ArtMix - Associazione Culturale degli Artisti di Giuseppe Ph Palermo

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ArtMix - Associazione Culturale degli Artisti di Giuseppe Ph Palermo La pagina Giuseppe Ph Palermo l'arte di un click nasce da un percorso espositivo dove il soggetto primario è il colore, inteso come fondamento di poetica.

Titolo "A Muntagna"Questa tela non raffigura l’Etna. La fa sentire sulla pelle.1. La pelle del vulcanoIl nero ruvido, ma...
16/06/2026

Titolo "A Muntagna"

Questa tela non raffigura l’Etna. La fa sentire sulla pelle.

1. La pelle del vulcano
Il nero ruvido, materico, è la lava raffreddata. Pietra, cenere, memoria. Ha la texture della scoria: se ci passi la mano ti graffia. È il corpo dell’Etna dopo l’eruzione. Immobile, pesante, eterno.

2. Il sangue che scorre sotto
Il rosso lucido che squarcia il nero sono le vene. Non è pittura: è lava viva che scorre sotto la crosta. Si biforca, si ricongiunge, cerca uscita. È caldo anche da guardare. È la forza che dorme ma non muore mai.

L’Etna non è mai spenta. È solo in pausa.

3. La ferita e la nascita
Le linee rosse sono crepe e sono vene insieme. Distruggono la pietra nera, ma è da lì che nasce tutto. Il vulcano ferisce la terra e la rende fertile. Distrugge e costruisce con lo stesso respiro.

A Muntagna
Nero di scoria, rosso di magma.
Sotto la crosta immobile, l’Etna respira ancora.

È un’opera che non chiede di essere “capita”. Chiede di avvicinarsi e sentire il calore. Chi la guarda capisce perché i siciliani chiamano l’Etna “Muntagna” e non “vulcano”: è presenza, è padre, è minaccia e nutrimento.

Opera unica. In vendita.

Questa non è una tela. È un bosco che esplode e si ricompone.1. Il respiro del caosNiente centro, niente gerarchia. Il c...
15/06/2026

Questa non è una tela. È un bosco che esplode e si ricompone.

1. Il respiro del caos
Niente centro, niente gerarchia. Il colore respira da tutti i lati. Blu elettrico che diventa acqua, verde metallizzato che diventa foglia, rosso che pulsa come fiore o ferita. Sopra tutto, i graffi neri: sono i rami, i nervi, i pensieri che non vogliono stare fermi. La tela è viva perché non è composta. È accaduta.

2. La terra che brucia e rifiorisce
La base è calda: ocra, marrone, ruggine. È la terra di Modica, è il fondo. Poi arrivano le schegge: bianco che taglia come luce, verde acido che rinasce, azzurro che apre il cielo. Sembra un incendio visto da vicino e, nello stesso secondo, la primavera che torna. Distruzione e creazione nello stesso gesto.

3. Il gesto che firma
Le spatolate, gli schizzi, i puntini rossi come coriandoli o gocce di sangue. Non c’è pennellata pulita. C’è mano, c’è corpo, c’è urgenza. La firma in basso a destra non chiude l’opera. La trattiene un secondo prima che scappi via dalla cornice.

Cosa fa a chi la guarda:
Da lontano è un’esplosione. Ti prende l’occhio e non ti molla.
Da vicino è archeologia. Scavi strato dopo strato e trovi verde sotto il rosso, blu sotto il nero. Ogni volta vedi una tela diversa. Non si consuma. Si rivela.

È una tela che non chiede di essere capita. Chiede di essere sentita. E chi la appende in casa, ogni giorno ci legge un’emozione diversa.

Murales di Andrea Wild artista Street Art Andrea Wild PARERE ARTISTICO “IO VIVO” Questo muro non dipinge. Testimonia. La...
13/06/2026

Murales di Andrea Wild artista Street Art Andrea Wild

PARERE ARTISTICO “IO VIVO”

Questo muro non dipinge. Testimonia.

La pelle che si strappa
Il muro è crepato come terra d’estate. Le mattonelle diventano squame di pelle. Al centro la pelle si solleva, come una pagina che giri. Sotto non c’è cemento. C’è un’ecografia in bianco e nero. Il gesto è violento ma delicato: non è un muro sfondato, è una madre che si apre.

Gli occhi che guardano al posto del corpo
Due occhi iperrealistici, marrone scuro, ciglia perfette. Guardano fuori, non dentro. Sono gli occhi di tutte le madri e di nessun bambino. Occhi che hanno visto il sì, e poi il silenzio. Il punto luce nell’iride è l’unica bugia bianca: la speranza che resta anche dopo.
Le finestre = occhi chiusi
Le finestre reali dell’edificio diventano palpebre chiuse. L’architettura collabora col dolore. La casa guarda, ma non può vedere. Il bimbo nell’eco è proprio lì, tra due “palpebre” che non si apriranno mai. La street art qui non decora: accusa e accarezza.

