30/04/2026
Bolivia 1 di 3 🇧🇴
Sono sempre stata attratta dall’america latina. Dal quel caos felice, dai colori e dai sapori. Da quella lingua per me così affascinante che è lo spagnolo. La mia mente ha sempre associato questi luoghi a viaggi in paesi caldi o tropicali.
E invece eccoci qui, a preparare la sacca degli sci con destinazione La Paz, in Bolivia.
Già solo prenotarla è stata un’avventura. Se è quasi scontato quando si vola verso i paesi nordici, altrettanto non si può dire per alcune compagnie aeree latinoamericane.
Arrivare in Bolivia è stato un lungo processo: da un’idea iniziale troppo ambiziosa come prima esperienza in alta quota, a una ricerca di luoghi selvaggi, esotici, dove sciare. Ore ed ore di ricerche on line, finché Marco trova il sito di una guida che era stata in Bolivia una decina di anni fa. Da li nasce una catena di contatti: sente Padre Topio, poi Miriam, ragazza piemontese, ormai residente in Bolivia, che gestisce un agenzia di viaggi tra La Paz e Peñas. Sarà lei ad aiutarci a organizzare tutta la logistica. E meno male, perché se pensate che guidare nelle grandi città del sud America possa essere caotico, non avete ancora visto nulla se non avete attraversato almeno una volta El Alto.
Per Marco è la prima volta in sud America. Per me, invece, è la prima volta sopra i 4500m. Già prima della partenza siamo travolti da un mix di curiosità e domande. Come reagirà il nostro corpo? Che condizioni troveremo? Come saranno queste montagne? E, domanda fondamentale, ce la faranno i nostri sci ad arrivare a destinazione?
Alla prima domanda troviamo subito risposta, sbarcando a La Paz alle 3 del mattino, trascinando le borse e la sacca degli sci! Io pensavo di essere senza fiato per il lungo viaggio poi Marco guarda l’orologio: “siamo a 4000m, e si sentono tutti”
Prima di poter mettere gli occhi sulla Cordillera Real passeremo due giorni a La Paz, per acclimatarci, smaltire il fuso, e incontrare Mike e Rafa.
La Paz è caotica, confusionaria, rossa. Rossa perché la maggior parte delle case è fatta di mattoni a vista, i ladrillos. Camminiamo per le sue strade affascinati da una città e da una realtà completamente diversa da quello a cui siamo abituati.
Questa volta non partiamo soli, ma in compagnia di Mike e Rafa. Mike è americano, conosce Marco da 15 anni, da quando è stato il suo maestro di sci a Verbier. Dallo sci in pista al park, fino al freeride. Gli anni passano, e Mike dall’Inghilterra dove viveva allora, si è trasferito a New York. Le passioni cambiano e i pantaloni baggy e gli sci twin tip hanno lasciato lo spazio allo scialpinismo e al desiderio di conquistarsi le discese in modo diverso. Rafa è peruviano, amico di Mike dai tempi del college. Hanno condiviso l’università, un appartamento a NY e una delle loro più grandi passioni, lo scialpinismo e la voglia di nuove avventure. Non saprei dire chi sia il più entusiasta tra i due. Due anni fa sono saliti in cima al Monte Bianco con Marco. E, fino a prima di questo viaggio in Bolivia, quella era per loro, e per tutti noi, la massima altitudine raggiunta.
L’obiettivo è di sciare nella Cordillera Real e nella Cordillera occidentale. Abbiamo due settimane e, nel nostro ambizioso programma, 5 cime da salire.
Dopo due giorni in città l’impazienza è tanta e finalmente ci spostiamo nel paesino di Peñas. 400 abitanti ed una vista incredibile sulla cordillera real. Il caos della città ha lasciato spazio alla distesa sconfinata dell’altiplano e alle cime della Cordillera.
Il nostro primo obbiettivo è il Jisk’a pata, 5500m. Una delle cime più accessibili, quindi potenzialmente perfetta come prima avventura. Gli avvicinamenti sono lunghi: 1h30-2 di fuoristrada prima di iniziare a camminare, sci nello zaino, verso la neve. Io raggiungo il mio highest point di sempre già al parcheggio: 4700m. Il portage è lungo, il passo lento. Il battito sale subito. Il paesaggio aiuta, ma solo in parte. Alcuni lama curiosi ci osservano mentre risaliamo. Per noi è tutto nuovo, ed è magnifico. Dopo quasi due ore mettiamo gli sci. Siamo sul ghiacciaio. Il sole è fortissimo e procediamo in cordata. I crepacci sono coperti, ma la prudenza è d’obbligo. Mike ed io sentiamo uno strano senso di perdita di equilibrio e la testa “leggera”. Rafa ha il cuore accelerato. Decidiamo insieme che per oggi va bene cosi e scendiamo. La neve è stupenda, ci sono condizioni primaverili. Tornando a valle invece che stare meglio, a me scoppia la testa. Una volta rientrati in hotel a Peñas alle 13, dormirò fino alle 6 del mattino successivo.
Io e Rafa ci prendiamo un giorno di pausa abbassandoci di quota tornando nella parte più bassa di La Paz, a 3300m, mentre Marco e Mike si dirigono invece verso il Kasiri III, 5600m, in un’altra zona della Cordillera. Io li seguo tramite l’InReach e vedo le loro foto il giorno successivo. Il ghiacciaio è circondato da pendii rossastri che contrastano in maniera unica con il bianco delle neve. Loro sono entusiasti. Prima cima, una bella sciata e posto unico.
.continua nel post successivo
Salewa