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Castel d'Ario (Mantova) Italia06/06/2026Mavic3, Mini3pro ,Tel.Castel d'Ario, scritto anche Casteldario (Castellaro fino ...
08/06/2026

Castel d'Ario (Mantova) Italia
06/06/2026

Mavic3, Mini3pro ,Tel.

Castel d'Ario, scritto anche Casteldario (Castellaro fino al 1867) è un comune italiano di circa 4672 abitanti della provincia di Mantova in Lombardia.

Sito a 19 chilometri a est di Mantova, diede i natali a Tazio Nuvolari (1892-1953), pilota automobilistico e motociclistico di fama internazionale.

Centro agricolo e industriale, basa la propria economia sulla produzione di foraggi, riso e ortaggi, sull'allevamento bovino e suino e su industrie a carattere alimentare, meccanico, calzaturifici e materie plastiche. La chiesa parrocchiale risale alla metà del XVII secolo. Sono visibili resti del castello medievale.

L'antica denominazione Castellaro venne sostituita nella seconda metà del XIX secolo, in quanto ritenuta troppo comune e confondibile con altri villaggi omonimi o assonanti.
Fu il sindaco Luigi Boldrini, amico di Giosuè Carducci, a chiedere al poeta di trovare una nuova e più esclusiva denominazione: riferendosi al castello di epoca romana, che la tradizione voleva essere stato fondato dal centurione Dario o Ario, Carducci propose il nome di Castel d'Ario che venne adottato con Regio Decreto del 9 giugno 1867.

Nell'anno 1082, Enrico IV concesse l'odierno territorio di Castel d'Ario in feudo al vescovado di Trento.

Il borgo fu signoria feudale dei principi-vescovi di Trento dal 1082, e dal 1328 fu gestito dai Gonzaga in qualità di valvassori, tornando perciò ai proprietari originali all’estinzione di questi ultimi nel 1707, staccandosi dal Ducato di Mantova; fu quindi governato dai trentini fino all'abolizione dei feudi imperiali nel 1797.

Il castello di Castel d'Ario (Castellaro fino al 1867), è un'antica roccaforte risalente al X secolo situata nel centro storico di Castel d'Ario, in provincia di Mantova, che conserva inalterato l'originario impianto urbanistico, oltre ad alcuni edifici e opere difensive, tra cui le cinque torri.

Fu da sempre importante baluardo per le terre di confine per gli Scaligeri, i Bonacolsi e i Gonzaga.

All'interno dell'impianto pentagonale del castello sorge la Torre della Fame, così chiamata perché, a metà Ottocento furono trovati in essa alcuni scheletri, fatti risalire a membri della famiglia di Francesco Pico della Mirandola e dei nipoti e del figlio di Rinaldo Bonacolsi, Francesco, ivi rinchiusi e lasciati morire di fame. Una lapide sulla porta del castello ricorda questa vicenda.

All'interno della torre venne anche rinchiuso nel 1484 Evangelista Gonzaga accusato e poi scagionato di aver tramato una congiura contro il marchese Francesco II Gonzaga.

Documentazione certa comprova che il noto architetto Luca Fancelli si occupò di lavori di restauro eseguiti tra il novembre 1478 ed il giugno 1484.

Il palazzo pretorio, unico edificio recentemente restaurato, è utilizzato come luogo di rappresentanza e sede della biblioteca comunale. Al suo interno sono stati portati alla luce importanti affreschi trecenteschi riferiti alla signoria scaligera.

45°11′30.01″N • 10°58′31.8″E

Grosseto (Tuscany) ITALY27/05/2026just with iPhone and Insta360Grosseto è un comune italiano di circa 81.300 abitanti, c...
04/06/2026

Grosseto (Tuscany) ITALY
27/05/2026
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Grosseto è un comune italiano di circa 81.300 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Toscana.

Posta al centro del territorio maremmano, nell'Italia centrale, è il capoluogo più a sud della Toscana. La città è sorta sulla sponda destra del fiume Ombrone, in prossimità del mare, sulla costa tirrenica.

Il primo insediamento ha origini altomedievali, essendosi sviluppato tra il VII e il XII secolo, parallelamente al declino della vicina città etrusco-romana di Roselle, dalla quale ha ereditato la sede vescovile, nonché il potere amministrativo nel 1138.

Dal punto di vista urbanistico, la città è uno dei pochi capoluoghi il cui centro storico è rimasto completamente circondato da una cerchia muraria, fatta erigere dai Medici nel XVI secolo e nell'insieme integra, che ha mantenuto pressoché immutato il proprio aspetto nel corso dei secoli.

Nel corso dei secoli, il capoluogo maremmano ha avuto diverse denominazioni, la più ricorrente delle quali era Grossetum; in altre circostanze la città viene menzionata anche coi nomi Crassetum e Rosetum. Una recente ipotesi indica Grosseto come un fitotoponimo che allude ad un'area ricca di vegetazione palustre, in modo simile ad altri toponimi della Maremma come Grasceta e Grascetone.

In ogni caso, la città è sempre menzionata col nome Grossetum nelle bolle pontificie di Papa Innocenzo II del 1138, di Celestino II del 1143 e di Clemente III del 1188; questa risulta essere, pertanto, la denominazione ufficiale originaria di Grosseto.

L'intero territorio comunale è abitato sin dal periodo preistorico, come è visibile dai resti in alcune grotte situate presso i monti dell'Uccellina, tra la località di Alberese e la foce del fiume Ombrone, nel Parco naturale della Maremma: in particolare, nella Grotta della Fabbrica e nella Grotta dello Scoglietto sono venuti alla luce reperti risalenti rispettivamente al Paleolitico e all'Età del Rame e del Bronzo.

