Alice Russolo Photography

Alice Russolo Photography fotografa professionista che opera principalmente nel mondo outdoor. Fotografia sportiva e commerciale. Fotografia di interni. Alice Russolo Photography

Bolivia 3 di 3 🇧🇴Come ultima cima di questa avventura puntiamo l’Ala Derecha del Condoriri, 5586m. Una cima più bassa, m...
30/04/2026

Bolivia 3 di 3 🇧🇴
Come ultima cima di questa avventura puntiamo l’Ala Derecha del Condoriri, 5586m. Una cima più bassa, ma più tecnica. Dormiamo in un rifugio completamente vuoto a 4700m sulle rive del lago Juri kota. Dentro c’è solo l’essenziale: tavolo, cucina da campo e materassi per terra al piano superiore. Mike e Rafa spendono gran parte del pomeriggio per cercare di accendere il fuoco. La poca legna che hanno trovato è umida, e l’ossigeno scarseggia. Ma la perseveranza ripaga gli audaci ed eccoci seduti davanti al fuoco a guardare le stelle cadenti.
La mattina successiva camminiamo sotto la luce delle frontali. L’avvicinamento è lungo e ci porterà all’inizio del ghiacciaio con i primi raggi dell’alba. Decine di metri di altezza del ghiacciaio finiscono in un lago pieno mini iceberg. È una giornata stupenda e l’Ala Derecha si rivelerà bellissima ma più delicata del previsto. Dalla cima si vede fino al lago Titicaca. Pendii ocra e lagune di un azzurro intenso. Siamo tutti entusiasti. Scendendo troviamo la parte più ripida con neve dura, mentre nella parte passa ci aspetta firn plaisir.

Arrivati alla fine di molti viaggi si ha la sensazione che magari si potevano fare delle cose diversamente, ma questa volta non è cosi. Si, forse un pelo di pazienza in più per acclimatarsi non sarebbe guastata, ma a parte questo non cambierei nulla. È stato tutto top.
Durante il rientro al rifugio veniamo accolti da una grandinata e abbiamo come la sensazione che sia la montagna a dirci che è ora di tornare a casa, e goderci quanto vissuto.
È come se la Bolivia ci stesse salutando. Ma è solo un arrivederci. L’autenticità di questo posto si è già creata uno spazio importante nei nostri occhi e nei nostri cuori.
Un grazie infinito a chi ha reso possibile questo viaggio: Miriam, Daniela, Huanca, Alvaro, Denis, Edgar, Sabino, Dani, Iveth, Petra, Bernardo, Ketty e padre Topio. Grazie per quello che avete fatto per noi. Siete tutte persone speciali con un cuore grande. Grazie a Rafa e Mike per aver creduto in noi, per le cime, le belle sciate, la fatica condivisa, le mille risate e i lunghi trasferimenti in macchina. Grazie di cuore ragazzi e alla prossima avventura

Bolivia 1 di 3 🇧🇴Sono sempre stata attratta dall’america latina. Dal quel caos felice, dai colori e dai sapori. Da quell...
30/04/2026

Bolivia 1 di 3 🇧🇴

Sono sempre stata attratta dall’america latina. Dal quel caos felice, dai colori e dai sapori. Da quella lingua per me così affascinante che è lo spagnolo. La mia mente ha sempre associato questi luoghi a viaggi in paesi caldi o tropicali.
E invece eccoci qui, a preparare la sacca degli sci con destinazione La Paz, in Bolivia.
Già solo prenotarla è stata un’avventura. Se è quasi scontato quando si vola verso i paesi nordici, altrettanto non si può dire per alcune compagnie aeree latinoamericane.

Arrivare in Bolivia è stato un lungo processo: da un’idea iniziale troppo ambiziosa come prima esperienza in alta quota, a una ricerca di luoghi selvaggi, esotici, dove sciare. Ore ed ore di ricerche on line, finché Marco trova il sito di una guida che era stata in Bolivia una decina di anni fa. Da li nasce una catena di contatti: sente Padre Topio, poi Miriam, ragazza piemontese, ormai residente in Bolivia, che gestisce un agenzia di viaggi tra La Paz e Peñas. Sarà lei ad aiutarci a organizzare tutta la logistica. E meno male, perché se pensate che guidare nelle grandi città del sud America possa essere caotico, non avete ancora visto nulla se non avete attraversato almeno una volta El Alto.

Per Marco è la prima volta in sud America. Per me, invece, è la prima volta sopra i 4500m. Già prima della partenza siamo travolti da un mix di curiosità e domande. Come reagirà il nostro corpo? Che condizioni troveremo? Come saranno queste montagne? E, domanda fondamentale, ce la faranno i nostri sci ad arrivare a destinazione?

