15/03/2018
Oggi è il 15 Marzo, data che per molti non dirà nulla, ma per me è una giornata speciale. Oggi è la giornata del fiocco lilla, oggi è la giornata di sensibilizzazione contro i DCA (disturbi del comportamento alimentare).
Chi mi conosce e chi ha minimamente seguito il mio percorso fino ad ora sa che questo è un argomento a cui sono particolarmente legata, a cui ho dedicato diversi lavori e progetti soprattutto durante gli anni in accademia.
Quello che ho sempre cercato di far trasparire dai miei lavori era la ormai purtroppo diffusione di questi disturbi, di quanto una ragazza all'apparenza "sana", "normale" potesse avere una guerra interiore nascosta dal mondo.
I testi riportati di seguito fanno parte del mio ultimo progetto, quello a cui tengo di più, quello per cui mi sono messa in gioco come mai prima.
Sono testi di ragazze che non ringrazierò mai abbastanza, di ragazze che stanno ancora soffrendo, che sono riuscite a trovare la forza di raccontarmi la loro esperienza, le loro emozioni, cosa vuol dire per loro la malattia.
Sono del pugni nello stomaco. Ogni volta che li leggo è come se fosse la prima.
La malattia è questo, è sofferenza, solitudine e disagio.
Non prendetelo come un capriccio, semplicemente legato al non voler mangiare, c'è un mondo dietro, non ignoratelo.
"Una diciottenne normale sarebbe stata a ballare sopra un tavolo ubriaca di vita. Io alternavo, nella mia staticità, la carrozzina e un letto scomodo e duro.
Al posto dei fili annodati delle cuffiettre per la musica, un bel groviglio di tubicini conficcati nelle vene. Un monitor cardiaco, perche invece che avere il
batticuore per le mille emozioni, i miei battiti erano lenti e sempre più deboli.
E il cartello “malata” appeso al petto scavato. "
"A 16 anni son stata nuovamente ricoverata in ospedale, lì ho avuto molto tempo per pensare e appena tornata in clinica mi son ripresa velocemente cercando di “aggiustarmi”.
Dopo 5 mesi ero felice: avevo inciso una canzone e i pensieri su corpo e cibo erano quasi spariti.
Tornata a casa inizialmente andava tutto bene, poi però è riapparso tutto ma con un incremento dei pensieri suicidi e dell’autolesionismo."
"E’ li che inizi a renderti conto che non hai solo il problema dei compiti, non
hai solo il problema di come ti vuoi vestire, ma hai anche il discorso del “perchè loro hanno le gambe magre e io no”, “perchè loro son alte un metro e sessanta e io sono venti centimetri in più” e gli altri te lo fanno ovviamente pesare, perché se fosse solo la differenza non ci sarebbero troppi problemi."
" Davanti allo specchio è una lotta continua. Tra la vecchia me intenta a cercare ogni possibile difetto e l’ “altra”, tuttora insicura, ma che ancora cerca di cambiare e apprezzarsi per i risultati raggiunti. Chi ha sofferto di disturbi alimentari e lo ha superato, rimane segnato da questa esperienza: trascina con sé il peso dell’insicurezza per anni, e il rischio di ricadere nella stessa trappola è alto, quando non si ricevono ulteriori stimoli al cambiamento."
"Finché sarò in vita, penso che non riuscirò mai ad accantonare l’enorme impatto che i disturbi alimentari hanno avuto e stanno avendo sulla mia adolescenza, sulla mia personalità, sulla mia famiglia, sulle mie scelte, sul mio aspetto fisico, sulla mia autostima, sugli studi, sulle amicizie.. su tutto ciò che si trova intorno a me.
E come me ne libererò? Non ne ho la più pallida idea."
"In questo momento sto bene ma ho capito che questo tipo di problema è
sempre in agguato, perchè non si può mai essere certi di averlo sconfitto definitivamente. Vivere con questa consapevolezza è difficile: essa ti porta ad essere molto cauta in ogni decisione che prendi perché non sei mai sicura di come reagirai.
Ovviamente questo atteggiamento ti porta a rinunciare a tante cose. "
"La malattia è un vuoto grande come una voragine che ti consuma dentro. E’ una solitudine lacerante che ti impedisce di respirare, una perenne ossessione che ostacola addirittura il pensiero.
La malattia arriva per dirti che c’è qualcosa nella tua vita che non va.
Qualcosa che ti rende terribilmente infelice, un ostacolo insormontabile che ti fa provare quella sensazione di immensa solitudine, anche in mezzo a milioni di persone.