23/04/2026
𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀, 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞.
È quanto si è respirato ieri al 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐀𝐥 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨, davanti a una platea ampia e partecipe, in occasione della 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔/𝟐𝟎𝟐𝟕: un appuntamento che ha assunto il tono di una dichiarazione d’intenti, più che di una mera illustrazione di cartellone.
La presenza di 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐨 𝐅𝐢𝐜𝐚𝐫𝐫𝐚 𝐞 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐧𝐚 𝐀𝐮𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 ha contribuito a restituire il senso di un progetto che ambisce a coniugare qualità artistica e capacità di dialogo con pubblici diversi, senza indulgere a facili scorciatoie. Ma al di là dei nomi – pur significativi – 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐁𝐢𝐛𝐢 𝐀𝐮𝐠𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐨 𝐬𝐢 𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐜𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐌𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐀𝐥𝐝𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐮𝐫 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢̀𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐯𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀.
Il cartellone annunciato appare costruito con attenzione quasi sartoriale: grandi produzioni, interpreti di primo piano, ma anche una chiara volontà di tenere insieme tradizione e contemporaneità. Un equilibrio non scontato, soprattutto in un contesto – quello palermitano – dove l’offerta culturale vive da anni una tensione costante tra eccellenze isolate e fragilità strutturali. In questo quadro, 𝐀𝐥 𝐌𝐚𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐯𝐢𝐫𝐭𝐮𝐨𝐬𝐨: 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐠𝐞, 𝐧𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢, 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚.
Ed è qui che il discorso si allarga inevitabilmente al piano politico, nel senso più alto del termine. 𝐈𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐜𝐨𝐥𝐢, 𝐦𝐚 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞. 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚, 𝐢𝐧 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨.
Il ringraziamento rivolto alla direzione e al personale del teatro non è dunque rituale, è il riconoscimento di un lavoro quotidiano che tiene insieme passione, competenza e responsabilità. In tempi in cui il sistema teatrale nazionale affronta trasformazioni profonde – tra nuove modalità di fruizione e sostenibilità economica – esperienze come quella del Teatro Al Massimo indicano una possibile traiettoria: radicamento territoriale, qualità artistica e apertura.
Il teatro è vita, si è detto. Ma perché continui a esserlo, occorrono luoghi che sappiano incarnarlo con continuità e visione. A Palermo, questa storia – tutt’altro che scontata – prosegue. E merita attenzione, sostegno e, soprattutto, partecipazione.
Teatro al Massimo Palermo