Alice Russolo Photography

Alice Russolo Photography fotografa professionista che opera principalmente nel mondo outdoor. Fotografia sportiva e commerciale. Fotografia di interni. Alice Russolo Photography

Un viaggio pianificato solo a metà, pieno di imprevisti meccanici (Caddy ai box riconsegnatoci giusto il giorno prima di...
19/08/2026

Un viaggio pianificato solo a metà, pieno di imprevisti meccanici (Caddy ai box riconsegnatoci giusto il giorno prima di partire), e di cambiamenti meteorologici che ci hanno fatto passare dal piano A al piano B e talvolta anche a quello C.

Una cosa però era certa fin dall’inizio: volevamo fare una cresta della Salbitschijen. La West era troppo azzardata visto quanti giorni io ho scalato su granito nell’ultimo anno (uno) e dunque abbiamo optato per la Südgrat. Un piano B che si è rivelato una figata. Una cavalcata di 16 tiri intervallati da 3 calate, su roccia fenomenale e gradi totalmente sandbagged 😜 un continuo balcone con vista sulla Westgrat, che rimarrà nella lista per il futuro.
Un paio di tiri per prendere confidenza con il granito a 5 stelle, e con il caldo che ci ha fatto completamente scoppiare i piedi prima ancora della fine del primo giorno.
Una giornata di soddisfazione partita dal fondo valle, con le luci dell’alba alle nostre spalle ed una Salbit subito illuminata dai primi raggi. Una giornata che allo stesso tempo ci saremmo aspettata più breve: avevamo deciso di partire relativamente con calma, sperando di non incontrare il traffico delle cordate partite dal rifugio, ma alla fine ci siamo trovati a fare un’ora di pausa in una sosta per attendere il defluire delle cordate davanti a noi, ed a tornare alla macchina pronti per il meritato aperitivo anziché per merenda 😅😂

Il giorno seguente decidiamo di prendercerlo easy. Dormiamo affianco al fiume al passo san Gottardo, dove ci svegliamo la mattina con i campanacci delle mucche appena uscite dalla stalla. Sappiamo che con questo caldo i piedi non potrebbero reggere un’altra via da 16 tiri e dunque ci dirigiamo in direzione Furka pass per la via “Conquest of Paradise” sulla Hannibal Turm. Via plaisir e divertente, con sorpresa e riposo d’eccezione in cima! Questo granito ci sta piacendo un sacco e siamo gasati per le prossime vie, peccato che il meteo non voglia essere dalla nostra parte. Piazziamo una sveglia alle 5, e finiamo per spegnerla, girarci dall’altra parte, ed andare a correre.

Ci spostiamo al Grimsel pass e lì ancora, altra sveglia alle 6, apriamo la portiera, guardiamo fuori, e torniamo di nuovo a dormire. Queste placche, data la loro inclinazione, si bagnano subito e vista l’acqua fatta di notte non c’era speranza per noi di scalare la via che avevamo scelto, che sarebbe andata al sole nel primo pomeriggio, orario in cui avrebbe dovuto iniziare (nuovamente) a piovere. Piano C? O D ormai?!? Ci buttiamo su una via di placca che avrebbe preso sole già dal primo mattino poco sotto la seconda diga del Grimsel Hospiz, chiamata Fliegender Teppich, ossia tappeto volante. Lascio a voi immaginare la conformazione e l’inclinazione della roccia. Ed è qui che torna all’attacco, dopo la giornata al Furka pass, ! Se qui le dita e gli avambracci non si ghisano, in compenso piedi e polpacci ci usano tutti!

Nel giorno dove metteva più pioggia decidiamo di fare una pompata fino all’Eggishorn, a vedere il ghiacciaio dell’Aletschhorn, il più lungo delle alpi. 1900 metri di dislivello in cui siamo passati da un’alba stupenda ad un white out totale, dove oltre a noi ed ai massi di granito intravedevamo solo i profili delle mucche al pascolo. Una volta in cima le nuvole si sono diradate e la lingua del ghiacciaio si è lasciata ammirare. Un ghiacciaio immenso, ma che sta soffrendo come tutti gli altri. Tanti pensieri arrivano alla mente nell’osservarlo.
Torniamo alla macchina sotto l’acqua. Abbiamo ancora la speranza nel sole del giorno successivo e almeno una via in mente, un piano A, che non vorremmo cancellare. Ma di notte sentiamo le gocce sul tetto del Caddy, ci troviamo a rimandare la sveglia, a guardarci negli occhi e ad ammettere che la Svizzera ci sta dicendo di tornare più avanti.
Ogni avventura ha delle parole chiave. La nostra questa volta se ne è conquistata varie: granito, placche, Rivella, pioggia e anche attesa. Si, attesa del bel tempo, attesa che asciughi, e anche attesa in via! Ma soprattutto, attesa di ritornarci 😉

