03/06/2026
GLYPTOS - MNÉMÉ - ALETHEIA
Nel letto dei fiumi, sulle rive dei mari, si trovano miliardi di pietre, piccole e grandi, tra le quali non ne esistono due uguali e che il tempo ha dapprima liquefatto e rimescolato nelle viscere incandescenti di Gea, la madre Terra, poi, con eruzioni mostruose o sommovimenti tellurici inimmaginabili, ha riportato alla luce per affidarle alle capricciose e turbolente divinità delle acque che con infinita maestria le hanno laboriosamente scolpite, ininterrottamente, per milioni di anni. Oggi queste pietre vogliono parlare e chiedono che se ne comprenda il linguaggio. Nella loro fascinosa lingua esse ci riportano testimonianze e memorie di epoche nelle quali, non esistendo probabilmente alcun essere vivente pensante, non esistevano neppure testimoni e memoria. Questo cortocircuito esistenziale si compone nella doppia verità di Aletheia versus Veritas. La parola greca Aletheia, inopinatamente tradotta da Cicerone con il latino Veritas che nella sua origine balcanica significava “fede” e pertanto conduce a una verità di fatto, viene da lanthano, "coprire", e, preceduta dall’alfa privativo, sta invece a designare ciò che si scopre nel giudizio, la verità logica che scaturisce attraverso il saper pensare, si scopre la condizione che permette di definire la cosa e quindi diventa vera nel logos, nel ragionamento che lo viene determinando. È così che ognuna di queste opere offre la propria Veritas a chi si accontenta di uno sguardo, mentre Aletheia, con lo strumento di un pensiero, porta l’osservatore in un interminabile viaggio nel tempo, nobilitando alcuni degli elementi più umili e sottovalutati, benché antichi, del nostro ambiente, definendone la sinopia e trasformandoli in un fascinoso logos. (L.B.)