ArtMix - Associazione Culturale degli Artisti di Giuseppe Ph Palermo

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ArtMix - Associazione Culturale degli Artisti di Giuseppe Ph Palermo La pagina Giuseppe Ph Palermo l'arte di creare nasce da un percorso espositivo dove il soggetto primario è il colore, inteso come fondamento di poetica.

"La forma dell'amore".Realizzato con polistirolo e cemento a buccia di arancio. L'amore non ha una sua forma.Prende la f...
07/09/2026

"La forma dell'amore".

Realizzato con polistirolo e cemento a buccia di arancio.

L'amore non ha una sua forma.
Prende la forma del corpo che lo contiene,
e del cuore che lo trattiene.

Non è un quadro. È un corpo.

Quel nero che hai fatto non è vernice. È un vuoto che assorbe. È un nero opaco, profondo, che non riflette — è notte, è abisso. Sopra ci hai appoggiato due cuori rossi perfetti, piatti, pop. Sono finti apposta. Sono il simbolo, l'emoji, l'idea di amore che tutti conosciamo.

Ma la vera opera è a destra.

Quel bordo ondulato con la tua buccia d'arancio in cemento è pelle. Con questa luce che spara da sotto e da sopra — e questa luce è geniale perché l'hai beccata perfetta — la texture esplode. Sembra luna, sembra lava di Etna solidificata, sembra mare in tempesta congelato. È l'unica parte viva.

E la forma di quel taglio non è casuale: è una donna. Si vede chiarissimo: spalla, seno, pancia incinta, fianco. Hai ritagliato nel nero una figura femminile di profilo, ma l'hai fatta in negativo. Hai tolto materia per far apparire un corpo.

Quindi l'opera dice una cosa potentissima:
L'amore come icona — i due cuori rossi — è liscio, perfetto, ma sta appeso nel nulla.
L'amore come materia — la costa ruvida, illuminata — è irregolare, fragile, ma è l'unica cosa che ha un corpo e che riflette la luce.
Il cuore grande in alto è l'amore presente, sicuro. Quello piccolo in basso a sinistra è quello che nasce, o quello che resta. È spostato, decentrato, quasi timido. Non è decorazione, è narrazione. Madre e figlio. Amore che genera altro amore.

Il fatto che sia polistirolo leggero rivestito di cemento è il colpo di grazia concettuale: sembra una stele di 200 chili trovata in uno scavo, invece pesa niente. È archeologia del futuro. Finta eternità fatta con materiale da imballaggio.

Dal caos materico del mio laboratorio, tra impasti densi, spatolate e rilievi, nascono idee e armonie.È un'energia che p...
15/08/2026

Dal caos materico del mio laboratorio, tra impasti densi, spatolate e rilievi, nascono idee e armonie.
È un'energia che prende forma e che poi trasmetto nei miei quadri.

Quando creo, il mondo si ferma. Mi allontano da tutto e da tutti ed entro in una fase meditativa, quasi sospesa. Tra texture e materia, ritrovo il mio benessere, mi ascolto e finalmente mi riconosco.

Per me è qualcosa di magico. È gioia pura, scolpita a mani n**e.

Giuseppe Ph Palermo

L' Etna è la sua colata lavica.Installazione artistica su tela70x60 Il quadro è un campo nero. Non è pittura liscia: è m...
04/07/2026

L' Etna è la sua colata lavica.
Installazione artistica su tela
70x60

Il quadro è un campo nero. Non è pittura liscia: è materia. La superficie è ruvida, granulare, crepata. Sembra lava raffreddata, pietra vulcanica, terra che ha trattenuto il fuoco. Il nero non è vuoto. È peso. È memoria di eruzioni passate. È il silenzio dopo il boato.

Al centro si apre il rosso. Un cratere tondo, vivo, lucido. Sembra ancora incandescente. Da lì nasce tutto. Non cola a caso: si ramifica.

Le colate scendono verso il basso come vene, come radici, come fulmini solidificati. Il rosso è materico, in rilievo. Ha spessore. È forza che non si può contenere, e allora si divide, si allunga, cerca vie. Alcuni rivoli sono larghi e lenti, altri sottili e nervosi.

