17/06/2025
L’estate non è ancora esplosa del tutto, ma il caldo ha già iniziato a fare danni, soprattutto nei luoghi di lavoro esposti. Cantieri, campi, magazzini e strade: gli effetti della crisi climatica stanno trasformando l’estate italiana in una stagione ad alto rischio per chi lavora. E mentre il fenomeno accelera, il nostro sistema normativo e organizzativo appare drammaticamente impreparato.
Non si tratta più solo di disagio. L’aumento delle temperature ha un effetto diretto sulla salute dei lavoratori e sulla loro sicurezza. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research e riportato da Il Venerdì, il caldo estremo provoca in Italia oltre 4.000 infortuni l’anno. I più colpiti sono i lavoratori dell’edilizia, dell’agricoltura e della logistica, spesso soggetti a turni lunghi in ambienti esterni o privi di adeguate protezioni.
Secondo i dati dell’International Labour Organization, il 70% della forza lavoro mondiale è influenzata negativamente dal cambiamento climatico, con impatti psicofisici che vanno ben oltre il colpo di calore: cali di attenzione, rischio incidenti, e perdita di produttività.
Per far fronte a questa nuova emergenza, l’Inail ha redatto un decalogo con regole pratiche per ridurre i rischi legati al caldo: idratarsi costantemente, indossare abiti chiari e traspiranti, anticipare i turni ed evitare i picchi di calore, fare pause più lunghe. Sembra un elenco di buonsenso, ma assume un valore salvavita in un contesto dove il rischio di collasso fisico è diventato quotidianità.
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