08/09/2026
L’8 settembre 1943 è una data che ha segnato profondamente la storia d’Italia. Con l’annuncio dell’armistizio, il Paese precipitò nel caos e nei giorni successivi l’occupazione tedesca trasformò anche Padova in uno dei luoghi decisivi della lotta per la libertà. Proprio attorno all’Università di Padova iniziò a svilupparsi una rete clandestina destinata ad avere un ruolo fondamentale nella Resistenza veneta. Egidio Meneghetti, Concetto Marchesi e Silvio Trentin furono tra i protagonisti della nascita del Comitato di Liberazione Nazionale regionale veneto, mentre Palazzo Bo divenne uno dei centri operativi della Resistenza. Studenti, docenti e uomini di cultura misero le proprie conoscenze e la propria vita al servizio della libertà, pagando spesso un prezzo altissimo. Furono 116 i caduti dell’Università nella lotta al nazifascismo, 107 dei quali studenti. Per questo, nel 1945, l’Ateneo di Padova ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare, unico ateneo italiano a ottenere questa onorificenza. E oggi, proprio a Palazzo Bo, una scultura sembra raccontare tutto questo senza bisogno di parole: è il Palinuro di Arturo Martini, dedicato a Primo Visentin, nome di battaglia “Masaccio”, laureato a Padova e comandante partigiano, ucciso il 29 aprile 1945, pochi giorni dopo la Liberazione. Martini si ispirò al nocchiero di Enea, Palinuro, che dopo aver raggiunto la riva trovò la morte. Una figura diventata così simbolo di chi riuscì a vedere vicina la libertà senza poterla vivere. Guardando oggi questa scultura, nel cuore dell’Università, il pensiero torna a quei giorni dell’8 settembre e a Padova, che seppe trasformare uno dei momenti più drammatici della nostra storia in una straordinaria pagina di coraggio e di impegno civile. Ricordare quella data significa anche ricordare gli uomini e le donne che, con il loro sacrificio, contribuirono a riconquistare la libertà che oggi abbiamo.
Foto di Maristella Menin