25/03/2023
Avevo caricato questa mattinata di mille aspettative..e parto già storta.
Cambiamo destinazione e andiamo a Campolongo invece che in Valle.
A dire il vero avevo solo bisogno di essere sola, di non sentire voci di altri che arrampicavano, urla di gente, di non aver distrazioni. Ne avevo già abbastanza per la testa, e quando arrampichi dovresti lasciare tutto a casa (possibilmente), altrimenti sono come piombi ai piedi.
Già essere in falesia e indossare l'imbrago mi sembrava quasi surreale. Tocca a me. Mi faccio il nodo, metto le scarpette.. e sento che fanno male, ma si sa che va bene così. Non ricordo quando è stata l'ultima volta ma è passato tanto tempo.. troppo.
È un 5B. Il primo passaggio non è semplicissimo ma lo supero.. che bello muoversi come una volta, mi piace come mi sto muovendo, ricordo ancora come si fa.. ci sono dei buoni appoggi e delle belle prese, mi mancava accarezzare la roccia cercando l'appiglio giusto.
Arrivo a metà. Mi blocco. Mi fermo. Marco recupera. Mi siedo, lì, a mezz'aria. E crollo. Crollo in un pianto disperato che non capitava da tanto tempo. Sono invasa da mille pensieri. Piango piango piango tanto, appoggio la fronte alla roccia fresca come fosse una solida spalla che mi sorregge in silenzio.
Sono libera. Libera di piangere. Sono lassù, da sola. Senza nessuno che mi giudica, senza nessuno che mi consoli. Ho bisogno di piangere. Ho bisogno di buttare fuori.
La corda asciuga le mie lacrime.
Respiro.
Ricomincio. Un passo dopo l'altro.
Arrivo in cima. Mi sento liberata.
L'arrampicata è come la vita.
È fatica, dolore, soddisfazione, gioia.
Un passo dopo l'altro.