09/01/2025
“Si aggirava per la sala da pranzo con la macchina al collo e la teneva anche durante la cena. Mangiava qualche morso di patata e poi ci metteva a fuoco, uno per uno.
La macchina per lei era quasi uno scudo dietro cui nascondersi. Credo che il suo sogno fosse di essere invisibile, per poter stare tra noi senza essere vista» racconta la sorella.
Spesso non c’era pellicola nella macchina, ma lei scattava lo stesso, click! click! click! Dopo aver letto il famoso saggio di Cartier Bresson sulla fotografia, cominciò a parlare con Renée del «momento decisivo», quando ogni cosa si colloca miracolosamente al proprio posto. Parlava di allenare l’occhio della mente (e per questo portava sempre con sé la macchina), che non è in grado di vedere tutto, perché nessuno riesce a cogliere tutto in un’immagine finché il negativo non è stampato e appeso ad asciugare.”