27/10/2026
Se c’è un complimento che odio è “non cambiare mai”.
Più che un augurio, mi sembra una condanna.
La mia pratica principale, negli ultimi anni, è stata quella di esaminare tutto quello che facevo e pensavo e chiedermi: “mi serve ancora?”
Quando la risposta era sì, continuavo.
Quando era no, passavo oltre, sperimentando qualcos’altro, un’altra disciplina, un altro lavoro, un altro pensiero.
Cercando di andare a fondo, non accontentare di grattare la superficie.
Ma dopo un po’ ero di nuovo lì a farmi la stessa domanda.
Personalmente, ho la fortuna che quando mi applico in qualcosa, divento normalmente bravino nel farla. Non perché sia un talento nato in nulla, ma perché sono costante. Il problema è che quando uno diventa capace a fare qualcosa relativamente bene, è ancora più difficile lasciare andare.
Ma io credo sia fondamentale quando vedo che rappresenta la persona che ero tanti anni fa, non quella che sono oggi.
Purtroppo in tanti non capiscono questo mio modo di pensare e questo desiderio di sperimentare andando oltre alle etichette che gli altri ti danno.
C’è chi mi ha chiamato “traditore”, perché non sostenevo più un’idea, o chi ha detto che “sputo nel piatto che mi ha dato da mangiare”.
Boh, non gli giudico: posso solo dire che se loro sono veramente contenti a non cambiare mai, buon per loro.
Io continuerò a farmi domande, e a cambiare quando necessario.
Quindi se ci piace quello che faccio o quello che dico, non auguratemi di “non cambiare mai”. Perché rischierei di deludervi prima o poi.
Grazie per aver letto fino a qui, e sarei curioso di sapere se c’è qualcun altro oltre a me che trova il cambiamento parte della crescita e dell’evoluzione personale o sono solo io quello strano.