Alla prima domanda troviamo subito risposta, sbarcando a La Paz alle 3 del mattino, trascinando le borse e la sacca degli sci! Io pensavo di essere senza fiato per il lungo viaggio poi Marco guarda l’orologio: “siamo a 4000m, e si sentono tutti”
Prima di poter mettere gli occhi sulla Cordillera Real passeremo due giorni a La Paz, per acclimatarci, smaltire il fuso, e incontrare Mike e Rafa.
La Paz è caotica, confusionaria, rossa. Rossa perché la maggior parte delle case è fatta di mattoni a vista, i ladrillos. Camminiamo per le sue strade affascinati da una città e da una realtà completamente diversa da quello a cui siamo abituati.

Questa volta non partiamo soli, ma in compagnia di Mike e Rafa. Mike è americano, conosce Marco da 15 anni, da quando è stato il suo maestro di sci a Verbier. Dallo sci in pista al park, fino al freeride. Gli anni passano, e Mike dall’Inghilterra dove viveva allora, si è trasferito a New York. Le passioni cambiano e i pantaloni baggy e gli sci twin tip hanno lasciato lo spazio allo scialpinismo e al desiderio di conquistarsi le discese in modo diverso. Rafa è peruviano, amico di Mike dai tempi del college. Hanno condiviso l’università, un appartamento a NY e una delle loro più grandi passioni, lo scialpinismo e la voglia di nuove avventure. Non saprei dire chi sia il più entusiasta tra i due. Due anni fa sono saliti in cima al Monte Bianco con Marco. E, fino a prima di questo viaggio in Bolivia, quella era per loro, e per tutti noi, la massima altitudine raggiunta.
L’obiettivo è di sciare nella Cordillera Real e nella Cordillera occidentale. Abbiamo due settimane e, nel nostro ambizioso programma, 5 cime da salire.
Dopo due giorni in città l’impazienza è tanta e finalmente ci spostiamo nel paesino di Peñas. 400 abitanti ed una vista incredibile sulla cordillera real. Il caos della città ha lasciato spazio alla distesa sconfinata dell’altiplano e alle cime della Cordillera.
Il nostro primo obbiettivo è il Jisk’a pata, 5500m. Una delle cime più accessibili, quindi potenzialmente perfetta come prima avventura. Gli avvicinamenti sono lunghi: 1h30-2 di fuoristrada prima di iniziare a camminare, sci nello zaino, verso la neve. Io raggiungo il mio highest point di sempre già al parcheggio: 4700m. Il portage è lungo, il passo lento. Il battito sale subito. Il paesaggio aiuta, ma solo in parte. Alcuni lama curiosi ci osservano mentre risaliamo. Per noi è tutto nuovo, ed è magnifico. Dopo quasi due ore mettiamo gli sci. Siamo sul ghiacciaio. Il sole è fortissimo e procediamo in cordata. I crepacci sono coperti, ma la prudenza è d’obbligo. Mike ed io sentiamo uno strano senso di perdita di equilibrio e la testa “leggera”. Rafa ha il cuore accelerato. Decidiamo insieme che per oggi va bene cosi e scendiamo. La neve è stupenda, ci sono condizioni primaverili. Tornando a valle invece che stare meglio, a me scoppia la testa. Una volta rientrati in hotel a Peñas alle 13, dormirò fino alle 6 del mattino successivo.

Io e Rafa ci prendiamo un giorno di pausa abbassandoci di quota tornando nella parte più bassa di La Paz, a 3300m, mentre Marco e Mike si dirigono invece verso il Kasiri III, 5600m, in un’altra zona della Cordillera. Io li seguo tramite l’InReach e vedo le loro foto il giorno successivo. Il ghiacciaio è circondato da pendii rossastri che contrastano in maniera unica con il bianco delle neve. Loro sono entusiasti. Prima cima, una bella sciata e posto unico.
.continua nel post successivo

Salewa

09/03/2026

Scorro la gallery del telefono e ritrovo i nostri video.�Lo so, è ancora inverno e queste immagini sono dell’agosto scorso. Ma la primavera si avvicina, scalda l’aria e porta con sé la voglia di nuove avventure.

