02/03/2026
Dovevo riflettere lontana dal costante brusìo di un mondo che corre veloce. Mi sono fermata. Una scelta, la mia, che va contro ogni logica di comunicazione. Se ti fermi scompari, smetti di esistere. Un rischio, forse? Probabilmente sì. Ho però scelto di rischiare per un mese: spoiler… i mesi sono diventati due.
Non c’è molto da spiegare. Quando tutto diventa troppo, fare un passo indietro dovrebbe essere la regola. Per mollare tutto? No. Per restare.
Ci hanno insegnato che il riposo è debolezza. Che fermarsi è un difetto. Che bisogna esserci sempre, produrre sempre, mostrarsi sempre. Sì, mostrarsi. Possibilmente con il sorriso, con tanta sicurezza, sempre vincenti, belli, sciolti, impeccabili: perfetti!
Io non la vedo più così.
Quando lì fuori tutto fa troppo rumore e il sovraccarico diventa pesante, mi do il permesso di rallentare. Se rallenti perdi qualcosa? Gli altri vanno avanti e tu resti indietro? Io penso che ci siano più rischi a non fermarsi. Continuare in questa incessante corsa verso il nulla, inseguendo schemi preimpostati, vuol dire solo una cosa: smettere di rinnovarsi.
Quando non mi rinnovo, mi annoio. Quando mi annoio, mi spengo.
Oggi, in questo post, ho allegato una foto fatta a Natale. Postarla a marzo non ha alcun senso strategico. Non è coerente con i tempi. È fuori stagione… ma mi piaceva per come si sposa con l’idea di leggerezza, del non prendersi troppo sul serio. Questo è il motore che muove le mie scelte: fare ciò che ha senso per me.
In queste settimane sto rivedendo molte cose. Da qui alla fine del mese cambierà qualcosa nella struttura del mio lavoro. Ve lo racconterò a breve. Questo mi porterà ad adottare una nuova forma della fotografa che sono stata finora, non nella sostanza però.
A primavera si risveglierà dal letargo anche “Non ti scordar di me”, la mia newsletter. Vi esternerò una riflessione che ho maturato in quest’ultimo periodo e parlerà di fotografia non intesa come immagine, ma come linguaggio. Per chi non fosse ancora iscritto, può trovare il link in bio.
Vi saluto con una domanda: quando vi siete dati il permesso di fermarvi, l’ultima volta, senza sensi di colpa?
Ciao
Con leggerezza,
Laura