti hotel di vetro lucido che spuntano veloci sulla vecchia snajpesrka aleja, il Viale dei Cecchini.
Se camminerete tra le vie della città, e starete attenti a guardare per terra, su quelle macchie rosse note come "le rose di Sarajevo", se sarete fortunati potrete scorgere ancora il c**o di qualche bomba. In alcune si legge "IOR VATICANO - BERETTA, ITALIA". Fotografie di Davide Travaglini, Frammenti 2014-2016©