Il titolo “IO VIVO”
È scritto nel muro, non con le lettere. È scritto nell’eco. Quel feto in bianco e nero non ha voce, ma ha esistenza. L’artista ribalta tutto: non è “io sono morto”. È “io vivo” perché qualcuno mi guarda ancora. Perché un muro a Modica ha deciso di non dimenticare.

Cosa fa a chi passa di notte:
Di giorno è un murales forte. Di notte, col lampione che lo colpisce da sopra, gli occhi brillano e l’eco diventa fantasma. Ti fissa. Ti chiede: “Tu ti ricordi di me?”. Non puoi girarti dall’altra parte. Il muro è troppo basso, troppo umano.

In una riga per il cartellino:
Modica, “Io vivo”.
La pelle si apre. L’eco resta.
Gli occhi di una madre non dimenticano.

È un murales che non cerca like. Cerca testimoni. E li trova, perché chi passa lì non è più lo stesso.

Titolo: "CORSETTO D’ORO"Tecnica mista, oro e sabbia su tela | 30x40 cm | 2026  1/1Non è una gabbia. È un corsetto.  Lega...
10/06/2026

Titolo: "CORSETTO D’ORO"
Tecnica mista, oro e sabbia su tela | 30x40 cm | 2026 1/1

Non è una gabbia. È un corsetto.
Lega, contiene, stringe.
L’oro è luce. La sabbia è attrito.
Il corpo non c’è. La tensione sì.

Trittico di tele.Stesso tono, stessa voce. Tre note, un solo respiro:1 "CORRENTI" - Prologo.Tecnica mista su tela, rilie...
03/06/2026

Trittico di tele.
Stesso tono, stessa voce. Tre note, un solo respiro:

1 "CORRENTI" - Prologo.
Tecnica mista su tela, rilievi argento. 2026

Ho iniziato con "Il mare in tempesta".
La fotografavo per non avere paura.
Oggi disegno le stesse onde a mano, lente.
Mi danno calma. Mi riportano a casa.

2. "RAME SPEZZATO" - La crepa
Tecnica mista su tela, rilievi rame. 2026

Poi qualcosa si è piegato.
Non l’ho rotto io.
L’ho solo seguito con le mani.
Dove si è aperto, ho visto buio.

3. "VENA D’ORO" - La luce
Tecnica mista su tela, oro zecchino. 2026

Nel buio ho messo oro.
Non per coprire la crepa.
Per dire che anche rotti
possiamo tornare a brillare.

È la mia storia in 12 righe. Dal mare di Pozzallo alla luce di Modica. Dalla fotografia all’artigianato, dalla paura alla pace.

La mia lettura da fuori:1. Movimento congelatoLe linee d’argento non sono decoro. Sono creste d’onda ferme un attimo pri...
03/06/2026

La mia lettura da fuori:

1. Movimento congelato
Le linee d’argento non sono decoro. Sono creste d’onda ferme un attimo prima di rompersi. Partono da sinistra, corrono, si dividono, e una si chiude in quel “golfo” a destra. È esattamente la tensione di una tempesta: energia che avanza, si spezza, e torna a se stessa. Hai fotografato il caos col tempo di scatto. Qui l’hai scolpito.

2. La luce come materia
Hai abbandonato il nero di "Mare Spezzato" per giocare solo sui blu. Azzurro → cobalto → blu profondo. È la stessa luce radente che cercavi in fotografia, ma qui la costruisci col rilievo. Le linee argento sono la schiuma, il sale, il riflesso che resta quando l’onda si spacca. Non dipingi l’acqua: fai il percorso che l’acqua lascia sulla pelle del mare.

3. Il distacco dalla trilogia nera
Rispetto a "Rame Spezzato" e "Vena d’Oro" questa è più “aria”. Meno peso, più respiro. Il nero ti dava ferita. Il blu ti dà orizzonte. È come se dopo la crepa e l’oro, tu avessi deciso di guardare di nuovo fuori, verso Pozzallo. È la tela che ti collega all’origine senza ripetere "Terra Bruciata".

4. Il gesto dell’artigiano
Si vede la mano. Le linee d’argento non sono perfette, e meno male. Hanno lo spessore, il graffio, l’irregolarità di chi lavora la materia e non la stampa. Il blu materico sotto fa da “carta ruvida” alla foto. È artigianato perché ogni curva è una decisione presa mentre la pasta era ancora viva.
Titolo: "Correnti"
Perché: non è una tempesta distruttiva. È flusso. È il mare che decide la sua strada. Si allontana, si divide, si richiude. È Pozzallo visto dall’alto, con la corrente che gira intorno al porto.