Sicuramente la città di Grosseto, nel luogo in cui la conosciamo oggi, non esisteva nel periodo etrusco, quando invece l'intera area faceva parte della città di Roselle, importante centro abitato a pochi chilometri a nord dell'attuale città. Nel VI secolo a.C., periodo di maggiore splendore di Roselle, sono documentati rapporti commerciali con altre città etrusche di rilievo, quali Vetulonia, Populonia e Vulci, in quanto membro della dodecapoli etrusca.

Fiorente città che governava un vasto territorio che andava dal mare al Monte Amiata, combatté nella guerra contro Tarquinio Prisco insieme agli altri popoli latini, finendo poi conquistata dai romani nel 294 a.C. e diventando municipio romano. Nel 205 a.C. contribuì alla fornitura di grano e legna per la flotta di Scipione l'Africano durante la seconda guerra punica. Sotto l'impero divenne colonia e conobbe un periodo di grande splendore con la costruzione del foro, della basilica, anfiteatro e terme. Nel V secolo fu eretta a sede vescovile (prima attestazione nel 499).

La decadenza di Rusellae iniziò nel VI secolo, parallelamente alle invasioni barbariche e all'impaludamento del lago Prile.

Con la fine del VI secolo Roselle era uno dei residui capisaldi bizantini della Tuscia, la conquista longobarda risale infatti ai primi anni del VII secolo. È in questo periodo che probabilmente si è venuto a formare il primo nucleo del villaggio di Grosseto, che alcuni studi vogliono identificare nell'area oggi compresa tra piazza della Palma e piazza dei Martiri d'Istia. Pur continuando ad essere sede vescovile, Roselle subiva un costante decremento demografico a favore di Grosseto, comunità che a valle, lungo il fiume Ombrone, andava sempre più ingrandendosi.

Quando a metà XVI secolo i Medici sottomisero Siena, anche Grosseto ne seguì la sorte.

La città, vicina al mare e ai confini del Granducato, aveva per i Medici una grande importanza strategica mentre il territorio circostante poteva diventare la principale fonte di approvvigionamento di grano per Firenze. Dopo vari assedi iniziati nel 1554, Grosseto venne conquistata dai Medici nel luglio 1557, quando le truppe di Cosimo I entrarono in città; la pace di Cateau-Cambrésis del 1559 sanciva ufficialmente il definitivo passaggio nel Granducato di Toscana.

Nel 1574 Francesco I commissionò i lavori per la costruzione di una nuova e più ampia cinta muraria, ancor più fortificata di quella preesistente, che rendesse inespugnabile il centro cittadino. Le mura di Grosseto furono progettate da Baldassarre Lanci e i lavori di costruzione furono da lui personalmente diretti: alla sua morte, fu sostituito dal figlio Marino, e successivamente dall'ingegnere Simone Genga. La nuova cinta muraria fu completata nel 1593.

Tuttavia, ormai Grosseto era stata trasformata in un fortino, sede di guarnigioni militari, e la popolazione stabile calava sempre di più. Terra in larga parte palustre e poco urbanizzata, nel 1745 contava una popolazione di appena 648 abitanti.

Fu soltanto a partire dal XVIII secolo, con i Lorena, che la città iniziò nuovamente a riprendersi lentamente. Il 18 marzo 1766 Pietro Leopoldo divise il territorio dello Stato Nuovo di Siena in due province e fu istituita la Provincia senese inferiore, con capoluogo Grosseto. Grazie alle riforme leopoldine, la città andò incontro ad una decisa rinascita economica e culturale.

Ciò nonostante, si rese necessaria l'approvazione del "Regolamento per l'estatatura" (1780), a causa della persistenza del rischio malaria, facendo sì che nella stagione estiva tutti gli uffici istituzionali fossero trasferiti nella vicina Scansano.

Le riforme dei Lorena vennero interrotte con l'occupazione delle truppe francesi (1796) che si protrasse a più riprese fino al 1808, anno dell'annessione alla Francia napoleonica, con l'accorpamento degli arrondissement di Grosseto, Montepulciano e Siena nel Dipartimento dell'Ombrone. Il Congresso di Vienna del 1815 sancì il ritorno del Granducato di Toscana nelle mani di Ferdinando III di Toscana, al quale succedette il figlio Leopoldo II a partire dal 1824. Il 1º novembre 1825 fu così istituito il Compartimento di Grosseto, che sopravvisse fino all'Unità d'Italia: il suo territorio fu suddiviso nei distretti del capoluogo, di Arcidosso e di Orbetello.

Il granduca Leopoldo II governò fino al 1859, impegnandosi costantemente e in prima persona al completamento delle opere di bonifica, affidando gli incarichi ad importanti personalità come gli ingegneri Vittorio Fossombroni e Alessandro Manetti, e mettendo le basi per un ammodernamento e un sensibile miglioramento delle condizioni socio-economiche di Grosseto e del suo territorio. Il granduca è stato sicuramente l'uomo politico più apprezzato e amato dalla popolazione nella millenaria storia della città, tanto da essere affettuosamente soprannominato "Canapone", per il colore dei capelli e della barba, e onorato con un monumento scultoreo a lui dedicato, collocato in piazza Dante nel 1846. Nel marzo 1860 il plebiscito che si svolse nel Granducato di Toscana sancì l'annessione allo Stato sabaudo, entrando così a far parte del Regno d'Italia.

Orbetello di Grosseto /Toscana) Italyed il Convento dei Frati Passionisti sul Monte Argentario25/05/2026Mini3proOrbetell...
04/06/2026

Orbetello di Grosseto /Toscana) Italy
ed il Convento dei Frati Passionisti sul Monte Argentario
25/05/2026
Mini3pro

Orbetello è un comune italiano di circa 13 900 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana, situato al centro dell'omonima laguna.

