08/03/2026
📖 Appunti di viaggio
Trovare la forza nella forma. Scoprire 𝑛𝑒𝑘𝑜 𝑎𝑠ℎ𝑖 𝑑𝑎𝑐ℎ𝑖 come transizione, acqua che si muove in una bottiglia.
Valutare che tutto nasce dal fondamentale, da quella precisione chirurgica che dall’esterno potrebbe sembrare un ideale inutile, estremo, non funzionale, e che invece si rivela metodo di studio, strumento e chiave di volta.
Prendere il 𝑘ℎ𝑖𝑜𝑛, scomporlo, ricomporlo, interpretarlo in maniera sempre diversa. Tradurlo in 𝑘𝑢𝑚𝑖𝑡𝑒.
Studiare il 𝑏𝑢𝑛𝑘𝑎𝑖 dal piccolo al grande, dal semplice al complesso, muoversi per gradi, aggiungere complessità, togliere reazione.
𝐾𝑎𝑚𝑎𝑒 𝑔𝑒𝑑𝑎𝑛 𝑏𝑎𝑟𝑎𝑖 indietro, ma avanti. Come concetto basilare in ogni tipo di applicazione. Il fastidio dell’avversario che è troppo vicino. La frizione delle sinapsi quando sai di essere nel raggio d’azione dell’altro.
Molti anni fa, durante uno stage, il maestro Shirai disse che 𝒊𝒍 𝒌𝒂𝒓𝒂𝒕𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒆' 𝒕𝒆𝒄𝒏𝒊𝒄𝒂. Da allora, porto con me quell’affermazione, domandandomi sempre e allora 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠’𝑒'?
Tante volte mi è parso di intravedere una risposta; la trovo e mi sfugge; un’intuizione che va e viene.
L’allenamento di questo fine settimana ha acceso nuovamente una luce.
Non la tecnica, ma la strategia.
Non la tecnica, ma la forma.
Non la tecnica, ma l’energia.
Non la tecnica, ma l’intenzione.
E ricordare che quello che siamo come karateka ci deve accompagnare fuori. Che questa disciplina è modo di vivere. Nel rispetto delle convenzioni che ci siamo dati e nel rispetto dalla persona.
Non tecnica, ma valore.