12/01/2026
Le fotografie, per me, sono un modo di fermare il tempo senza immobilizzarlo.
Di renderlo leggibile, senza togliergli profondità.
In questi scatti ho scelto di avvicinarmi molto. Di entrare nel dettaglio e lasciare che fossero le mani a parlare. Mani scolpite, certo, ma prima ancora mani vere. Mani che portano addosso il lavoro, la fatica, la pazienza, la dignità di chi le ha prestate come calco, come memoria viva.
Attraverso l’obiettivo non ho cercato la scena, ma il gesto.
Non l’insieme, ma il segno.
Ogni piega della pelle, ogni imperfezione, ogni venatura è diventata per me una parola silenziosa.
La fotografia, in questo caso, non documenta soltanto: ascolta, interpreta, restituisce.
Le mani delle statue del presepio della contrada Bariola, isolate dalla luce e dal contesto, smettono di essere dettaglio decorativo e diventano racconto.
La fotografia lavora per sottrazione: toglie il superfluo e lascia emergere l’essenziale. Ciò che resta è identità, è radice, è verità.
È questo sguardo che attraversa anche il progetto ENIAUTOS: l’attenzione ai dettagli, il rispetto per ciò che è reale, la volontà di non lasciar scivolare via ciò che ci ha resi quello che siamo.
Se senti affinità con questo modo di raccontare, ti invito a seguire la pagina Facebook Eniautos - Nel Tempo di un Anno.
È lì che il percorso continua, tra fotografia, video, audio, memoria e tempo che ritorna.