…to be continued ;)

Bolivia 3 di 3 🇧🇴Come ultima cima di questa avventura puntiamo l’Ala Derecha del Condoriri, 5586m. Una cima più bassa, m...
30/04/2026

Bolivia 3 di 3 🇧🇴
Come ultima cima di questa avventura puntiamo l’Ala Derecha del Condoriri, 5586m. Una cima più bassa, ma più tecnica. Dormiamo in un rifugio completamente vuoto a 4700m sulle rive del lago Juri kota. Dentro c’è solo l’essenziale: tavolo, cucina da campo e materassi per terra al piano superiore. Mike e Rafa spendono gran parte del pomeriggio per cercare di accendere il fuoco. La poca legna che hanno trovato è umida, e l’ossigeno scarseggia. Ma la perseveranza ripaga gli audaci ed eccoci seduti davanti al fuoco a guardare le stelle cadenti.
La mattina successiva camminiamo sotto la luce delle frontali. L’avvicinamento è lungo e ci porterà all’inizio del ghiacciaio con i primi raggi dell’alba. Decine di metri di altezza del ghiacciaio finiscono in un lago pieno mini iceberg. È una giornata stupenda e l’Ala Derecha si rivelerà bellissima ma più delicata del previsto. Dalla cima si vede fino al lago Titicaca. Pendii ocra e lagune di un azzurro intenso. Siamo tutti entusiasti. Scendendo troviamo la parte più ripida con neve dura, mentre nella parte passa ci aspetta firn plaisir.

Arrivati alla fine di molti viaggi si ha la sensazione che magari si potevano fare delle cose diversamente, ma questa volta non è cosi. Si, forse un pelo di pazienza in più per acclimatarsi non sarebbe guastata, ma a parte questo non cambierei nulla. È stato tutto top.
Durante il rientro al rifugio veniamo accolti da una grandinata e abbiamo come la sensazione che sia la montagna a dirci che è ora di tornare a casa, e goderci quanto vissuto.
È come se la Bolivia ci stesse salutando. Ma è solo un arrivederci. L’autenticità di questo posto si è già creata uno spazio importante nei nostri occhi e nei nostri cuori.
Un grazie infinito a chi ha reso possibile questo viaggio: Miriam, Daniela, Huanca, Alvaro, Denis, Edgar, Sabino, Dani, Iveth, Petra, Bernardo, Ketty e padre Topio. Grazie per quello che avete fatto per noi. Siete tutte persone speciali con un cuore grande. Grazie a Rafa e Mike per aver creduto in noi, per le cime, le belle sciate, la fatica condivisa, le mille risate e i lunghi trasferimenti in macchina. Grazie di cuore ragazzi e alla prossima avventura

Bolivia 1 di 3 🇧🇴Sono sempre stata attratta dall’america latina. Dal quel caos felice, dai colori e dai sapori. Da quell...
30/04/2026

Bolivia 1 di 3 🇧🇴

Sono sempre stata attratta dall’america latina. Dal quel caos felice, dai colori e dai sapori. Da quella lingua per me così affascinante che è lo spagnolo. La mia mente ha sempre associato questi luoghi a viaggi in paesi caldi o tropicali.
E invece eccoci qui, a preparare la sacca degli sci con destinazione La Paz, in Bolivia.
Già solo prenotarla è stata un’avventura. Se è quasi scontato quando si vola verso i paesi nordici, altrettanto non si può dire per alcune compagnie aeree latinoamericane.

Arrivare in Bolivia è stato un lungo processo: da un’idea iniziale troppo ambiziosa come prima esperienza in alta quota, a una ricerca di luoghi selvaggi, esotici, dove sciare. Ore ed ore di ricerche on line, finché Marco trova il sito di una guida che era stata in Bolivia una decina di anni fa. Da li nasce una catena di contatti: sente Padre Topio, poi Miriam, ragazza piemontese, ormai residente in Bolivia, che gestisce un agenzia di viaggi tra La Paz e Peñas. Sarà lei ad aiutarci a organizzare tutta la logistica. E meno male, perché se pensate che guidare nelle grandi città del sud America possa essere caotico, non avete ancora visto nulla se non avete attraversato almeno una volta El Alto.