Antica città della Maremma grossetana, divenne nel XVI secolo la capitale dello Stato dei Presidi. È un attivo centro commerciale e turistico.

La città di Orbetello sorge nel mezzo dell'omonima laguna ed è unita al Monte Argentario da una strada costruita su un terrapieno artificiale (la diga), che ha diviso la laguna in due specchi d'acqua (Laguna di Levante e Laguna di Ponente). Fino al 1944 sulla diga correva anche una ferrovia che la collegava a Porto Santo Stefano.

Il territorio comunale è estremamente variegato; la zona umida lagunare è delimitata verso il mare da due tomboli, il Tombolo della Feniglia e il Tombolo della Giannella, caratterizzati da lunghe spiagge sabbiose, pinete e macchia mediterranea. La costa in prossimità dei rilievi di Talamone e di Ansedonia diventa rocciosa e di difficile accesso.

L'entroterra è caratterizzato da modesti rilievi, dove la vegetazione cresce spontanea, formando intricate macchie, e da zone pianeggianti, una volta malariche e oggi intensamente coltivate.

Il territorio di Orbetello è stato frequentato sin dal periodo etrusco, quando doveva assolvere ad una funzione di scalo marittimo lungo le rotte che collegavano le città etrusche settentrionali con quelle più meridionali, come Vulci e Tarquinia,[8] ed assunse particolare importanza anche durante la dominazione di Roma, che vi fondò la colonia di Cosa, nei pressi di Ansedonia.

Un centro abitato, denominato Alminia, che si trovava alla foce del fiume Albegna, è menzionato, al pari di Talamone, nell'Itinerarium Maritimum, che elencava le città, stazioni e porti lungo il tragitto marittimo che da Roma conduceva in Provenza. Scavi archeoglogici condotti tra il 1997 e il 2002, hanno rilevato come in epoca romana (almeno fino al I secolo a.C.), tra l'attuale centro abitato di Albinia e la foce del fiume, sorgeva un porto che serviva una serie di officine dedite alla produzione di anfore.

Nel 1074 la medietatem Castri Orbitelli venne donata da papa Gregorio VII (al secolo Ildebrando di Sovana), insieme ad altre pertinenze e località limitrofe, tra cui la Civitas Ansedoniae, Castrum Elsae (forse l'attuale Castello di Stachilagi) e Monte Argentario, all'Abbazia delle Tre Fontane (altrimenti detta Sant'Anastasio alle Acque Salvie) di Roma, a conferma di una donazione ritenuta apocrifa fatta nell'805 da Carlo Magno e papa Leone III.

La tradizione racconta invece che fu Pietro II Farnese, comandante della cavalleria pontificia, che nel 1110 sconfisse gli eserciti Ghibellini di Toscana e, probabilmente, fondò il borgo di Orbetello, citata nei documenti medievali come Orbetellum e Orbitellus, che probabilmente deriva il nome dal diminutivo del latino herbetum («luogo erboso») o dalla giustapposizione dei termini Orbis e Tellum cioè terra circondata (dalle acque).

Il 18 agosto 1414 la rocca fu conquistata dai senesi e nel 1417 tutto l'agro orbetellano entrò a far parte di Siena, che bramava quello sbocco sul mare. Nel 1452 Papa Niccolò V riconoscendo al Comune di Siena la conquista dei territori già detenuti dagli Aldobrandeschi che turbavano la pace del Comune, rinnova con i Senesi il contratto di enfiteusi per diritto fiduciario e in perpetuo previa transazione per canoni non percepiti per i beni dell’abbazia di S. Anastasio già concessi agli Aldobrandeschi elencando tutti i beni che passavano a Siena.

Alla fine della Repubblica di Siena, il territorio di Orbetello dal 1557, grazie alla conquista di Carlo V, fu sede dello Stato dei Presidi di Spagna che si estendeva nel tratto litoraneo da Talamone a Capalbio, facendo così ve**re definitivamente meno i diritti feudali della abbazia delle Tre Fontane, che tuttavia continuò a conservare la cura spirituale dei luoghi fino al 1981, quando i diritti dell'abbazia nullius vennero incorporati alla neonata diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Dal 1707 al 1736 fu invece governato dagli Austriaci. Lo Stato dei Presidi fece poi parte dal 1736 del Regno di Napoli e governato dai Borbone di Napoli fino al 1801, a partire da Carlo di Borbone, che fu Re di Napoli e di Sicilia e successivamente Re di Spagna con titolo di Carlo III. Dopo il regno di Carlo di Borbone di Napoli, il governo dello Stato dei Presidi passò a suo figlio Ferdinando IV di Borbone di Napoli. Incorporato nel Regno di Etruria, passò dal granducato di Toscana, nel 1860, al Regno di Sardegna e poi, l'anno successivo, al Regno d'Italia.

Talamone è una frazione del comune italiano di Orbetello, nella provincia di Grosseto, in Toscana.26/05/2026Il borgo di ...
03/06/2026

Talamone è una frazione del comune italiano di Orbetello, nella provincia di Grosseto, in Toscana.
26/05/2026

Il borgo di Talamone sorge su un promontorio roccioso, che si trova sul confine meridionale del Parco naturale della Maremma, in posizione dominante su tutto il tratto di costa che da Talamone arriva al Monte Argentario, il cosiddetto golfo di Talamone. Il territorio circostante è caratterizzato dalla presenza della vegetazione tipica della macchia mediterranea e da lunghe spiagge sabbiose, costeggiate da pinete.

Talamone dista circa 25 km da Grosseto e poco più di 20 km dal capoluogo comunale.

