01/08/2026
Il 30 luglio 2026 quasi 60.000 persone attraversano il confine di Ceuta in poche ore. Il racconto ufficiale parla di "emergenza migratoria". Ma un'emergenza non si genera da sola: bisogna mobilitare tanta gente in poco tempo, bisogna che il controllo della frontiera venga meno.
In questo caso, la polizia di frontiera marocchina - solitamente capillare e brutale - smette di colpo di farlo. Giorni prima girano vari post sui social dove si dice che la Ceuta è pronta ad accogliere i migranti.
Non è la prima volta che accade. Nel 1975 la Marcia Verde: 350.000 marocchini fatti entrare nel Sahara Occidentale per consolidarne l'annessione, base dell'Accordo di Madrid ancora oggi rivendicato da Rabat. Nel 2021, 8.000 persone in due giorni, subito dopo che la Spagna aveva ospitato per cure mediche il leader del Fronte Polisario (Sahara Occidentale).
Ogni volta la stessa dinamica: un contenzioso politico irrisolto, seguito dall'apertura improvvisa dei confini come minaccia o come ritorsione.
Il nodo è il Sahara Occidentale, territorio del popolo Saharawi conteso da decenni. Nel 2020 Rabat firma gli Accordi di Abramo e ottiene da USA e Israele il riconoscimento della propria sovranità sul territorio. La Spagna, dopo la rottura del 2022, sta ricucendo i rapporti con l'Algeria - che sostiene invece il Fronte Polisario - e proprio a fine luglio Sánchez era ad Algeri per rilanciare la cooperazione energetica. Per Rabat è arrivato il momento di ricordare a tutti chi comanda sulla partita del Sahara.
Dal 2021 Marocco e Israele hanno un accordo di cooperazione sulla sicurezza. Nel gennaio 2026 firmano un piano di lavoro militare congiunto durante il terzo Comitato militare bilaterale. Sistemi antimissile Barak MX, droni suicidi SpyX prodotti in loco: il Marocco è ormai una potenza militare nordafricana costruita in partnership con Israele. Un alleato che agisce sapendo di avere copertura, e quindi senza timore di sanzioni internazionali.
Sánchez ha rifiutato le basi di Rota e Morón agli USA durante la campagna contro l'Iran. Non ha raggiunto gli obiettivi di spesa NATO. Ha condannato Tel Aviv per i massacri a Gaza. Il risultato: un'email interna del Pentagono, rivelata da Reuters, valutava la sospensione della Spagna dalla NATO. E c'è un dettaglio tecnico che pochi conoscono: l'articolo 6 del Trattato di Washington esclude i territori dell'Africa continentale dalla difesa collettiva NATO. Ceuta e Melilla, legalmente, sono scoperte in caso di attacco.
A marzo 2026 Michael Rubin, dell'American Enterprise Institute, scrive che la Spagna è "una potenza coloniale" a Ceuta e Melilla. Pochi giorni dopo il deputato Mario Díaz-Balart, vicino a Marco Rubio, dichiara che le due città "non si trovano nel territorio geografico della Spagna". Non sono opinioni isolate: sono la costruzione pubblica, passo dopo passo, di una cornice politica che un domani potrebbe giustificare il riconoscimento americano della sovranità marocchina su Ceuta e Melilla - esattamente come già avvenuto per il Sahara Occidentale.
Mentre oggi a Rabat incassano i dividendi diplomatici di questa carognata, decine di famiglie marocchine piangono i propri figli annegati nello Stretto.
La stampa europea intanto racconta la storia come "assedio", "invasione", "frontiere fuori controllo" - senza nominare mai gli attori statali coinvolti: Rabat, Washington, Tel Aviv.
L’atto finale di questa isteria collettiva è la sospensione degli accordi di Schengen, propaganda comoda per le destre che vanno al voto in Spagna e in Italia.
Le persone che nuotano nello Stretto o varcano i valichi non sono la crisi. Sono lo strumento di una crisi decisa altrove, per obiettivi che nulla hanno a che fare con loro: consolidare un'alleanza militare, punire un governo che non si allinea, riscrivere gli equilibri del Mediterraneo occidentale.
I migranti sono “carne da gommone” usati come mezzo di una nuova guerra ibrida, soprattutto quando la gestione dei flussi è ancora militarizzata, cosi da dover ricorrere ad accordi bilaterali (e tangenti) tra governi sadici per gestirla.