Per Marco è la prima volta in sud America. Per me, invece, è la prima volta sopra i 4500m. Già prima della partenza siamo travolti da un mix di curiosità e domande. Come reagirà il nostro corpo? Che condizioni troveremo? Come saranno queste montagne? E, domanda fondamentale, ce la faranno i nostri sci ad arrivare a destinazione?

Alla prima domanda troviamo subito risposta, sbarcando a La Paz alle 3 del mattino, trascinando le borse e la sacca degli sci! Io pensavo di essere senza fiato per il lungo viaggio poi Marco guarda l’orologio: “siamo a 4000m, e si sentono tutti”
Prima di poter mettere gli occhi sulla Cordillera Real passeremo due giorni a La Paz, per acclimatarci, smaltire il fuso, e incontrare Mike e Rafa.
La Paz è caotica, confusionaria, rossa. Rossa perché la maggior parte delle case è fatta di mattoni a vista, i ladrillos. Camminiamo per le sue strade affascinati da una città e da una realtà completamente diversa da quello a cui siamo abituati.

Questa volta non partiamo soli, ma in compagnia di Mike e Rafa. Mike è americano, conosce Marco da 15 anni, da quando è stato il suo maestro di sci a Verbier. Dallo sci in pista al park, fino al freeride. Gli anni passano, e Mike dall’Inghilterra dove viveva allora, si è trasferito a New York. Le passioni cambiano e i pantaloni baggy e gli sci twin tip hanno lasciato lo spazio allo scialpinismo e al desiderio di conquistarsi le discese in modo diverso. Rafa è peruviano, amico di Mike dai tempi del college. Hanno condiviso l’università, un appartamento a NY e una delle loro più grandi passioni, lo scialpinismo e la voglia di nuove avventure. Non saprei dire chi sia il più entusiasta tra i due. Due anni fa sono saliti in cima al Monte Bianco con Marco. E, fino a prima di questo viaggio in Bolivia, quella era per loro, e per tutti noi, la massima altitudine raggiunta.
L’obiettivo è di sciare nella Cordillera Real e nella Cordillera occidentale. Abbiamo due settimane e, nel nostro ambizioso programma, 5 cime da salire.
Dopo due giorni in città l’impazienza è tanta e finalmente ci spostiamo nel paesino di Peñas. 400 abitanti ed una vista incredibile sulla cordillera real. Il caos della città ha lasciato spazio alla distesa sconfinata dell’altiplano e alle cime della Cordillera.
Il nostro primo obbiettivo è il Jisk’a pata, 5500m. Una delle cime più accessibili, quindi potenzialmente perfetta come prima avventura. Gli avvicinamenti sono lunghi: 1h30-2 di fuoristrada prima di iniziare a camminare, sci nello zaino, verso la neve. Io raggiungo il mio highest point di sempre già al parcheggio: 4700m. Il portage è lungo, il passo lento. Il battito sale subito. Il paesaggio aiuta, ma solo in parte. Alcuni lama curiosi ci osservano mentre risaliamo. Per noi è tutto nuovo, ed è magnifico. Dopo quasi due ore mettiamo gli sci. Siamo sul ghiacciaio. Il sole è fortissimo e procediamo in cordata. I crepacci sono coperti, ma la prudenza è d’obbligo. Mike ed io sentiamo uno strano senso di perdita di equilibrio e la testa “leggera”. Rafa ha il cuore accelerato. Decidiamo insieme che per oggi va bene cosi e scendiamo. La neve è stupenda, ci sono condizioni primaverili. Tornando a valle invece che stare meglio, a me scoppia la testa. Una volta rientrati in hotel a Peñas alle 13, dormirò fino alle 6 del mattino successivo.

Io e Rafa ci prendiamo un giorno di pausa abbassandoci di quota tornando nella parte più bassa di La Paz, a 3300m, mentre Marco e Mike si dirigono invece verso il Kasiri III, 5600m, in un’altra zona della Cordillera. Io li seguo tramite l’InReach e vedo le loro foto il giorno successivo. Il ghiacciaio è circondato da pendii rossastri che contrastano in maniera unica con il bianco delle neve. Loro sono entusiasti. Prima cima, una bella sciata e posto unico.
.continua nel post successivo

Salewa

Indirizzo

Via Clementino Vannetti, 35
Trento
38122

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