Secondo la leggenda, il sito fu creato da Telamone, figlio di Eaco nella mitologia greca, che fu sepolto sotto lo sperone roccioso su cui fu creato il sito.

Sin dalle epoche più remote è conosciuta dagli etruschi come Tlamun, dai latini come Talamo, e ancor prima, dai greci, come Telamòn (Τελαμών) o Thalamòn (Θαλαμών). Antica e fiorente città già in epoca etrusca, vide combattere nel 225 a.C. sul suo territorio una decisiva battaglia tra romani e celti diretti verso Roma.Talamone fu poi rasa al suolo da Silla per l'appoggio che i suoi cittadini diedero a Gaio Mario nel suo tentativo di marciare contro Roma al ritorno dal suo esilio africano. Portu Talamonis è menzionato poi nell'Itinerarium Maritimum, tra i porti e gli approdi del tragitto marittimo che da Roma conduceva in Provenza.

Dominio degli Aldobrandeschi in epoca altomedievale, i quali costruirono l'imponente rocca nel corso del XIII secolo, passò ai senesi nella prima metà del secolo successivo. Tuttavia, le condizioni insalubri della Maremma e la malaria portarono Talamone a vivere secoli di degrado e abbandono, nonostante alcuni tentativi di recupero delle fortificazioni del borgo. Nel 1559 fu ceduto alla Spagna, entrando a far parte dello Stato dei Presidii, ma neanche questo riuscì a risollevare le sorti della decadente Talamone. Dopo il 1646 si verificò anche un grande spopolamento delle campagne, in seguito all'occupazione francese. Nel corso del XVIII secolo iniziò una lenta ripresa: la località è stata una tappa della spedizione in Egitto dell'ammiraglio Horatio Nelson, che partì nel 1798 da Tolone per Napoli, sostando a «la rade de Tagliamon sur les côtes de Toscane», come ha scritto Napoleone nelle sue Memoires.

Tuttavia, il nome della città è sicuramente legato all'impresa di Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille, che qui fecero scalo nel 1860 per rifornirsi di acqua ed armi e per sbarcare trecentotredici garibaldini repubblicani. La casa dove soggiornò il patriota italiano, distrutta da alcuni bombardamenti, è stata recentemente ricostruita e vi è stata apposta una targa in ricordo dell'evento. Oggi Talamone è una rinomata località balneare del litorale maremmano e della Costa d'Argento, che vede nel turismo la sua principale risorsa.

Monteriggioni è un comune italiano di 10 034 abitanti della provincia di Siena in Toscana. Fa parte della cosiddetta Mon...
02/06/2026

Monteriggioni è un comune italiano di 10 034 abitanti della provincia di Siena in Toscana. Fa parte della cosiddetta Montagnola Senese.

Il territorio di Monteriggioni presenta al suo interno tratti fisici molto differenziati: si può infatti notare facilmente come attorno al rilievo del Montemaggio siano presenti alcune piccole pianure come Pian del Lago e pian del Casone, il Canneto, alternate a una serie di piccole valli formate da torrenti e ruscelli che caratterizzano la parte centrale e orientale del territorio.

Il Castello di Monteriggioni fu costruito dai senesi, per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, in un periodo compreso tra il 1213 e il 1219. Il terreno, acquistato dalla famiglia nobile Da Staggia, era la sede di un'antica fattoria longobarda (la denominazione di Montis Regis probabilmente indicava un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona).

La costruzione del castello per opera della Repubblica di Siena ebbe principalmente scopo difensivo, in quanto il borgo sorse sul monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della Francigena, per controllare le valli dell'Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di Siena.

L'edificazione praticamente ex novo di un castello rappresentava una novità nella politica espansionistica senese: in precedenza, infatti, la città aveva acquistato castelli già esistenti, come quello di Quercegrossa.

Il tracciato circolare delle mura fu ottenuto semplicemente seguendo l'andamento naturale della collina.

Non c'è accordo degli storici sull'eventuale presenza del ponte levatoio. Certa è invece la presenza delle saracinesche, ovvero spesse porte di legno ricoperte di ferro che venivano azionate tramite carrucole. Anche oggi le due porte presentano i segni dei cardini e delle buche causati dalle stanghe di chiusura. Sulla porta San Giovanni si possono anche notare i segni del rivellino, un'altra struttura difensiva di forma rettangolare collocata di fronte alla porta e anch'essa dotata di un ponte levatoio o di una seconda porta.

Il Castello di Monteriggioni era inoltre circondato dalle cosiddette carbonaie, ovvero fossati pieni di carbone che veniva incendiato per respingere gli assalti.

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Dopo l'edificazione del castello i fiorentini e i senesi si batterono per il suo possesso nel 1244, quando i guelfi fiorentini espulsi dalla loro città entrarono a Monteriggioni, ma raggiunti dai ghibellini aiutati dai senesi furono catturati e uccisi, e nel 1254, quando rientrati i guelfi a Firenze misero sotto assedio Monteriggioni che resistette sino a che la guarnigione tedesca, mal pagata e raggiunta dalla notizia della morte del loro re Corrado IV a Napoli, si fece corrompere e consegnò il fortilizio. Ma già nel 1234 i fiorentini misero a ferro e a fuoco le terre senesi e papa Gregorio IX si adoperò per la pace allo scopo di evitare che l'imperatore Federico II intervenisse per aiutare la città ghibellina di Siena. Il trattato di pace venne firmato a Monteriggioni e si definirono i nuovi confini tra le due città rivali: Siena dovette cedere Poggibonsi, liberare Montalcino e riconsegnare Chianciano.

Nel 1269, dopo la battaglia di Colle (ricordata da Dante nel XIII canto del Purgatorio), i senesi sconfitti si rifugiarono a Monteriggioni, assediato, ma invano, dai fiorentini.

