18/09/2026
Buongiorno, dal profilo di Fabrizio Kofler ho preso la foto del ricordo del nostro compaesano Nando Liguoro, il post con foto lo rievoca ad un anno della sua scomparsa.
Oggi alle ore 18 vi sarà una Messa in suo ricordo.
Ho voluto scrivere queste due righe, come ringraziamento per il lavoro che stava facendo nella preparazione di una rappresentazione teatrale sul sequestro cruento avvenuto nel nostro paese nel 1866.
Nando varie volte venne presso di me per avere notizie in merito, purtroppo non ha potuto finire il lavoro che riguardava questo avvenimento.
Per coloro che non ne sono a conoscenza pubblico un breve stralcio.
------------------------------------------------------
“Nella notte fra il 30 ed il 31 agosto del 1866 una ventina di briganti «si presentava nel villaggio di Strangolagalli» con lo scopo di sequestrare alcuni proprietari di quel comune i quali, una volta presi, vennero «tradotti» alla montagna denominata Monticelli.
Le sfortunate vittime erano i fratelli Giuseppe ed Agostino Lisi, Domenico Valeri, Vincenzo Sementilli ed Arduino Carlacci insieme al quale veniva anche rapito il suo garzone Luigi Silvestri che, nelle intenzioni dei rapitori, avrebbe dovuto fare da tramite con le famiglie degli ostaggi. Infatti, intorno alle ore 21 del giorno seguente Luigi viene rilasciato con l’«ingiunzione» di recarsi alle famiglie dei ricattati, informarle dell’accaduto ed «insinuare» il riscatto, «se bramavano rivedere li rispettivi parenti», con invio di «danaro, generi, ed oggetti.»
Arrivato a Strangolagalli «sull’un’ora di notte» Silvestri racconta l’accaduto e partecipa «l’ingiunzione» agli interessati i quali, per forza di cose, sono costretti ad aderire alle richieste dei briganti. Dopo di che, ad eccezione di Vincenzo Sementilli, che riuscì ad evadere dalle mani dei sequestratori il 2 ottobre profittando del fatto che «quelli che vegliavano alla di lui custodia si erano addormentati», tutti i sequestrati vengono interpolatamene rilasciati», ultimo dei quali fu Arduino Carlacci, che riacquistò la libertà dopo 57 giorni.
È facile supporre le condizioni in cui gli ostaggi vivono i giorni della forzata prigionia nelle mani dei briganti. Ma questo, tutto sommato, è il meno se appena si considerano le «gravi sevizie che vennero praticate ai sunnominati, e taluno ancora soffrì mutilazioni di membra.» Insomma, «barbari mezzi» grazie ai quali i malviventi «estorsero di fatto non tenui somme di danaro, di generi ed anche oggetti di vestiario.» Non a caso, il titolo del procedimento aperto per il caso parla di «correità in brigantaggio in conventicola armata con estorsione di danaro mediante ricatti (…) e con offese personali», la cui natura, si precisa, viene chiarita «dalle chirurgiche relazioni».”