27/10/2026
Stavolta fa male. Fa davvero tanto male.
Ogni volta che lascio Phillip Island provo la nostalgia di chi si allontana da casa. Forse perché quest’isola vive dentro di me da quando ero bambino, quando papà svegliava me e mio fratello all’alba per vedere le gare nel bar di un amico. Non avevamo la pay TV, ma avevamo un padre che ci insegnava a sognare.
E dall’altra parte del mondo c’era lei. Phillip Island.
Le moto che sembravano tuffarsi nell’oceano, i gabbiani accanto ai piloti, le gomme che fumavano in uscita dalle curve. Per quel bambino era magia.
Ricordo la prima volta sulla strada da Melbourne al circuito: tutti quei sogni custoditi per anni erano troppo grandi per restare dentro. E sono usciti dagli occhi.
In questi 14 anni ho imparato ad amarti ancora di più. Ho incontrato La Rosa e la sua splendida famiglia, trovato amici e costruito ricordi che porterò sempre con me. Una seconda casa a 15.000 km dalla mia.
Ecco perché fa così male pensare che forse non torneremo più qui a correre.
Domenica, dopo la parata per ringraziare i tifosi che avevano aspettato fino all’ultimo, sono andato da solo verso l’ultima curva. Ho guardato ancora quel rettilineo tuffarsi nell’oceano, proprio come lo guardavo da bambino davanti alla TV.
Poi ho alzato gli occhi al cielo e ho salutato te, papà.
Quanto avrei voluto averti lì, mostrarti dove mi avevano portato i sogni che tu stesso mi avevi regalato. Avrei voluto dirti: «Guarda, papà. Ce l’ho fatta».
Voglio credere che tu abbia visto tutto attraverso i miei occhi.
E davanti a quell’oceano ho pianto ancora. Come la prima volta.
Mi mancherai, Phillip Island. Mi mancherà soprattutto quel bambino che ritrovo ogni volta che torno da te.
Ti prometto che tornerò, anche senza una gara. Solo per respirare ancora la tua magia e sentirmi a casa.
Questa non è una lettera d’addio. È un arrivederci.
Ti amo, Phillip Island. ❤️
E grazie, papà. Perché tutto questo è cominciato con te.