In seguito alla peste del 1348 - 1349 i senesi decisero di far risiedere a Monteriggioni un capitano con alcuni fanti per proteggere la popolazione dai malfattori che imperversavano nella zona.

Nel 1380, secondo quanto si può leggere negli statuti del comune et uomini di Monteriggioni, gli abitanti di Monteriggioni erano considerati "cittadini di Siena".

Nel 1383 un gruppo di esuli senesi si impadronì del Castello con l'inganno, ma si arrese poco dopo.

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Tra il 1400 e il 1500 furono interrate le mura per resistere meglio ai colpi dell'artiglieria. Si rese quindi inutile anche l'utilizzo delle carbonaie.

Nel 1526 i fiorentini assediarono Monteriggioni con 2 000 fanti e 500 cavalieri, bombardando le mura con l'artiglieria. Il Castello di Monteriggioni però resistette e, il 25 luglio di quello stesso anno, nella battaglia di Camollia, i senesi sconfissero l'esercito pontificio, alleato dei fiorentini, che interruppero immediatamente l'assedio.

Il 27 aprile del 1554 Monteriggioni venne ceduto a tradimento, senza alcun combattimento, dal capitano Bernardino Zeti, fuoriuscito fiorentino, al Marchese di Marignano che nel 1555 sconfisse definitivamente la Repubblica di Siena. Questo episodio è considerato dagli storici come l'evento che segna il termine dell'epoca comunale in Italia.

Cosimo I dei Medici impose la sua signoria sul territorio e gli abitanti di Monteriggioni vennero portati schiavi a Firenze.

Monteriggioni fu poi ceduta dai Medici alla famiglia Golia di Siena, che a loro volta lo cedettero ai Batta. Fu poi incluso nel ducato di Gian Galeazzo Visconti, pervenendo poi ai Fabbroni, ai Daddi e nel 1704 agli Accarigi, che passarono il vitalizio alla famiglia Griccioli, che tuttora mantiene possedimenti nel castello e nelle campagne circostanti.

Poggibonsi (Siena) Toscana / italyMavic321/05/2026Ed il castello di Badia si trova sul colle di Poggio Marturi sulle spo...
01/06/2026

Poggibonsi (Siena) Toscana / italy
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21/05/2026

Ed il castello di Badia si trova sul colle di Poggio Marturi sulle sponde dell'Elsa, nel comune di Poggibonsi, in provincia di Siena.

Poggibonsi è un comune italiano di circa 28.000 abitanti della provincia di Siena in Toscana. È un centro agricolo e commerciale e sede di varie industrie. Sorge nel territorio dell'Alta Val d'Elsa, e la porzione orientale del territorio comunale rientra nella regione storica del Chianti, dove sono molto diffuse la coltivazione della vite e dell'olivo.

Parte del territorio comunale rientra nell’area di produzione del Chianti Classico, oltre che del Chianti

Dal punto di vista geologico, il territorio di Poggibonsi si è formato nel terziario recente e soprattutto nel Pliocene. I primi reperti di insediamenti umani nel territorio sono preistorici (Neolitico), i più importanti però risalgono all'epoca etrusco-romana, come testimoniano le numerose piccole necropoli sparse a breve distanza dall'attuale abitato sui colli del circondario in direzione nord, nord-est, da cui tra l'altro proviene la più ricca quantità di ceramica attica dell'intera Valdelsa. L'origine dei toponimi conserva tracce della presenza dell'uomo in epoca antica: se Talciona ci rimanda al mondo etrusco, come lo stesso Marturi (Maris, nome etrusco per Marte o Mars-Turan in etrusco la diade Marte-Venere), i nomi di Luco (lucus: bosco sacro), Megognano, Gavignano, Cedda, Cinciano, Sornano e Gaggiano sono di origine latina; stessa origine ha la rete stradale.

Alla fine dell'epoca antica (età gota), risalgono le case in terra individuate negli scavi all'interno delle mura medicee sul "poggio di bonizzo", seguite dagli insediamenti in capanne dell'età longobarda e franca. Ad ogni modo il principale incremento demografico dato all'espansione dei nuclei abitati si verifica fra il X e il XII secolo quando Poggibonsi, in seguito al nuovo tracciato della Via Francigena, venne a trovarsi direttamente inserito su questa arteria stradale.

Ed è nel X secolo che comincia lo sviluppo di Borgo di Marte, detto in seguito Marturi, poi Borgo Vecchio, oggi Poggibonsi. Svariate sono le teorie degli storici intorno all'origine dell'antico Borgo Marturi: la più certa è oggi quella etrusca, nonostante la leggenda lo voglia sorto per mano di alcuni soldati romani scampati alla disfatta di Catilina, avvenuta a Pistoia nel 62 a.C.

Attorno all'anno 1010 risale l'origine del borgo di Camaldo, che si estendeva dalla Villa Pasquini fino alla chiesa di Santa Maria a Camaldo, incorporata poi nel Convento di San Lucchese, per giungere a comprendere forse anche alcune case coloniche che guardano Calcinaia. Saranno proprio questi due borghi insieme alla popolazione di Talciona, Santa Agnese, Papaiano, Gavignano, San Lorenzo in Pian dei Campi e Siena, con la protezione del conte Guido Guerra II a iniziare nel 1155 (o 1156), su di un colle ("poggio") di grande importanza strategica, l'edificazione della città di Poggiobonizio (nome di Bonizzo Segni, signore del luogo).

