26/10/2026
Sabato, al concerto di Max Gazzè , mi è successa una cosa strana.
A un certo punto ero talmente dentro la musica e concentrato sui musicisti che ho cominciato a sentire quasi fisicamente quello che vedevo.
I polpastrelli sui tasti del pianoforte.
Il legno delle bacchette tra le dita.
Le corde della chitarra e del basso sotto i polpastrelli.
Il freddo dell’ottone tra le mani del trombettista.
Il contatto con la pelle dei tamburi.
Come se, per qualche istante, guardare fosse diventato anche toccare.
Poi è arrivata Mentre dormi.
Ci sono canzoni che mi fanno piangere. Mi succede anche con alcuni film. Non è un pianto triste. Sono lacrime piene, che arrivano senza fatica e senza bisogno di trattenerle. Una specie di sfogo, ma sereno.
E ogni volta, per qualche motivo che non so spiegare, quella sensazione mi riporta all’infanzia.
Ripensandoci dopo il concerto, ho capito che conosco molto bene anche l’altra sensazione.
È quella che provo quando faccio la “mia” fotografia.
Non succede sempre. Succede quando sono sereno, quando non sto cercando a tutti i costi un’immagine e qualcosa di inaspettato e curioso compare davanti ai miei occhi.
In quei momenti la fotografia è già lì. La vedo immediatamente nella sua composizione.
Ma non la vedo soltanto.
Sento la materia delle cose. L’aria sulla pelle. La temperatura. Gli odori. Le superfici. La luce.
Questa fotografia è uno di quei momenti.
16 agosto 2026, Eraclea Minoa.
Sono in campeggio con Eva ed Eliana. È mattina presto e stanno ancora dormendo.
Davanti a me ci sono la sabbia, il mare, cinque ombrelloni chiusi, i colori, l’aria del mattino, i profumi.
E silenzio.
Ricordo soprattutto una sensazione di completo benessere. Di essere esattamente lì, dentro quel momento, senza desiderare altro.
Forse è questo il filo che unisce cose apparentemente così diverse.
La musica, alcune immagini, alcuni film, la fotografia.
Ci sono momenti in cui sto così bene da riuscire a sentire moltissimo.
A volte sento quasi la materia di ciò che guardo.
A volte scatto una fotografia.
A volte piango.
E forse sono soltanto modi diversi che ha il mio corpo di dirmi che, in quell’istante, sono completamente presente.