13/12/2022
E tu hai visto “The Crown?”
Ho iniziato a guardare da qualche settimana, ormai, questa serie Netflix.
Ne sono letteralmente rapita!
Curata nei minimi dettagli, sorprendenti le scenografie e i costumi ma ciò che più mi lascia a bocca aperta ogni volta, frame dopo frame, è l’uso delle luci e la fotografia: fa sognare lo spettatore e gli permette l'immedesimazione totale nelle vicende.
Nessuno spoiler, ok, ma uno dei dialoghi che più mi è rimasto impresso e che desidero far mio è quello tra la principessa Margaret e Anthony Armstrong-Jones, al loro primo incontro:
M- Mi parli un po’ di lei.
A- Quindi non si ricorda di me? Sono un fotografo.
M- Ma certo!? Il fotografo del matrimonio!
A-Quello era un favore, non è il mio campo.
M- E quale sarebbe?
A- Questo.
M- Ritratti?
A- Non mi piace quel termine. È cosÌ banale, tradizionale.
M- Cosa sono allora?
A- Persone, facce, sono i soggetti che più mi interessano per ora.
M- Mi piacciono, non si sente la macchina fotografica, sono colti di sorpresa!
A- Non sopporto le figure in posa, la pretenziosità, la falsità.
M- È il motivo per cui si è dato alla fotografia?
A- Può darsi, o forse solo per spiare dietro le porte chiuse. Una facciata serve solo ad evidenziare che c’è qualcosa dietro o persino oltre. La superficie è noiosa, non trova?
Quel che si vuole mostrare di se, la persona idealizzata non mi interessa.
Quel che si nasconde è ciò che mi interessa.
M- Ma così entra nel privato, non è quasi un intrusione?
A- Decisamente lo è, ma per me la fotografia è questo. Io uso una piccola Leica e la luce naturale per potermi muovere liberamente, così riesco ad avvicinarmi sempre di più e alla fine raggiungo sempre di più una piccola…
M- Intrusione!
A- Intimità.