San Gimignano (Siena) ItalyFoto dal aereo ✈️ e Insta360San Gimignano è un comune italiano di circa 7465 abitanti della p...
30/05/2026

San Gimignano (Siena) Italy
Foto dal aereo ✈️ e Insta360

San Gimignano è un comune italiano di circa 7465 abitanti della provincia di Siena in Toscana.

Per la caratteristica architettura medievale del suo centro storico, è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Il sito di San Gimignano, nonostante alcuni ripristini otto-novecenteschi, è per lo più intatto nell'aspetto due-trecentesco ed è uno dei migliori esempi in Europa di organizzazione urbana dell'età comunale.

Concesso con Regio Decreto del 29 aprile 1936, San Gimignano si fregia del titolo di città.

San Gimignano sorge su un luogo abitato sicuramente dagli etruschi, almeno dal III secolo a.C. Il colle era stato scelto per questioni strategiche, essendo dominante (324 m s.l.m.) sull'alta Val d'Elsa.

Sulle pendici del Poggio del Comune (624 m s.l.m.) sono presenti i ruderi di Castelvecchio, un villaggio di epoca longobarda.

La prima menzione risale al 929.

Nel Medioevo la città si trovava su una delle direttrici della via Francigena, che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, percorse tra il 990 e il 994 e che per lui rappresentò la 19ª tappa (Mansio) del suo itinerario di ritorno da Roma verso l'Inghilterra. Sigerico la nominò Sancte Gemiane, segnalando il borgo anche come punto di intersezione con la strada fra Pisa e Siena.

Secondo la tradizione il nome derivò dal santo vescovo di Modena, che avrebbe difeso il villaggio dall'occupazione di Attila.

La prima cinta muraria risale al 998 e comprendeva il poggio di Montestaffoli, dove già esisteva una rocca sede di mercato di proprietà del vescovo di Volterra, e il poggio della Torre con il castello vescovile.

Verso il 1150, nonostante l'apertura di un nuovo tracciato della Francigena, San Gimignano continuò a essere un centro emergente, con una politica di espansione territoriale e una significativa crescita delle attività commerciali. Fu in questo periodo che si formarono due "borghi" al di fuori delle mura: quello di San Matteo, verso Pisa, e quello di San Giovanni, verso Siena, entrambi lungo una nuova "via maestra", che vennero inglobati nelle mura con il nuovo tracciato completato nel 1214.

Nel 1199, nel pieno del suo splendore economico, il paese guadagnò la propria indipendenza comunale rispetto ai vescovi di Volterra. Non mancarono le lotte intestine tra guelfi e ghibellini (rispettivamente capeggiati dagli irriducibili Ardinghelli e Salvucci), ma al XIII secolo, sotto i ghibellini, risale il periodo di maggior splendore economico, che si basava sul commercio dei pregiati prodotti agricoli locali, tra i quali il più ricercato era lo zafferano, venduto in Italia (Pisa, Lucca, Genova) e all'estero (Francia e Paesi Bassi, fino anche alla Siria e all'Egitto.

Inoltre, al pari di altri centri toscani, si diffuse la speculazione finanziaria e l'usura. La solida economia permise la creazione di un ceto aristocratico urbano, che espresse la propria supremazia politica e sociale nella costruzione delle torri: nel Trecento si arrivò a contare 72 torri (oggi ne rimangono 14).

Gli ingenti capitali accumulati vennero investiti nel corso del XIII secolo in importanti opere pubbliche, che diedero alla cittadina l'articolazione degli spazi urbani visibile ancora oggi.

Nel 1251 le mura inglobarono Montestaffoli, ma pochi anni dopo, nel 1255, la città venne presa dai guelfi di Firenze che ordinarono la distruzione delle mura. Riacquistata l'indipendenza nel 1261 e tornata la supremazia ghibellina dopo la battaglia di Montaperti, i sangimignanesi ricostruirono le mura comprendendo anche il poggio della Torre. Da allora la conformazione cittadina venne suddivisa in quattro contrade, ciascuna corrispondente a una porta principale: quella di Piazza, di Castello, di San Matteo e di San Giovanni.

Gli ordini religiosi, appoggiati dal comune, si insediarono in città a partire dalla metà del Duecento: i francescani fuori porta San Giovanni (1247), gli agostiniani alla porta San Matteo (1280), i domenicani a Montestaffoli (1335) e le benedettine di San Girolamo presso la porta San Jacopo (1337).

Dall'8 maggio del 1300 il Comune ebbe l'onore di ospitare Dante Alighieri come ambasciatore della Lega Guelfa in Toscana.

San Gimignano è soprattutto famosa per le torri medievali che ancora svettano sul suo panorama, che le hanno valso il soprannome di Manhattan del medioevo. Delle 72 tra torri e case-torri, esistenti nel periodo d'oro del Comune, ne restavano venticinque nel 1580 ed oggi ne restano quattordici, con altre scapitozzate intravedibili nel tessuto urbano. La più antica è la torre Rognosa, che fu eretta all'inizio del XIII secolo. La più alta è la Torre del Podestà, detta anche Torre Grossa, di 54 metri. Un regolamento del 1255 vietò ai privati di erigere torri più alte della torre Rognosa (che all'epoca era la più alta), anche se le due famiglie più importanti, Ardinghelli e Salvucci, fecero costruire due torri poco più basse di quasi uguale grandezza, per dimostrare la propria potenza.

Campanile della Collegiata di San Gimignano
Torri degli Ardinghelli
Torre dei Becci
Torre Campatelli
Torre Chigi
Torre dei Cugnanesi
Torre del Diavolo
Torre Ficherelli o Ficarelli
Torre Grossa
Torre di Palazzo Pellari
Casa-torre Pesciolini
Torre Pettini
Torre Rognosa
Torri dei Salvucci

In alcuni testi il numero delle torri è ridotto da 16 a 14: in genere vengono tolte dal conteggio il campanile della Collegiata e la Casa-Torre Pesciolini che hanno caratteristiche diverse dalle altre.

