15/07/2026
Ogni volta che esce un film di Christopher Nolan aumentano le leggende sulla risoluzione inarrivabile della pellicola IMAX 70mm. Con il recente caso di The Odyssey si leggono online cifre da capogiro: 18K, 20K, persino oltre 250 megapixel. Ma le cose non stanno proprio così.
In ambito analogico non è tecnicamente corretto parlare di risoluzione, bensì di risolvenza (misurata in coppie di linee per millimetro), un parametro fortemente influenzato dalla qualità ottica delle lenti e dalla sensibilità chimica della pellicola (più salgono gli ASA, più aumenta la grana e si perde dettaglio). Per quantificare il tutto in pixel, la Arri ha condotto dei test scansionando un negativo Super 35 a bassissima sensibilità (Kodak 50 ASA), stabilendo che la sua risoluzione reale equivale a circa un 4K.
Rapportando geometricamente questo dato alla superficie mastodontica di un frame IMAX 70mm, si ottiene un valore teorico massimo di circa 11K. Siamo già lontanissimi dai 18K pubblicizzati, ma la realtà sul campo scende ancora. Per film di questo tipo, la post-produzione viene gestita interamente in analogico: il montaggio del negativo avviene tagliando la pellicola a mano e la correzione colore è chimica. Ogni singolo passaggio di duplicazione per stampare le copie positive destinate alle sale degrada inevitabilmente il dettaglio, portando la risoluzione effettiva visibile su schermo a valori molto più realistici, stimabili tra i 6K e gli 8K.
Resta un impatto visivo mostruoso e una texture meravigliosa, ma decisamente lontano dai numeri miracolosi sparati a caso per fare marketing.
Voi siete del team "analogico a tutti i costi" per la pasta dell'immagine o pensate che il digitale abbia ormai eliminato qualsiasi divario? Parliamone nei commenti.