09/06/2023
È l'imbattersi di una giornata grigia nell'imbrunire, forse d'inverno. L'occhio del fotografo si volge verso la campagna appena sfumata da una neve sporca, su cui emergono le masse scure degli alberi. Poi lo sguardo ritorna sulla strada. Ed ecco che, quasi all'improvviso, si accendono le luci. Pioviggina. La superficie stradale diventa lucida e il riflesso dei fari dell'automobile si allunga. Tutto assume una tonalità rossa: un rosso nervoso, eccitato. La visione viene distorta. I fari, in lontananza, brillano come occhi spaventati. Paolo è lì: alla guida della sua automobile, ma anche - paradossalmente - alla guida della sua fotografia. Non si lascia ingannare. L'immagine, pur essendo sovraesposta al limite del parossismo, tiene. La macchina fotografica, come il volante, non si scompone. Anzi: la fotografia segue, come l'auto, un percorso nitido e chiaro, senza imperfezioni. Il colore diventa luce; la luce diventa uno stato d'animo. Giovanna Rossi, una critica d'arte, ha scritto: "I momenti rubati per strada diventano testimonianze viventi della realtà. Non sono semplici istanti catturati prima della loro inevitabile scomparsa, sono frammenti di eternità, fotogrammi di una pellicola infinita". Ecco perché la fotografia di Paolo attrae tanto.
Paolo non è un neo-impressionista, né un realista superficiale; né tanto meno un concettuale o un metafisico. La sua fotografia è pura, fatta appunto di luce che si trasforma in colore. Le ombre che crea rendono plastica l'immagine. L'occhio che guarda e che riceve gli impulsi è l'occhio di un uomo contemporaneo: attento, piuttosto, a distinguere le variazioni di sensazioni di fronte a una realtà in continua evoluzione. Potremmo paragonarlo allo sforzo compiuto quasi un secolo fa dai futuristi, nel tentativo di fissare le mutazioni della realtà senza distorcerla. E, dato che abbiamo accennato ai futuristi, potremmo inserire anche il genio di Federico Fellini, dentro a un perpetuo gioco con il dinamismo della pellicola cinematografica. Ancor di più, negli ultimi mesi Paolo ha ampliato le sue immagini per trasfigurare in modo fantasioso il dato reale di partenza.
L'automobile, appunto. Essa è lo strumento per ottenere, attraverso la velocità che si trasforma in colore e luce, gli effetti di una realtà che, come detto, tende a diventare irreale. Pensiamo ad una foto sul "fortissimo", come Rossi di sera. I due lampioni in alto richiamano le luci incandescenti di Balla, mentre le sfumature traslucide sulle carrozzerie delle automobili richiamano, seppur vagamente, certe modulazioni timbriche di Battiato. La corrente artistica è quella; e si distingue chiaramente, proprio per la sua qualità fotografica, dall'espressionismo astratto degli artisti americani, così come dalla loro prosecuzione in chiave iperrealista. "Questa luce è per me", scrive Paolo nel titolo di una sua meravigliosa fotografia, in cui la luce diventa grigia sull'asfalto bagnato, ma non perde la sua forza che potremmo definire animistica. È evidente che ci troviamo a metà strada tra la fotografia e la pittura. Il punto saliente è proprio questo: nessuna delle due tecniche prevale sull'altra. Si intrecciano, si sovrappongono, si identificano l'una nell'altra. La luce scaturisce dalla materia, non da un'illusione. La fotografia diventa "corpo", assume perfino le sfumature delle "spatole" per toccare la nostra sensibilità. La fotografia rimarrebbe fredda se non fosse accompagnata, a sostenerla, dal calore della pittura. Paolo lo sa bene: tanto che si impegna a esaltare (soprattutto nei dettagli ravvicinati) la qualità materica del colore, al di là di ogni piattezza computazionale.
Lui, nato per far servizi fotografici e affermatosi come tale, non concepisce l'immagine come un singolo fotogramma: se mai desidera caricarla di una temporalità che corrisponde all'atto stesso di scattare la foto, dunque alla sua stessa gestualità. Il semaforo non rimane per sempre rosso: la nostra aspettativa prevede l'arrivo del verde, anche se la transizione non è immediata né esplicita. Siamo noi, in altre parole, che attraverso la provocazione di Paolo arriviamo all'intuizione di una realtà nuova, diversa da quella stereotipata della fotografia. Il segreto, in fondo, risiede nella sensibilità dell'artista che si avvale di una manualità sottile ma perfettamente coerente: quella dell'antica e sempre nuova pittura