Un mash-up del viaggio bike & climb in Francia con
Da Oulx al magico mondo degli Ecrins.�Parola chiave: improvvisazione 😂�Look essenziale: piumino pesante e pantalone corto 😎�Elementi di collegamento tra roccia e bici: baguette e Coca-Cola 😜

A tante altre nuove avventure 🔥

KoRo è nostro partner da più di due anni.In questo tempo il suo cibo ci ha accompagnato ovunque: dalle colazioni a casa ...
15/01/2026

KoRo è nostro partner da più di due anni.
In questo tempo il suo cibo ci ha accompagnato ovunque: dalle colazioni a casa a quelle sul Selvaggio Blu, alle barrette nelle vie in Dolomiti. Dalle comode cene a casa a in quelle in campeggio dopo giornate infinite.
KoRo è sostenibile grazie ai suoi prodotti vegan e al packaging in formato maxi, oltre ad avere prodotti buonissimi, sani, ed un’ampia scelta di cibi ad alto contenuto proteico, perfetti per un alimentazione equilibrata quando si vive (e si lavora) in montagna.
Oggi non potremmo farne a meno. E chi ha fatto colazione a casa nostra, lo sa 😜

Se volete provarli anche voi, sul sito koro-shop.it, con il codice “AVVENTURIAMOCITUTTI” avrete uno sconto.

⚠️Attenzione!! Creano dipendenza 😎😋😂
🫶🏼

14/12/2025

Se mi chiedete qual è il mio sport, non so bene come rispondere.
Arrivo dal tennis, ma non mi alleno più. Gli anni dei tornei sono finiti.
Ora mi diverto diversamente: scalo e vado con le pelli. Ogni tanto corro, vado in bici.
Ma quello che più mi coinvolge e mi intriga mentalmente è l’arrampicata.
È un processo tanto fisico quanto mentale: fissarsi un piccolo traguardo, un obiettivo personale che alimenta il desiderio di migliorarsi, o più semplicemente di mettersi in gioco.
Quando giocavo a tennis mi piaceva quella sensazione di pressione, l’essere da sola in campo, sapere che non è finita finché non è finita. Si può perdere anche con tre match point a favore.
Un po’ come cadere con la catena davanti alla faccia.
Ieri ho chiuso “Dolomiti”, un 7c.
Indipendentemente dal grado, sono felice soprattutto del viaggio mentale.
Felice della mia testardaggine e forse anche dell’ingenuità di credere che, un giorno, l’avrei potuto fare.
Man mano che la riuscita si avvicinava, aumentava anche la pressione. Una pressione che nessuno, se non me stessa, mi aveva messo addosso.
Una diatriba psicologica continua tra il “ci rido su” e il “chiodo fisso che ti fa sudare le mani al solo pensiero”.
E chi mi conosce lo sa: a me le mani non sudano, si crepano da quanto sono secche 😅
Credo che la soddisfazione non si misuri solo nell’atto finale del raggiungimento di un obiettivo, ma soprattutto nel processo per arrivarci.
E per me, questa volta, è stato esattamente così.

L’isola dei tufas, dei motorini, delle capre in mezzo alla strada e del distributore solo da una parte dell’isola. L’iso...
29/10/2025

L’isola dei tufas, dei motorini, delle capre in mezzo alla strada e del distributore solo da una parte dell’isola. L’isola delle delle Mythos e dei tiri che sono più duri da smontare che non da fare (o forse no hahah). L’isola dove ti conosci condividendo un taxi fuori dall’aereoporto e finisci per condividere un viaggio.

La decisione di andare Kalymnos è stata presa all’ultimo, senza pensarci troppo e sopratutto senza nessuna preparazione (nessuna arrampicata sugli strapiombi prima di partire e nessuna famigliarità con i knee pads), giusto per vivere appieno il disagio di non sapere come, o cosa (haha), incastrare.

Partire per un viaggio arrampicatorio di sola falesia porta con se spensieratezza e meno pensieri legati al meteo, alle ore di luce e al materiale. Due zaini e una sacca con corda e rinvii e siamo abbondantemente a posto per 10 giorni. Sfogliamo la guida che abbiamo a casa, edizione 2010. All’epoca sull’isola si contavano 1200 tiri, ora i tiri chiodati sono arrivati a 4600. Un’isola dove la roccia padroneggia, dove la maggiore incertezza risiede nel “in che falesia vorrò scalare oggi”?! Una continua sorpresa di pareti affacciate sul mare, con tufas dalle dimensioni più disparate. Finalmente do un volto a Telendos con i miei occhi. Quante volte l’ho vista pubblicata nelle foto di altri.

Sbarcati a Kalymnos incontriamo subito Marta e Gigia, ormai in confidenza con le canne da 10 giorni. Finiamo a cenare in una taverna casalinga, a Palionisos. Gatti, spugne, insalate piene di cipolla dolcissima, una musaka della dimensione di una mattonella ed un mood che, a pelle, mi piace già un casino.
Il giorno successivo decidiamo di andare a scalare a Telendos. Attraversando Masouri alle 8.30 del mattino si vede solo gente con lo zaino in spalla che si appropinqua in strada per prendere i motorini. Sono tutti climber, tutti. Non so come descriverlo, ma è una bellissima atmosfera. Telendos ci offrirà gli unici tiri verticali e a tacche della settimana, uno più bello dell’altro. Marco e Gigia si portano a casa una bella soddisfazione, alla quale brindiamo guardando il sole che si tuffa in mare.