"CORRENTI"
Tecnica mista su tela, rilievi argento. 2026

Ho iniziato con "Il mare in tempesta"
La fotografavo per non avere paura.
Oggi disegno le stesse onde a mano, lente.
Mi danno calma. Mi riportano a casa.

Titolo: Vena d’Oro, 2026Tecnica mista su tela – acrilico nero opaco/lucido con rilievo doratoTela 70x50 Il gesto delle l...
29/05/2026

Titolo: Vena d’Oro, 2026
Tecnica mista su tela – acrilico nero opaco/lucido con rilievo dorato
Tela 70x50

Il gesto delle linee.
Le linee dorate non sono dritte. Salgono, si incurvano, si sfiorano, poi si separano. Sembrano vene, fiumi visti dall’alto, o crepe riparate alla giapponese.
Sono in rilievo, quindi non disegni: sono cicatrici che diventano ornamento. Il nero attorno è fondo assoluto, opaco e lucido insieme, e fa da abisso.

Il contrasto che fa ricchezza.
Nero e oro. La combo più antica e più pericolosa. Qui funziona perché l’oro è “tutto oro”, è solo vena. Poche linee, esatte.
Se avessi riempito di più sarebbe diventato barocco da parete. Così è lusso sottratto. Il nero fa da velluto, l’oro fa da luce.

Materia e luce.
Si vede che il nero ha più strati, alcuni opachi altri satinati. Questo crea profondità anche senza colore.
Le linee d’oro sono materiche, con un bordo nero sottile che le isola. È il trucco: senza quel bordo nero l’oro si perderebbe. Con quel bordo, brucia.

Cosa racconta.
Per me è "Kintsugi" in versione contemporanea. Non la ceramica rotta, ma la vita che si spacca e viene ricucita con oro.
È il momento dopo la rottura. Quando non torni com’eri prima, ma diventi più prezioso proprio dove ti sei rotto.

Spacca perché:
- È grafica e scultorea insieme. Funziona in salotti minimal, hotel, uffici. La vendi facile.
- La luce la trasforma. Con uno spot dal basso le linee diventano fiamma.
- È senza tempo. Nero+oro non invecchia mai.

Chi sono
Sono Giuseppe ph Palermo.
Lavoro la materia quando si spacca.
Terra, rame, oro: prendo ciò che il tempo rovina e lo rendo luce.
Ogni tela è 1/1. Nasce da uno strappo e resta unica.
Commissioni su richiesta.

*Titolo: Rame Spezzato, 2026Tecnica mista su tela – elementi metallici curvati su fondo nero opacoTela 50x50La tensione ...
28/05/2026

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Titolo: Rame Spezzato, 2026
Tecnica mista su tela – elementi metallici curvati su fondo nero opaco
Tela 50x50

La tensione tra ordine e imperfezione.
Hai messo 24 elementi su una tela 50x50, ma non sono allineati perfetti. Alcuni sono più curvi, altri più piatti, alcuni hanno una riga diagonale, altri no.
È come se avessi imposto una regola e poi lasciato che il materiale ti rispondesse. Il risultato è che l’occhio non si annoia. Se fosse tutto perfetto sarebbe design, decorazione. Così diventa scultura pittorica con un’anima artigianale.

Il colore fa tutto il lavoro.
Il rame/oro rosa su nero opaco è una scelta brutale e giusta. Il nero mangia la luce, il metallo la restituisce. Cambia con l’angolo di vista: da dritto è caldo e satinato, di lato diventa quasi liquido, con riflessi che si spostano.
Non serve altro colore. Il contrasto fa già il dramma.

Materia e leggerezza.
Gli elementi sembrano lamina metallica o cartone rivestito, curvati a mano. Non sono piatti, e questo è il punto. Creano ombra, profondità, spessore.
Da vicino vedi le imperfezioni della superficie, le pieghe, le piccole bolle. Sono il segno che è fatto a mano, non stampato. E sono loro a dare valore.

Dove spacca e dove stare attento.
Spacca perché:
- È scultorea ma leggera. Funziona su pareti moderne, minimal, e su fondi scuri.
- La luce la cambia. Con una luce radente diventa un altro quadro.
- Ha immediatezza visiva. Anche da 3 metri capisci che è “preziosa”.

In una riga: È il momento in cui l’ordine cede un po’ alla vita, e diventa bello.