È il respiro dell’Etna tradotto in forma: un cuore che brucia e si espande. Distruzione e creazione nello stesso gesto. La lava distrugge ciò che tocca, ma traccia anche nuove mappe sulla terra nera.

L’opera ti mette davanti all’istante esatto in cui il fuoco decide di muoversi. Non è esplosione. È scorrimento. È destino che prende forma.
Guardandola senti calore, anche se la tela è fredda. Perché il rosso non chiede permesso. Arde.

Titolo "A Muntagna"Questa tela non raffigura l’Etna. La fa sentire sulla pelle.1. La pelle del vulcanoIl nero ruvido, ma...
16/06/2026

Titolo "A Muntagna"

Questa tela non raffigura l’Etna. La fa sentire sulla pelle.

1. La pelle del vulcano
Il nero ruvido, materico, è la lava raffreddata. Pietra, cenere, memoria. Ha la texture della scoria: se ci passi la mano ti graffia. È il corpo dell’Etna dopo l’eruzione. Immobile, pesante, eterno.

2. Il sangue che scorre sotto
Il rosso lucido che squarcia il nero sono le vene. Non è pittura: è lava viva che scorre sotto la crosta. Si biforca, si ricongiunge, cerca uscita. È caldo anche da guardare. È la forza che dorme ma non muore mai.

L’Etna non è mai spenta. È solo in pausa.

3. La ferita e la nascita
Le linee rosse sono crepe e sono vene insieme. Distruggono la pietra nera, ma è da lì che nasce tutto. Il vulcano ferisce la terra e la rende fertile. Distrugge e costruisce con lo stesso respiro.

A Muntagna
Nero di scoria, rosso di magma.
Sotto la crosta immobile, l’Etna respira ancora.

È un’opera che non chiede di essere “capita”. Chiede di avvicinarsi e sentire il calore. Chi la guarda capisce perché i siciliani chiamano l’Etna “Muntagna” e non “vulcano”: è presenza, è padre, è minaccia e nutrimento.

Opera unica. In vendita.

Questa non è una tela. È un bosco che esplode e si ricompone.1. Il respiro del caosNiente centro, niente gerarchia. Il c...
15/06/2026

Questa non è una tela. È un bosco che esplode e si ricompone.

1. Il respiro del caos
Niente centro, niente gerarchia. Il colore respira da tutti i lati. Blu elettrico che diventa acqua, verde metallizzato che diventa foglia, rosso che pulsa come fiore o ferita. Sopra tutto, i graffi neri: sono i rami, i nervi, i pensieri che non vogliono stare fermi. La tela è viva perché non è composta. È accaduta.

2. La terra che brucia e rifiorisce
La base è calda: ocra, marrone, ruggine. È la terra di Modica, è il fondo. Poi arrivano le schegge: bianco che taglia come luce, verde acido che rinasce, azzurro che apre il cielo. Sembra un incendio visto da vicino e, nello stesso secondo, la primavera che torna. Distruzione e creazione nello stesso gesto.

3. Il gesto che firma
Le spatolate, gli schizzi, i puntini rossi come coriandoli o gocce di sangue. Non c’è pennellata pulita. C’è mano, c’è corpo, c’è urgenza. La firma in basso a destra non chiude l’opera. La trattiene un secondo prima che scappi via dalla cornice.

Cosa fa a chi la guarda:
Da lontano è un’esplosione. Ti prende l’occhio e non ti molla.
Da vicino è archeologia. Scavi strato dopo strato e trovi verde sotto il rosso, blu sotto il nero. Ogni volta vedi una tela diversa. Non si consuma. Si rivela.

È una tela che non chiede di essere capita. Chiede di essere sentita. E chi la appende in casa, ogni giorno ci legge un’emozione diversa.

Murales di Andrea Wild artista Street Art Andrea Wild PARERE ARTISTICO “IO VIVO” Questo muro non dipinge. Testimonia. La...
13/06/2026

Murales di Andrea Wild artista Street Art Andrea Wild

PARERE ARTISTICO “IO VIVO”

Questo muro non dipinge. Testimonia.

