24/06/2025
A due giorni dalla scomparsa di Arnaldo Pomodoro, vale appena il dovere ricordarlo come uno dei più grandi scultori contemporanei italiani. La sua opera ha lasciato un'impronta profonda nel mondo dell'arte, grazie a una visione coerente e innovativa che ha saputo unire forma, materia e significato simbolico .
Pomodoro ha iniziato come orafo, sviluppando una profonda sensibilità per i materiali. Ha lavorato con bronzo, oro, ferro, cemento e legno, trasformando la materia in spazio espressivo. Le sue superfici sono spesso segnate, incise, fratturate: non lisce, ma vissute, come se raccontassero una storia.
Uno dei suoi tratti distintivi è la frattura: le sue sculture sembrano aprirsi, rivelando un mondo interno (farraginoso e meccanico). Questo principio riflette una visione dell’arte come scoperta, come accesso a dimensioni nascoste. Le sue opere non si limitano alla forma esterna, ma invitano a guardare dentro, a esplorare.
Pomodoro ha sempre cercato un equilibrio tra massa e spazio, tra ciò che è solido e ciò che è assente. Questo dialogo tra pieno e vuoto è centrale nella sua poetica, e si riflette in opere come il celebre “Disco in forma di Rosa del deserto” (per citarne una del 1993/'94 oggi esposta nel cortile del Quirinale).
Le sue superfici sono spesso incise con segni geometrici e simbolici, che evocano scritture antiche, codici, mappe. Questi segni non sono decorativi, ma linguaggi universali, capaci di parlare a tutti, al di là delle culture.
Pomodoro concepiva l’arte come un labirinto: un percorso complesso, fatto di scelte, di esplorazioni, di misteri. La sua installazione “Ingresso nel labirinto” ne è una manifestazione concreta, un’opera ambientale che invita il visitatore a perdersi e ritrovarsi.
Le sue sculture monumentali sono pensate per interagire con l’ambiente: da Roma a New York, le sue opere non si impongono, ma dialogano con l’architettura e la storia dei luoghi.
Pomodoro ha fondato una Fondazione con l’idea che l’arte non sia solo conservazione, ma elaborazione culturale attiva, aperta ai giovani e al futuro. Credeva che l’artista dovesse essere parte di un tessuto vivo, non un’icona isolata.