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San Gimignano ist eine italienische Kleinstadt in der Toskana mit einem mittelalterlichen Stadtkern. San Gimignano wird auch „Mittelalterliches Manhattan“ oder die „Stadt der Türme“ genannt. Die Stadt liegt in der Provinz Siena und hat 7459 Einwohner. Sie gehört neben Florenz, Siena und Pisa zu den von Touristen meistbesuchten Zielen in der Toskana.

Der historische Stadtkern ist seit dem Jahr 1990 Teil des Weltkulturerbes der UNESCO. San Gimignano besitzt noch einige der mittelalterlichen Geschlechtertürme, die in anderen Städten nur als Stümpfe erhalten blieben. Im Mittelalter versuchten die Patrizierfamilien, sich in der Höhe ihres Geschlechterturmes zu übertreffen, obwohl ein luxuriöses Leben darin nicht möglich war. Die beiden höchsten, der Torre Grossa aus dem Jahr 1311 und der Torre della Rognosa, weisen eine Höhe von 54 bzw. 51 Metern auf. Die Zisterne auf der Piazza della Cisterna entstand 1287 und wurde 1346 durch den Podestà Guccio Malavolti erweitert.[2] Der Stadtkern von San Gimignano befindet sich auf einem Hügel, 334 Meter über dem Meeresspiegel. So sind Geschlechtertürme schon von weit her sichtbar.

San Gimignano soll bereits um 300 bis 200 v. Chr. von den Etruskern besiedelt worden sein. Zuvor war bereits das Gebiet um Pugiano besiedelt. In der Zeit des Hellenismus wurden erstmals die Gipfel der Hügel der Stadt besiedelt, worauf mehrere Gräber, die im Stadtzentrum gefunden wurden, hinweisen. Die Römer hingegen siedelten direkt an den Bächen und Flüssen. Aus dieser Zeit sind auch die Reste der Villa von Chiusi in der Nähe des Baches Fosci. Erstmals dokumentiert wurde der Ort 929 in einem Dokument, das von Hugo I. stammt und auf den 30. AugustGeminiano angrenzend“ an Adelard, den Bischof von Volterra.

Den Namen erhielt die Stadt von dem heiligen Bischof von Modena, San Gimignano. Es heißt, er habe das Dorf vor den barbarischen Horden des Totilaf von Modena, San Gimignano. Es heißt, er habe das Dorf vor den barbarischen Horden des Totila geschützt.

Diese Stadt verdankt ihre Existenz der Via Francigena (Frankenstraße). Auf diesem Hauptverkehrsweg des mittelalterlichen Italiens zogen Händler und Pilger vom Norden nach Rom. Die einzelnen Siedlungen entlang der Frankenstraße wuchsen im späten 10. Jahrhundert, aufgrund der vor allem französischen Pilger, langsam zu einer Stadt zusammen. Der Ort bildete sich als Marktstätte zwischen dem frühmittelalterlichen Castello und der Pieve, dem Vorgängerbau der Collegiata. Ein erster Stadtmauerring wurde im 10. Jahrhundert angelegt. Dessen Verlauf markieren zwei noch erhaltene Stadttore, im Norden der Arco della Cancelleria und im Süden der Arco dei Becci.

Vom 11. Jahrhundert an dehnte sich das Stadtgebiet entlang der Frankenstraße in nördlicher und südlicher Richtung aus. An die Existenz des früheren Castello, das im Besitz der Bischöfe von Volterra war, erinnern die Via di Castello, eine der ältesten Straßen, und die Kirche von San Lorenzo, die bei der Zugbrücke lag. Diese Bischöfe waren es auch, die die Herrschaft über die sich ausdehnende Stadt ausübten. Erst 1199 gelang es den von den Bürgern gewählten Konsuln, Verträge ohne die Zustimmung des Bischofs zu unterzeichnen. San Gimignano war nie Bischofssitz, sondern gehörte zum kirchlichen Verwaltungsbezirk (Diözese) Volterra und erlangte somit auch keine Stadtrechte. Trotzdem verlief die politische Entwicklung der Landkommune in ähnlichen Schritten wie die der großen Städte. Die Regierung der Konsuln wurde durch den Podestà (einen gewählten Administrator) abgelöst. Diesem standen ein kleiner und ein großer Rat zur Seite. Dem großen Rat gehörte eine bemerkenswert hohe Zahl von 1200 Mitgliedern an, obwohl San Gimignano nur 6000 Einwohner hatte.

Die freie Kommune stritt bis ins 14. Jahrhundert mit den Bischöfen von Volterra in langjährigen Kriegen um Besitzrechte. Sie musste gegen die Nachbarorte Castelfiorentino, gegen Colle und Poggibonsi zu Felde ziehen und nahm auf der Seite des guelfischen Florenz an den großen Machtkämpfen des 13. Jahrhunderts teil. Auch innerhalb der Stadtmauern setzten sich die Kämpfe zwischen Guelfen (Welfen) und Ghibellinen (Waiblingern) fort. Es kam zu blutigen Familienfehden zwischen den Familien der Salvucci (Ghibellinen) und der Ardinghelli (Guelfen).

Ab Mai 1300 hielt sich Dante Alighieri in diplomatischer Mission in San Gimignano auf. Vom 15. Juni bis 15. August 1300 amtierte er als eines von sechs Mitgliedern des Priorats, des höchsten Gremiums der Stadt. Im Jahre 1319 versuchte er in seiner Funktion als führender Florentiner Politiker vergeblich, die verfeindeten Parteien zu versöhnen. Eine Kommune wie San Gimignano konnte sich im 14. Jahrhundert nicht mehr neben den Großmächten behaupten. Im Jahre 1348 wurde die Stadt neben Kriegsverlusten und Familienfehden durch die Pest stark geschwächt. Zwei Drittel der Bevölkerung starben an den Folgen. Vier Jahre später, im Jahre 1352, begab sich die Stadt unter den Schutz von Florenz.

