15/10/2026
L’architettura brutalista si sviluppa soprattutto tra gli anni ’50 e ’70, con particolare fortuna in Gran Bretagna, a partire dalla radicalizzazione di alcuni principi del Movimento Moderno. Tra i suoi riferimenti fondamentali vi è l’architettura di Le Corbusier e, in particolare, l’uso espressivo del béton brut, il calcestruzzo lasciato a vista.
Il termine Brutalismo deriva infatti dal francese béton brut, cioè “calcestruzzo grezzo”, e non dal significato comune della parola “brutale”. In Gran Bretagna furono soprattutto gli architetti Alison e Peter Smithson a contribuire alla definizione e alla diffusione del termine.
Caratteristiche principali
L’architettura brutalista ricerca una forte sincerità costruttiva, mostrando senza mascheramenti i materiali, gli elementi strutturali e, in molti casi, anche gli impianti e i sistemi distributivi dell’edificio.
Il calcestruzzo armato a vista è uno dei materiali più caratteristici, ma vengono utilizzati anche mattone, acciaio e vetro, spesso lasciati nella loro condizione naturale o comunque privi di rivestimenti decorativi.
Le forme sono generalmente geometriche, massicce e monumentali, con volumi fortemente articolati e una composizione basata sulla ripetizione, sull’accostamento e sulla sovrapposizione di grandi elementi.
L’estetica può apparire severa e imponente, ma alla base non vi è necessariamente la ricerca di un'architettura “brutale”: il Brutalismo nasce dall’idea che un edificio debba esprimere chiaramente la propria struttura, la propria funzione e i propri materiali, privilegiando la funzionalità e la chiarezza costruttiva rispetto all’ornamento