30/10/2025
Scattai questa sequenza di fotografie a Mimmo Jodice nel 2004 nel suo studio mentre parlava con qualcuno ed io aspettavo per intervistarlo per la mia tesi di laurea sulla rappresentazione fotografica del pellegrinaggio alla Madonna dell'Arco. Jodice era stato autore, insieme a Roberto De Simone, dell'importante "Chi è devoto" e aveva, all'inizio della sua carriera, fotografato i riti e le feste popolari. Io provavo un po' di inutile timore reverenziale nei suoi confronti e non sapevo bene come gestire un'intervista; lui, dal canto suo, non aveva tantissimo da raccontare su quei primi lavori. Aveva infatti quasi subito abbandonato la documentazione per dedicarsi a una fotografia che invece di rappresentare la realtà, con una sua interpretazione, ne costruiva una nuova, inedita. Ha fatto, in definitiva, ciò che fanno i grandi artisti, che non raccontano un luogo o un tempo, ma lo creano. Penso, in particolare allo straordinario "Vedute di Napoli" nel quale Jodice inventa una città completamente nuova fotografando l'invisibile. E così ha continuato a fare con la sua ricerca sul Mediterraneo e il Mito. Ha fotografato il Tempo.
È incredibile come in poche ore abbiamo perso, oltre lui, anche James Senese. Due artisti, due uomini dai percorsi diversi ma che in comune avevano il fatto di essere partiti da Napoli e aver portato il loro immaginario fuori dal perimetro urbano e addirittura nel resto del Mondo. Com'è triste, al contrario, questa città accartocciata su se stessa e la sua rappresentazione macchiettistica per raccattare gli spicci che lanciano i turisti. Mai come in questo momento, artisti come loro, mancheranno tantissimo.