12/06/2026
Nuvole nere, nuvole bianche
Non parlo spesso di me. Quasi mai, almeno sui social.
Nonostante oggi si dica che per comunicare bisogna metterci la faccia, raccontarsi e mostrarsi, io non l'ho mai fatto. Forse perché non potevo. O forse era solo una questione di coraggio.
Prima del 2018 mi sarei buttato. Avrei usato il mio modo di essere: spiritoso, leggero, diverso. Chi mi conosce sa cosa intendo.
Poi arrivò il 2018.
Dopo una visita dall'otorino, il medico mi disse:
"Andrea, c'è qualcosa attaccato alle corde vocali. Probabilmente è un polipo, ma bisogna fare una biopsia."
E lì, in quel pomeriggio, dentro un piccolo studio medico, la mia vita iniziò a cambiare.
Come un cielo sereno che all'improvviso si copre di nuvole grigie.
Passarono i giorni e arrivò il risultato. Nero come quelle nuvole che avevo iniziato a vedere all'orizzonte.
Una parola fredda, sporca, pesante:
Carcinoma.
Ricordo ancora il mio primo pensiero:
"Ma che c***o vuol dire carcinoma?"
Da quel momento le nuvole diventarono sempre più nere, sempre più cupe, fino a nascondere completamente il cielo azzurro.
Cominciarono le 35 sedute di radioterapia.
Era luglio. Faceva un caldo infernale e il collo sembrava andare a fuoco.
La radioterapia mi stava arrostendo dentro. I medici erano sorridenti e fiduciosi. Io, a testa bassa, continuavo ad andare avanti.
Uno. Due. Tre. Quattro...
Fino a trentacinque.
Ma nulla.
Nulla.
Quel nemico era ancora lì, attaccato come una c***a allo scoglio. Come un pensiero che non vuole andarsene. Come quelle nuvole nere che sembrano non voler lasciare spazio al sole.
Nel 2019 mi sono operato in Veneto.
Lontano da Roma. Lontano da casa. Lontano da tutto.
Oggi sto bene.
Le nuvole si sono diradate, ma la mia voce e la mia mente sono cambiate.
Sono cambiato io.
Non ero più il vecchio Andrea. Quello brillante, divertente, sempre pronto alla battuta.
Ho dovuto imparare un nuovo modo di comunicare. I vecchi sistemi non funzionavano più.
E così è iniziata un'altra battaglia.
Quella contro la perdita dell'autostima.
Oggi siamo nel 2026 e posso dire che quel percorso si è concluso.
Ora affronto il mondo a testa alta.
Quest'inverno mi sono iscritto a un corso di teatro.
Sono salito su un palco.
Ho affrontato un pubblico.
Ho raccontato una storia.
E alla fine le persone mi hanno applaudito.
In quel momento ho capito una cosa.
Non avevo vinto soltanto contro la malattia.
Avevo vinto contro la paura.
Avevo vinto contro i miei limiti.
Avevo ritrovato il coraggio di essere me stesso.
Ho vinto.
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