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Auguri!!!
24/12/2022

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Buon Natale e buone feste a tutti! 🐺🐾🎅🏼

Finalmente buone notizie!!!
24/01/2021

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𝐑𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟎 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐨𝐬𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 🌿

Come ogni anno, in estate e in autunno il personale del Servizio Scientifico e del Servizio di Sorveglianza del Parco è stato impegnato a portare a termine il monitoraggio della popolazione di camoscio appenninico all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise.

Il camoscio appenninico è un endemismo dell'Appennino Centrale, un animale unico al mondo che ha seriamente rischiato l'estinzione nel secolo passato. Grazie alla fondamentale azione di protezione e tutela del PNALM è stato possibile salvare questa meravigliosa specie, anche a seguito di alcune importanti operazioni di reintroduzione avvenute a partire dagli anni ’90 nei massicci della Maiella, del Gran Sasso, dei Sibillini e del Sirente-Velino.

Nonostante negli ultimi anni la popolazione di camoscio conti circa 3500 individui in tutto l’Appennino, questa sottospecie non è ancora uscita dal rischio di estinzione e per questo continua a essere protetta da numerose leggi e normative, nazionali ed europee.

Proprio in virtù del suo valore conservazionistico, il PNALM svolge ogni anno monitoraggi sul camoscio che sono fondamentali per definire il numero minimo certo degli individui, registrare le fluttuazioni annuali, evidenziare alcune criticità nella popolazione e soprattutto analizzare i trend demografici nel lungo periodo.

Il monitoraggio del camoscio si svolge attraverso le conte in simultanea degli animali: questo metodo permette di determinare il numero minimo di individui presenti in un’aera distinti per sesso ed età e di acquisire alcuni parametri di popolazione molto importanti come gli indici del successo riproduttivo (numero di capretti/sul totale della popolazione) e quelli di sopravvivenza al primo anno di vita (numero di capretti che superano il primo anno di vita).

I dati raccolti e analizzati nel 2020 non si discostano molto da quelli degli anni precedenti e ci descrivono nel complesso una popolazione stabile e in equilibrio, con parametri vitali tipici di una popolazione storica. Ma, in alcuni settori del Parco, però sono stati registrati anche parametri di popolazione particolarmente dinamici.

Nel settore del massiccio del Marsicano negli ultimi anni è stata registrata una crescita esponenziale dei branchi, con tassi riproduttivi molto più elevati rispetto al resto della popolazione. Proprio con l’obiettivo di meglio comprendere queste dinamiche, il Parco negli ultimi anni ha raddoppiato le giornate dedicate ai conteggi in modo da estendere il monitoraggio anche nelle aree di recente colonizzazione del camoscio.

La ricolonizzazione e la rapida crescita osservata sul monte Marsicano, la stabilità della popolazione nei settori storici dell’areale, la disponibilità di habitat idonei, nel Parco e nella sua area contigua, mostrano l’importanza delle azioni di conservazione intraprese in questi anni. Fra queste la riduzione al minimo delle fonti di disturbo nei periodi più delicati della vita del camoscio: un'azione che il Parco porta avanti con le restrizioni temporanee sull'utilizzo di alcuni sentieri, una limitazione necessaria per salvaguardare questa specie unica, simbolo vero dell'Appennino Centrale! 🤲🌱🐻



📷 Roberta Latini

09/09/2020

M49, o Papillon, come l’ho rinominato io, è stato catturato per la terza volta dalla Provincia autonoma di Trento. Molti di voi mi hanno chiesto di prendere una posizione, di dire qualcosa… bene. Io sono un ministro, e per come la penso io, un Ministro della Repubblica deve prima fare, e poi, in caso, parlare.

La mia posizione la conoscete, Papillon deve vivere libero e monitorato con il radiocollare. Ma i fatti stanno andando in una direzione opposta alla mia volontà, e questo accade, come sapete, perché la provincia di Trento è autonoma, e, per quanto assurdo possa sembrare, può decidere di catturare Papillon.

L’accanimento insensato nei confronti di questo povero orso, che ha la sola colpa di essere un orso, mi vede contrario. Il lavoro che sto svolgendo da tempo per dare una vita dignitosa a Papillon e a tutti gli altri orsi che si ritrovano in questa situazione, è difficile. Abbiamo avviato interlocuzioni con altri Paesi che ad oggi non hanno portato buoni esiti. In Italia la specie dell’orso bruno, alla quale appartiene Papillon, non può essere ospitata in qualsiasi parco: si scontrerebbe con altre specie di orsi creando dei problemi etologici e per la biodiversità.

La reintroduzione dell’orso bruno è iniziata negli anni 90 con il progetto “Life Ursus”. Un’operazione riuscita e oggi vede il ripopolamento con circa 100 esemplari di questa specie bellissima che deve essere un vanto per il nostro Paese e non un limite. Un successo, non un problema.
Ho fatto partire oggi una lettera per le regioni del Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia per estendere il progetto anche nei loro territori così da poter distribuire gli orsi del Trentino in un più ampio ambiente idoneo.

Inoltre ho già chiesto al reparto CITES dei Carabinieri e all’ISPRA di andare nel recinto di Casteller dove, in questo momento, sono “detenuti” 3 orsi: faranno un sopralluogo per valutare con precisione le condizioni in cui versano Papillon e gli altri due orsi.

Sto con Papillon, e tutti dovrebbero indignarsi per quello che sta accadendo. Un orso, che non ha mai fatto male a nessuno, non ha mai aggredito nessuno non può e non deve essere trattato come un criminale da tenere in prigione.

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Appassionato di Natura amo fotografarla in tutti i suoi aspetti, dai grandi spazi dei paesaggi aperti, ai più piccoli particolari, e la fauna che ne fa parte…

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Indirizzo

Santo Stefano Di Sessanio
67020

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