17/03/2022
Parole di
Il Carpegna si riprende il suo splendore, di scritte, di bandiere gialle, di gente che ancora attende uno dei suoi scatti, si tinge di Marco. Li su quel tornante c’è chi si ripara dall’aria fresca che sale dalla vallata, chi con il berretto, chi con il cappuccio ben tirato, chi nascosto dietro una muraglia dipinta di ricordi.
C’è chi apre il giornale, guardando soltanto i numeri delle pagine quasi a contare i minuti che mancano al passaggio dei corridori.
“Guarda Mario, questo l’è un bel calciatore che dobbiamo prendere per la nostra città”. “Dai Cecco, gira pagina o vai in fondo dove c’è il ciclismo che andiamo a leggere chi corre oggi”.
Sulla curva del Pirata, dove le scritte acclamano ancora una volta il suo passaggio, con i ricordi ancora vivi di quando a mani basse accelerava su quei tornanti belli larghi, la gente scruta il fondo valle come a temere il rapido passaggio che seguirà a breve tempo davanti alle proprie anime.
“Cecco ! Chi vince oggi?” “Ma non lo so Mario, lasciami leggere sta Gazzetta se no arrivano subito qui i corridori”.
Cecco non leggeva, erano oramai anni che le parole così sottili non riusciva più a scandirle, a sgranarle. Leggeva i titoli, guardava le figure, tutto il resto era pura fantasia. Sbirciava di tanto in tanto sopra quel giornale rosa per controllare l’arrivo di ammiraglie, delle moto della polizia. Ma nulla, era troppo presto, mancavano quasi trenta minuti al passaggio dei corridori, ma lui scandiva al minuto quell’alzata di sguardo, sfruttando l’occasione quando il vento piegava il lembo della pagina. Di lato, Mario che sbirciava anch’esso le fotografie, e lo scandire delle pagine fino a quel misero articolo sulla corsa che stava per passare sotto ai loro sguardi.
“Dai Cecco, metti via che ci sono le sirene delle macchine, arrivano !”
Sfilano macchine e corridori, di lato c’è Domenico, un ragazzetto che da poco ha smesso di ba***re le mani e di incitare. Durante tutta l’attesa ascoltava il teatrino di Mario e Cecco, senza conoscerli, dal basso verso l’alto li guardava con lo sguardo perso, perché talvolta o forse spesso non li capiva.
“Signor Mario, ma io non l’ho mica visto passare questo Marco che tutti urlate. L’ho visto sulle bandiere, sugli striscioni appesi alle rocce, ma non ho visto nessuno con la bandana, con la maglia gialla.” “Caro Mimmo, non l’hai sentita la gente che da laggiù in fondo alla salita a quassù lo acclamava? Marco c’è, è passato per primo. Marco passa sempre primo.”
Mimmo non capisce, allora si gira verso Cecco. “Hey signore, perché ha gli occhi lucidi?”. Cecco rovista nello zaino ai suoi piedi, con la mano persa senza realmente cercare qualcosa. Fingendo di non aver sentito, carica sulle spalle il suo fagotto, con il nodo in gola e l’immagine dell’idolo che non oggi c’è più. Marco, ci lasciava sempre così, senza parola. Prima, e ora.