Prima di partire avevamo preventivato dei giorni di rest, sebbene sia talmente figo che quasi scoccia fermarsi! Ma d’altronde la scalata è molto più fisica di quella a cui siamo abituati e, nonostante la pelle non si consumi così tanto qui, gli avambracci però si gonfiano presto.
Ora, al quarto giorno, ricordiamoci bene questo rest day, perché alla fine sarà l’unico che avremo fatto.
Ci rincontriamo con Dani e Seba, conosciuti fuori dall’aereoporto, che saranno la sorpresa più bella di questa settimana. Risate, tetti improbabili, ticket di attesa per DNA, viaggi della speranza in motorino, pollici alzati e tante energie positive condivise, anche “on the road”.
Falesie fighissime in cui siamo finiti sbagliando strada (tutta colpa mia), e pomeriggi condivisi con Asia e Fede. Ti siedi ad un tavolino con 6 sedie e finisci per aggiungerne altre 5.

Al mattino ci svegliamo e vediamo il mare. Alloggiamo nella parte più a nord dell’isola, Emporios, una cala tanto bella quanto silenziosa. Helene ci racconterà il curioso significato del nome del villaggio. Gli ultimi giorni il meteo non era dei migliori, abbiamo iniziato facendo sicura con il piumino e abbiamo finito con un caldo ed un’umidità che non ci aspettavamo. Una notte di pioggia e tempesta di fulmini. Il sole è ancora dietro alle nuvole, il paese è ancora in ombra. Mi sembrava che le previsioni dessero coperto con possibili piogge. Incontro Edvokia sul vialetto fuori dalla stanza e mi dice “today is gonna be a good and sunny day”. La guardo assonnata, forse anche un po’ stranita, mi sembrava di aver visto una previsione diversa. Lei coglie la mia perplessità e con una semplicità disarmante afferma: “look up, don’t you think?”. Il sole illumina la baia e sarà un’altra magnifica giornata.

Cartoline sarde 📸Perché questa terra non smette mai di farmi sognare.
17/10/2025

Cartoline sarde 📸
Perché questa terra non smette mai di farmi sognare.

Luce dell’alba in uno dei sentieri più belli della Sardegna.   sneak peak dei nuovi Seeker di
27/06/2025

Luce dell’alba in uno dei sentieri più belli della Sardegna. sneak peak dei nuovi Seeker di

Narvik 🇳🇴❄️🎿parte 2 di 2La neve che continua a cadere ci ha immersi immediatamente in un inverno che dai noi fino alla s...
20/03/2025

Narvik 🇳🇴❄️🎿
parte 2 di 2
La neve che continua a cadere ci ha immersi immediatamente in un inverno che dai noi fino alla settimana scorsa si è fatto desiderare. La conseguenza è stata molte sciate fino al limite del bosco, per non abbandonare gli unici riferimenti visivi, ed alcune cime “viste” solo da lontano. Piano A con sempre pronto il piano B, talvolta anche il C. Ma quando il cielo si apre, il fiordo si rivela, ed il sole ci riscalda le guance ghiacciate, finalmente la Norvegia ci lascia assaporare tutto il suo fascino, seppur per brevi attimi. Ed ecco che questi attimi acquistano un valore ancora più grande. Le discese con sotto quel mare blu sono la gioia che cancella il fastidio del vento e riempie gli occhi di ricordi! Se poi dopo la gita ti capita anche di vedere non una, bensì 7 alci, allora hai vinto 😎

Con un po’ di ritardo, ma quale giornata migliore per postare le foto del nostro Climbing Trip in Spagna. L’unico obiett...
08/03/2025

Con un po’ di ritardo, ma quale giornata migliore per postare le foto del nostro Climbing Trip in Spagna. L’unico obiettivo era scalare fino a consumare la pelle..peccato che sia arrivata con la pelle già finita 😅 invece ci sarebbe riuscita facilmente, avendo lei comprato il biglietto del rientro un mese dopo (tutto vero) 🤣
Almeno sui pranzi eravamo allineate, carrots for power 🥕🔥 + hummus e uova 😎
Una settimana nel cuore della Cataluña in alcuni dei posti più iconici dell’arrampicata, tra Siurana e Margalef. Passare le giornate in falesia e osservare la roccia cambiare colore mentre il sole tramonta.
Il mood del viaggio? Lo si capisce dall’ultima foto 😜

Indirizzo

Via Clementino Vannetti, 35
Trento
38122

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