06/08/2026
Quello che vede la maggior parte delle persone è la prima immagine: due orologi che affondano nel blu, le bolle che risalgono, la scena intera. Ed è giusto così, l’immagine è costruita per funzionare a quella distanza.
Quello che vedo io è nella seconda: una bolla ferma davanti alla ghiera. L’acqua le fa da lente, il 30 ci passa attraverso e ne esce distorto, la zigrinatura si piega dentro la curva della trasparenza. Un dettaglio che sullo schermo di un telefono si perde, e che per me è il centro dell’immagine.
Non è pignoleria. È che la bellezza, per come la intendo io, abita esattamente lì: nella materia che si comporta in un modo preciso e nella luce che lo rivela. Il mio lavoro consiste nel notare queste cose prima che accadano, nel costruire le condizioni perché accadano, e poi nel riconoscerle quando accadono.
Questo modo di guardare non l’ho ricevuto in dotazione: l’ho costruito in anni passati a fissare oggetti. E si può costruire. Ma il primo passo è accorgersi che davanti a un’immagine i tuoi occhi si fermano in un posto diverso da quelli degli altri.