Die Blütezeit der Stadt dauerte 160 Jahre an, ihr Wohlstand beruhte auf Handel und dem Anbau von Safran, mit dem man Seidenstoffe färbte. Auch wurden hier mit Vernaccia aus der Umgebung und Wolle gehandelt.

Die Frankenstraße verlor im Spätmittelalter allmählich an Bedeutung, weil der Handel die bequemeren Wege durch die weitgehend trockengelegten Sümpfe der Ebenen vorzog. Die Stadt, die einst Gesetze gegen übertriebenen Luxus erlassen hatte, verarmte.

Bereits in der zweiten Hälfte des 14. Jahrhunderts hatte sich der langsame Niedergang der Stadt abgezeichnet. Nach der Pest erreichte die Stadt lange Zeit nicht wieder eine höhere Einwohnerzahl. Schließlich ging auch der Bau der Geschlechtertürme zurück, da immer weniger Pilger kamen. In den kommenden Jahrhunderten wurden immer mehr der Türme zurückgebaut oder stürzten ein. Nur wenige neue Gebäude wurden im 16. Jahrhundert gebaut. Unter ihnen sind die florentinische Festung „Rocca di Montestaffoli“, die als Verteidigungsanlage gegen Siena gebaut wurde und mehrere kleine Kirchen im Stadtzentrum.

Hochrenaissance (ca. 1500 bis 1530) und Barock (1575 bis 1770) hinterließen in San Gimignano so gut wie keine Spuren. Die Stadt war niemals ein eigenständiges Kunstzentrum. Künstler aus Siena und Florenz malten die Fresken und Altartafeln. Die Paläste und Kirchen zeigen pisanische, sienesische, lucchesische und florentinische Stilmerkmale. In San Gimignano ist die Zeit scheinbar im Jahr 1563 stehengeblieben. Der erste der toskanischen Großherzöge, Cosimo I. de’ Medici, entschied, es dürfen „auch keine geringen Summen“ mehr in diese Stadt investiert werden. Das musste akzeptiert werden, und so ist San Gimignano geblieben, wie es damals war.

Nach dem erneuten Pestausbruch von 1631 sank die Bevölkerung auf nur 3000 Einwohner. Zu dieser Zeit gehörte die Stadt zu den ärmsten Städten im Großherzogtum Toskana. Nachdem die Stadt über mehrere Jahrhunderte nur schlecht instand war und die Mehrheit der Geschlechtertürme eingestürzt war, wurden gegen Ende des 19. Jahrhunderts immer mehr Gebäude im Stil des Historismus „regotisiert“. Die meisten heute noch erhaltenen Geschlechtertürme stammen aus dem frühen 13. Jahrhundert. 1948 zählte die Stadt über 10.000 Einwohner. Heute gehört die Stadt, aufgrund der gut erhaltenen Altstadt, zu den Tourismuszentren in der Toskana

San Gimignano ist vor allem für seine gut erhaltenen Geschlechtertürme im Stadtkern bekannt. Die Räume der Türme in San Gimignano waren oft sehr klein. In den Obergeschossen waren sie meistens nur ein bis zwei Meter breit. Die Wände sind häufig mehr als zwei Meter dick. Die Türme hatten quadratische Grundflächen und waren oft über 50 Meter hoch. Neben der Nutzung als Wohnturm waren in den Türmen auch Werkstätten untergebracht.[3] Die Bauweise ähnelt der in vielen anderen italienischen Städten in und um der Toskana, wie im benachbarten Florenz, das einen großen Einfluss auf San Gimignano ausübte, Siena, Bologna oder Volterra.

Im Verhältnis zur Stadtgröße und einstigen Anzahl an Geschlechtertürmen sind in San Gimignano noch relativ viele Türme erhalten. Zum Vergleich: In Bologna sind von ursprünglich 180 Türmen heute noch 20 erhalten, während in San Gimignano von den ursprünglich 72 Türmen heute noch 15 erhalten sind.

Torri degli Ardinghelli (Doppelturm, Piazza della Cisterna)
Torre dei Becci (13. Jahrhundert, Via degli Innocenti / Piazza della Cisterna)
Torre Campatelli (Via San Giovanni)
Torre Chigi (vorher Torre Useppi, 1280 errichtet, Piazza Duomo)
Torre dei Cugnanesi (13. Jahrhundert, Via San Giovanni)
Torre del Diavolo (Teil des Palazzo dei Cortesi, Piazza della Cisterna)
Torre Ficarelli (Via San Giovanni)
Torre Grossa (Teil des Palazzo del Popolo, 54 m, Piazza Duomo)
Torre Pettini (Via Oro / Via San Matteo)
Torre Rognosa (51 m, auch Torre dell’Orologio oder Torre del Podestà, Piazza Duomo)
Torri dei Salvucci (Zwillingstürme, 13. Jahrhundert, Piazza Duomo): Lokale Reiseführer im Dorf behaupten, dass der Architekt des ikonischen World Trade Centers, Minoru Yamasaki, sich bei seinem Streben nach dem Himmel von der Architektur von San Gimignano inspirieren ließ. Der amerikanische Architekt plante den Bau der beiden Türme des World Trade Centers erst nach seinem Besuch in der skurrilen italienischen Stadt

Indirizzo

Arena
Verona
37010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30
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Sito Web

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