07/12/2021
Ne sono convinto, dicevo, perché a volte quando scrivo, la mia mano si estranea e ricalca scene distanti dal mio tempo.
Ad esempio, nell’agosto del 2017 avevo pubblicato una poesia dal titolo “Un’abitudine da abolire”, che cominciava così: “Se avessi un grandioso potere/vorrei fare una giusta riforma/abolirei qualcosa che non serve/qualcosa che si rivela dannosa…”. L’abitudine da abolire era la famosa stretta di mano ai funerali, e la poesia terminava con un esplicito invito -forse al mondo- a prenderne atto. Che dire! A quel tempo, le mie parole apparivano insignificanti, sicuramente imbevute in una pazza utopia. Ma il tempo -sì, quel coso che misura la nostra vita- a partire dai primi mesi del 2020, ha abolito tale abitudine che regnava, molto probabilmente, da secoli. Ancor oggi, ogni necrologio riporta una dicitura di questo tipo: “È vietata la stretta di mano al termine della celebrazione”.
Non sono un profeta, non sono nulla. Ci sono momenti, dicevo, in cui capita che la mia mano scriva parole disincantate dalla realtà. E sinceramente non me lo so spiegare neanche io. In questi anni ho scritto tante “cosucce”, ho pubblicato un libro con altrettante “cosucce” e il tempo -sì, quel coso che misura la nostra vita- per alcune di esse -che attendevano riscontro- ha fornito, ancora una volta, una precisa risposta. Potrei citare il testo del mio “Natale Off-Line”, pubblicato -non casualmente- nel dicembre del 2019, che per quanto mi riguarda è stato l’ultimo Natale che abbiamo vissuto in un “mondo diverso”. Ma in questo momento non mi va di parlare di quel testo.
La mia presenza su questo social non è retribuita, sia chiaro. E soprattutto, non sono pagato da nessuno per sponsorizzare una precisa logica di pensiero. Quello che scrivo è esattamente il prodotto di ciò che penso. È frutto del mio Io, e dell’interazione dei miei mondi. Le mie parole non obbediscono alle leggi di uno spudorato marketing, non seguono la massa composta da quei presunti scrittori che, ogni giorno, riempiono i vostri occhi con frasi “da commercio”, al fine di non assumere “posizioni”, di non perdere “consensi”, di continuare ad essere diversi da “se stessi”, e a vendersi e a rivendersi infangando l’essenza dell’arte. La situazione è semplice ed è valida per la maggior parte degli abitanti della terra: in pochi rischiano di mostrarsi, di uscire fuori dai campi innocui ed esporsi nel nome di alcuni sani principi. A grandi linee si parla solo d’amore. È facile. È un “tema contraccettivo”, e poi, francamente, a quale tipo d’amore si fa riferimento, in un mondo degradato che disconosce i sani sentimenti? L’amore è per pochi, e capita che quei pochi si nutrano -di esso- in silenzio.
In un mondo come questo, lo so, potrà apparire strano… ma io vivo a modo mio. Mi drogo con i libri, faccio monologhi con le chitarre, e mi ubriaco con lunghi sorsi di parole. Le bottiglie vuote le conservo, strappo le etichette e cerco di farci entrare dentro un po' di mare. Ma nella vita non faccio solo questo. Ad esempio, tra le cose che non faccio, vi è “l’elemosina dei consensi”, e sto bene con me stesso, anche quando non vengo compreso. C’è una forza interiore che mi spinge, che mi fa strada, che mi sostiene anche quando qualcuno mi vuol fare cadere. Sono abituato ad alzarmi con il piede giusto, e a non guardare dietro di me tutto ciò che diventa piccolo agli occhi del mio cuore. Sono stato sempre selettivo, e più tempo passa, e più mi rendo conto dell’importanza di tale misura. In un mondo con 7,4 miliardi di abitanti, solo una piccola frazione è composta da essere umani: sorrido ogni qual volta ne incontro uno.
Eppure, in questo piccolo angolo virtuale, la vita mi ha fatto conoscere tante belle persone. Ho interagito personalmente con molti di Voi, e ho capito che in questo mondo, in fondo, non si è mai soli. Le anime “compatibili” si incontrano sempre da qualche parte. Ho creato questo spazio per saziare una mia necessità: raccontare. C’ho “piantato”, giorno dopo giorno, le mie parole; le ho coltivate, proprio come fanno i contadini. Ho condiviso il mio raccolto, e non ho mai chiesto a nessuno nulla in cambio. Non so fin quando continuerò a coltivare questo giardino. Questo social continua a limitare la visibilità dei post e soprattutto vedo un brutto temporale che si avvicina, e per la strada la gente non guarda più il cielo. La gente non si accorge di nulla.
Credo di aver scritto già molto. Ma ci tenevo a perdere questo tempo. Che poi non è tempo perso, se almeno un solo essere umano si rispecchia in alcune sfumature di queste parole.
Quel “Green” che mi porto dietro è nato prima di questa storia. Io, di verde, ho gli occhi, e mi basta questo “dono” per continuare ad essere libero.
Green Eyed Vincent