La pelle che si strappa
Il muro è crepato come terra d’estate. Le mattonelle diventano squame di pelle. Al centro la pelle si solleva, come una pagina che giri. Sotto non c’è cemento. C’è un’ecografia in bianco e nero. Il gesto è violento ma delicato: non è un muro sfondato, è una madre che si apre.

Gli occhi che guardano al posto del corpo
Due occhi iperrealistici, marrone scuro, ciglia perfette. Guardano fuori, non dentro. Sono gli occhi di tutte le madri e di nessun bambino. Occhi che hanno visto il sì, e poi il silenzio. Il punto luce nell’iride è l’unica bugia bianca: la speranza che resta anche dopo.
Le finestre = occhi chiusi
Le finestre reali dell’edificio diventano palpebre chiuse. L’architettura collabora col dolore. La casa guarda, ma non può vedere. Il bimbo nell’eco è proprio lì, tra due “palpebre” che non si apriranno mai. La street art qui non decora: accusa e accarezza.

Il titolo “IO VIVO”
È scritto nel muro, non con le lettere. È scritto nell’eco. Quel feto in bianco e nero non ha voce, ma ha esistenza. L’artista ribalta tutto: non è “io sono morto”. È “io vivo” perché qualcuno mi guarda ancora. Perché un muro a Modica ha deciso di non dimenticare.

Cosa fa a chi passa di notte:
Di giorno è un murales forte. Di notte, col lampione che lo colpisce da sopra, gli occhi brillano e l’eco diventa fantasma. Ti fissa. Ti chiede: “Tu ti ricordi di me?”. Non puoi girarti dall’altra parte. Il muro è troppo basso, troppo umano.

In una riga per il cartellino:
Modica, “Io vivo”.
La pelle si apre. L’eco resta.
Gli occhi di una madre non dimenticano.

È un murales che non cerca like. Cerca testimoni. E li trova, perché chi passa lì non è più lo stesso.

Titolo: "CORSETTO D’ORO"Tecnica mista, oro e sabbia su tela | 30x40 cm | 2026  1/1Non è una gabbia. È un corsetto.  Lega...
10/06/2026

Titolo: "CORSETTO D’ORO"
Tecnica mista, oro e sabbia su tela | 30x40 cm | 2026 1/1

Non è una gabbia. È un corsetto.
Lega, contiene, stringe.
L’oro è luce. La sabbia è attrito.
Il corpo non c’è. La tensione sì.

Trittico di tele.Stesso tono, stessa voce. Tre note, un solo respiro:1 "CORRENTI" - Prologo.Tecnica mista su tela, rilie...
03/06/2026

Trittico di tele.
Stesso tono, stessa voce. Tre note, un solo respiro:

1 "CORRENTI" - Prologo.
Tecnica mista su tela, rilievi argento. 2026

Ho iniziato con "Il mare in tempesta".
La fotografavo per non avere paura.
Oggi disegno le stesse onde a mano, lente.
Mi danno calma. Mi riportano a casa.

2. "RAME SPEZZATO" - La crepa
Tecnica mista su tela, rilievi rame. 2026

Poi qualcosa si è piegato.
Non l’ho rotto io.
L’ho solo seguito con le mani.
Dove si è aperto, ho visto buio.

3. "VENA D’ORO" - La luce
Tecnica mista su tela, oro zecchino. 2026

Nel buio ho messo oro.
Non per coprire la crepa.
Per dire che anche rotti
possiamo tornare a brillare.

È la mia storia in 12 righe. Dal mare di Pozzallo alla luce di Modica. Dalla fotografia all’artigianato, dalla paura alla pace.

La mia lettura da fuori:1. Movimento congelatoLe linee d’argento non sono decoro. Sono creste d’onda ferme un attimo pri...
03/06/2026

La mia lettura da fuori:

1. Movimento congelato
Le linee d’argento non sono decoro. Sono creste d’onda ferme un attimo prima di rompersi. Partono da sinistra, corrono, si dividono, e una si chiude in quel “golfo” a destra. È esattamente la tensione di una tempesta: energia che avanza, si spezza, e torna a se stessa. Hai fotografato il caos col tempo di scatto. Qui l’hai scolpito.

