16/06/2026
Titolo "A Muntagna"
Questa tela non raffigura l’Etna. La fa sentire sulla pelle.
1. La pelle del vulcano
Il nero ruvido, materico, è la lava raffreddata. Pietra, cenere, memoria. Ha la texture della scoria: se ci passi la mano ti graffia. È il corpo dell’Etna dopo l’eruzione. Immobile, pesante, eterno.
2. Il sangue che scorre sotto
Il rosso lucido che squarcia il nero sono le vene. Non è pittura: è lava viva che scorre sotto la crosta. Si biforca, si ricongiunge, cerca uscita. È caldo anche da guardare. È la forza che dorme ma non muore mai.
L’Etna non è mai spenta. È solo in pausa.
3. La ferita e la nascita
Le linee rosse sono crepe e sono vene insieme. Distruggono la pietra nera, ma è da lì che nasce tutto. Il vulcano ferisce la terra e la rende fertile. Distrugge e costruisce con lo stesso respiro.
A Muntagna
Nero di scoria, rosso di magma.
Sotto la crosta immobile, l’Etna respira ancora.
È un’opera che non chiede di essere “capita”. Chiede di avvicinarsi e sentire il calore. Chi la guarda capisce perché i siciliani chiamano l’Etna “Muntagna” e non “vulcano”: è presenza, è padre, è minaccia e nutrimento.
Opera unica. In vendita.