27/07/2021
Non avevo mai visto Mark dal vivo con i Sun Kil Moon, non ne ebbi mai occasione: conobbi quello che faceva qualche anno fa, per caso, ascoltando un CD in macchina con un amico.
- "Conosci i Sun Kil Moon?"
- "No, ma se li ascolti te sicuramente faranno ca**re"
A volte sparo grandi cazzate.
Ricordo ancora quel brano, "I Watched The Film The Song Remains The Same" con i Sun Kil Moon.
Sentii il bisogno di scavare più a fondo nella storia musicale di Kozelek, portando alla mia luce quei tesori nascosti con i Red House Painters e incredibili opere soliste.
Nacque qualcosa di che ancora oggi non riesco a spiegare a parole, forse per la mia limitata capacità di sintesi linguistica, forse per la devastante complessità delle sensazioni provocatemi dall'ambiguità della sua voce, a tratti rude quanto avvolgente ed eterea, dalla pesantezza di certe parole, di quei brani emersi dal più puro sentimento di malinconia, sfiorato da sfumature di quella flebile depressione misto angoscia in cui si trova riparo, raramente formulabile, che tutti affligge indistintamente e che i più tentano di celare dietro falsi sorrisetti smaglianti ingannando, a torto, anche loro stessi.
Ma non Kozelek, non lui: la sua capacità di trasmetter tutto questo è virtù di pochi, di quelli che hanno il fegato di scansare quei fastidiosi sprazzi di arcobaleni e sondare tutte le tonalità possibili del grigio.
Quella sera era diretto, mandava affa***lo tutti quanti, dal pubblico al fotografo che scattava dal basso e la cosa lo faceva incazzare perchè diceva che gli faceva il mento grasso.
Più volte mi fu proibito di scattare dalla security a causa della riservatezza di Mark, ma un'occasione così non capita tutti i giorni, quindi fa***lo la security, uno scatto me lo devo portare a casa.
E così fu'.
14 luglio 2016, non dimenticherò mai questa data.
Mark Kozelek su Ilford 400 HP5 PLUS
Nessun filtro, niente editing.
https://www.youtube.com/watch?v=yeN68JQpejo