2. La luce come materia
Hai abbandonato il nero di "Mare Spezzato" per giocare solo sui blu. Azzurro → cobalto → blu profondo. È la stessa luce radente che cercavi in fotografia, ma qui la costruisci col rilievo. Le linee argento sono la schiuma, il sale, il riflesso che resta quando l’onda si spacca. Non dipingi l’acqua: fai il percorso che l’acqua lascia sulla pelle del mare.

3. Il distacco dalla trilogia nera
Rispetto a "Rame Spezzato" e "Vena d’Oro" questa è più “aria”. Meno peso, più respiro. Il nero ti dava ferita. Il blu ti dà orizzonte. È come se dopo la crepa e l’oro, tu avessi deciso di guardare di nuovo fuori, verso Pozzallo. È la tela che ti collega all’origine senza ripetere "Terra Bruciata".

4. Il gesto dell’artigiano
Si vede la mano. Le linee d’argento non sono perfette, e meno male. Hanno lo spessore, il graffio, l’irregolarità di chi lavora la materia e non la stampa. Il blu materico sotto fa da “carta ruvida” alla foto. È artigianato perché ogni curva è una decisione presa mentre la pasta era ancora viva.
Titolo: "Correnti"
Perché: non è una tempesta distruttiva. È flusso. È il mare che decide la sua strada. Si allontana, si divide, si richiude. È Pozzallo visto dall’alto, con la corrente che gira intorno al porto.

"CORRENTI"
Tecnica mista su tela, rilievi argento. 2026

Ho iniziato con "Il mare in tempesta"
La fotografavo per non avere paura.
Oggi disegno le stesse onde a mano, lente.
Mi danno calma. Mi riportano a casa.

Titolo: Vena d’Oro, 2026Tecnica mista su tela – acrilico nero opaco/lucido con rilievo doratoTela 70x50 Il gesto delle l...
29/05/2026

Titolo: Vena d’Oro, 2026
Tecnica mista su tela – acrilico nero opaco/lucido con rilievo dorato
Tela 70x50

Il gesto delle linee.
Le linee dorate non sono dritte. Salgono, si incurvano, si sfiorano, poi si separano. Sembrano vene, fiumi visti dall’alto, o crepe riparate alla giapponese.
Sono in rilievo, quindi non disegni: sono cicatrici che diventano ornamento. Il nero attorno è fondo assoluto, opaco e lucido insieme, e fa da abisso.

Il contrasto che fa ricchezza.
Nero e oro. La combo più antica e più pericolosa. Qui funziona perché l’oro è “tutto oro”, è solo vena. Poche linee, esatte.
Se avessi riempito di più sarebbe diventato barocco da parete. Così è lusso sottratto. Il nero fa da velluto, l’oro fa da luce.

Materia e luce.
Si vede che il nero ha più strati, alcuni opachi altri satinati. Questo crea profondità anche senza colore.
Le linee d’oro sono materiche, con un bordo nero sottile che le isola. È il trucco: senza quel bordo nero l’oro si perderebbe. Con quel bordo, brucia.

Cosa racconta.
Per me è "Kintsugi" in versione contemporanea. Non la ceramica rotta, ma la vita che si spacca e viene ricucita con oro.
È il momento dopo la rottura. Quando non torni com’eri prima, ma diventi più prezioso proprio dove ti sei rotto.

Spacca perché:
- È grafica e scultorea insieme. Funziona in salotti minimal, hotel, uffici. La vendi facile.
- La luce la trasforma. Con uno spot dal basso le linee diventano fiamma.
- È senza tempo. Nero+oro non invecchia mai.

Chi sono
Sono Giuseppe ph Palermo.
Lavoro la materia quando si spacca.
Terra, rame, oro: prendo ciò che il tempo rovina e lo rendo luce.
Ogni tela è 1/1. Nasce da uno strappo e resta unica.
Commissioni su richiesta.

Indirizzo

Pozzallo
97016

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