11/01/2019
Per raggiungere quel piccolo paesino ho guidato una trentina di chilometri a bordo di un furgone nero, che si dà il caso si mimetizzasse bene con l’asfalto sul quale marciava, sia per il colore che per le ammaccature sulla carrozzeria. Una volta arrivato, non appena ho spento quel motore chiassoso, è stato incredibile percepire un fluire di profumi e melodie in quel concentrato di piccole case. Ricordo anche che era possibile scorgere il mare dalla piazza di Nicolosi. Ho fatto conoscenza con il Bosca proprio in quella piazza, alla cerimonia d’apertura dei campionati europei di sci alpinismo. Il nostro incontro non è stato voluto di certo dal caso. Se io mi trovavo a Nicolosi era per seguire e documentare un frammento della sua stagione sci alpinistica assieme a quella dell’amico Nadir Maguet, per gli amici il “Mago”, per una sorta di backstage, un racconto di sport e amicizia. Il Mago lo conoscevo già e posso dire che mi sta tuttora veramente simpatico. Il Mago è un altro atleta della nazionale italiana, valdostano doc, sempre sorridente. Stavo proprio salutando il Mago nel momento in cui è sopraggiunto anche il Bosca. Mi ha salutato con un sorriso spavaldo, nonostante notassi la tensione pre gara. Quel campionato europeo è stato la mia iniziazione al mondo delle gare con le pelli di foca, di cui, sinceramente, non avevo alcun tipo di esperienza o trascorso. Anzi sono sempre stato prevenuto nei confronti di qualsiasi sport in cui si mescolassero un alto livello agonistico con tutine molto aderenti e dai colori sgargianti. Il Bosca, e assieme a lui il Mago, sono stati in grado di farmi cambiare idea rapidamente.
In breve tempo ho capito che lo sci alpinismo significa sapere ascoltare il proprio corpo e allenarsi duramente, sempre. E per sempre intendo allenarsi costantemente a un ritmo di 500.000 metri di dislivello a stagione. È un lavoro, poche b***e. Trecentosessantacinque giorni l’anno.