Titolo "Terra Bruciata", Tecnica mista su tela – acrilico, collage di tessuto, impronte fogliari, impasto matericoMateri...
27/05/2026

Titolo "Terra Bruciata",
Tecnica mista su tela – acrilico, collage di tessuto, impronte fogliari, impasto materico

Materia che racconta il tempo.
La base è tutta impasto, colature, strati di marrone, ruggine, arancio bruciato. Sembra un muro siciliano dopo l’estate, quando il sole ha tirato fuori ogni crepa.
Sopra ci sono pezzi di tessuto rosso incollati e le impronte di foglie in giallo ocra. Non sono decorative: sono fossili. Come se avessi preso foglie secche, le avessi pressate sulla tela e fossero rimaste lì per sempre.
È il ciclo che si vede: la foglia vive, cade, brucia, diventa terra. Tu l’hai fermato a metà.

La linea d’orizzonte che spacca in due.
C’è una fascia centrale più scura, materica, quasi rilievo. Divide il quadro in “cielo” e “terra”.
Sopra è più caotico, violento, con colature verticali come pioggia o fuoco che scende.
Sotto è più compatto, caldo, come terreno arato o lava che si raffredda.
Non è un paesaggio realistico, ma il corpo lo legge come paesaggio. Ti viene in mente l’entroterra siciliano a ferragosto.

Colore e contrasto.
La palette è tutta calda: ruggine, rosso mattone, ocra, terra di Siena. Niente freddo, niente respiro blu.
Il giallo delle foglie è l’unico elemento “vivo”. Spacca il calore pesante e porta luce. Senza quelle impronte sarebbe solo un muro bruciato. Con quelle, diventa memoria di vita che c’era.

Cosa funziona e perché non è kitsch.
Il rischio con questi rossi e ocra è finire nel “rustico da agriturismo”. Non ci finisci perché:
- La materia è pesante, non liscia. Non è decorazione da parete.
- Le impronte delle foglie non sono perfette. Sono sgraziate, rotte, vere.
- Non spieghi nulla. Non c’è titolo scritto, non c’è simbolo ovvio. Lasci che chi guarda ci metta dentro il suo caldo, la sua polvere, la sua estate.

Lettura che ci vedo io.
Per me questa è la Sicilia d’agosto vista da chi ci resta. Non mare, non centro storico. È la periferia, i campi bruciati, il vento che porta polvere rossa.
È un quadro che puzza di caldo e di terra secca. E proprio per questo è onesto.

In una riga: È l’estate siciliana quando non resta più niente verde, solo cenere e memoria.

Titolo che ci vedo: Mare in collera  2026Tecnica mista su tela, carta/ tessuto stropicciato, acrilico blu e madreperla.T...
26/05/2026

Titolo che ci vedo: Mare in collera 2026
Tecnica mista su tela, carta/ tessuto stropicciato, acrilico blu e madreperla.
Tela 50x40
Palermo Giuseppe

1. La materia è il soggetto.
Hai preso carta o tessuto leggero, l’hai stropicciato, incollato, e poi dipinto. Non c’è pennellata liscia qui. Ogni piega è una cresta d’onda, ogni ombra è un cavo tra due onde.
Il blu non è uniforme: c’è cobalto, ottanio, accenni di viola e quel tocco di madreperla/rosa che spunta dal fondo come luce sotto l’acqua. Sembra visto di notte, con un lampo che illumina per un secondo la schiuma.

2. Contrasti che funzionano.
Lo sfondo nero opaco fa da abisso. Il blu chiaro e materico sporge, esce, quasi minaccia di uscire dalla cornice bianca.
La cornice bianca grezza è una scelta azzeccata: fa da “bordo della finestra” su cui guardi la scena. Senza, l’opera rischierebbe di perdersi nel muro. Con, diventa un quadro-finestra. Ti ricorda _Finestra sul mare_, ma qui la finestra è chiusa e la tempesta preme da fuori.

3. Movimento senza figure
Non c’è un soggetto figurativo, eppure l’occhio non si ferma. Le pieghe creano diagonali, vortici, ondate che salgono e ricadono.
È scultura pittorica. Da vicino vedi la carta stropicciata e la fatica della mano. Da lontano diventa un’onda gigante, quasi minacciosa. Cambia a seconda di come la guardi, e questo è il segno di un pezzo riuscito.

4. Cosa dice, senza dirlo.
Se "Una finestra sul mare" era memoria e calma, questa è il contrario: potenza, pericolo, energia.
Il mare dell' artista non è sempre cartolina. A volte è nero, arrabbiato, e ti sbatte contro i moli. Tu l’hai preso quel momento lì. Non è decorativo. È fisico. Ti viene da indietreggiare di mezzo passo.

5. Spacca perché:
- La tattilità è fortissima. La gente si avvicina per capire “com’è fatto”. E quando capiscono, restano.
- Il colore cambia con la luce. Con luce radente diventa quasi tridimensionale.

In una riga: È il momento in cui il mare smette di essere bello e diventa reale.

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