28/11/2019
autoritratto - io e lo smilodonte -
Ecco… l’ho fatto. Un po’ mi vergogno e un po’ me ne frego. Vi chiederete: in che senso razza di psicopatica farneticante?!? Nel senso che mi ha sempre creato disagio mettermi in piazza, un po’ per vergogna, timidezza, un po’ per rifiuto della vanità e dell’autocelebrazione…tutti figli di un' autostima vacillante congenita. Ma, ritrovando questo reperto archeologico risalente al paleolitico, (eravamo io, un paio di Sapiens, un Neanderthal e uno smilodonte. Qui non si vedono perchè ho tagliato la foto) il mio pensiero iniziale è stato: però! questa proprio m’era venuta bene! Ovviamente sono andata oltre, ho chiuso l’archivio e continuato con le mie faccende. Ad un certo punto però, sono tornata sui miei passi, l’ho ripescata e l’ho inserita nella cartella “post del giovedì” (tutto questo sta mattina alle 8.00 obviously…sempre per il rotto della cuffia). Perché ho deciso di farlo? Perché ogni volta che vedo qualcosa, o qualcuno, qualsiasi attività io faccia durante la giornata, per ogni singolo accadimento mi partono in automatico ragionamenti EPICI. E dico davvero su OGNI COSA. Tutti questi flussi s’intrecciano fra loro in un turbine perpetuo. E' questa la ragione della mia distrazione cronica (ed ecco spiegata anche la spaventosa quantità di parentesi all’interno dei miei post). Comunque, questo flipper neurale mi ha portato a due considerazioni e un ricordo: Primo, essendo la foto preistorica, come espresso in precedenza, (di quasi 10 anni fa) questa ritratta non sono proprio io…o meglio non più! Quindi mi toglie di dosso il peso della vanità, restituendo al mio gesto un maliconico risvolto “amarcord” che non si nega a nessuno (chi vuole a questo punto può versare qualche lacrima). Secondo, ho rispolverato l’evergreen "come ci vedono gli altri rispetto a come ci vediamo noi”. Un universo vecchio come il cucco che appare sempre inesplorato. Quanto ci meravigliamo ogni volta che qualcuno ci descrive attraverso i suoi occhi, il suo punto di vista, il suo modo di tradurre i nostri gesti. Io stessa con i post del giovedì credo di creare parecchio scompiglio negli animi dei miei prescelti (un po’ me piasce, lo ammetto. Poi nessuno m’ha ancora menato quindi...). Come ci vediamo diversi! Lontani anni luce dal frutto degli sguardi altrui, dal loro condirci di pregi e/o difetti che noi non riconosciamo. Quanto stupore ci coglie. Ormai dovremmo esserne avvezzi, invece restiamo sempre a bocca aperta come baccalà ed esibiamo frasi di repertorio quali: ma veramente? ma sul serio mi vedi così? davvero mi credi una persona del genere? Certezza é che siamo tutti starati se a 70 anni arriviamo ancora a stupirci di una cosa simile dopo una vita di "davvero??”ed é il caso di farci qualche domanda su quel decisamente probabile (quasi certo) cortocircuito sotto i capelli. Comunque la ragione sta nelle proiezioni. Ognuno mette un po’ di sé nell’idea che ha dell’altro. Ci mettiamo le invidie, le ammirazioni, le insicurezze, le certezze. i propri punti deboli e quelli forti. Ci si confronta sempre anche e soprattutto inconsciamente. Ci aiuta nel perpetuo cammino verso la scoperta del proprio io. Quando si guarda un altro la propria immagine vi si sovrappone. Come un vetro un po’ traslucido che ti permette di guardare fuori ma attraverso il tuo riflesso. Alle volte la visione altrui può essere più giusta della propria, per via degli equilibri interiori che ognuno di noi allena costantemente ogni giorno, con risultati più o meno felici a seconda del caso (umano)...ma ahimè qui mi devo fermare. I miei pensieri sono sempre troppo lunghi per i social. Con rammarico interrompo qui la mia visione delle 8.00 del mattino(ne avrei ancora per una ventina di mezzorette)...ah giusto manca..il ricordo! Vi dico solo che la faccenda, antica come il male, s’è conclusa con una mia grassa, grassissima risata.