Il magico mondo della fotografia

Il magico mondo della fotografia Un omaggio al mondo fotografico di tutti i tempi

Quando nel 2003 la regina scoppiò a ridere passando accanto al principe Filippo che indossava la divisa da guardia della...
22/05/2026

Quando nel 2003 la regina scoppiò a ridere passando accanto al principe Filippo che indossava la divisa da guardia della regina.

"Una volta ho provato ad essere normale. Sono stati i due minuti peggiori della mia vita".Jack Nicholson
17/05/2026

"Una volta ho provato ad essere normale. Sono stati i due minuti peggiori della mia vita".

Jack Nicholson

In questa fotografia, Nicolai Machuliak, un abitante di un villaggio della Siberia, è immortalato mentre dona dei boccon...
14/05/2026

In questa fotografia, Nicolai Machuliak, un abitante di un villaggio della Siberia, è immortalato mentre dona dei bocconi di carne a una mamma orsa e ai suoi cuccioli. U.R.S.S., 1976.

Una famosa attrice in braccio alla sua mamma. Chi è? L’avete riconosciuta?
10/05/2026

Una famosa attrice in braccio alla sua mamma. Chi è? L’avete riconosciuta?

Nel 1963 lo sceneggiatore Terry Sothern, durante la realizzazione de "Il Dottor Stranamore", diede a Stanley Kubrick una...
09/05/2026

Nel 1963 lo sceneggiatore Terry Sothern, durante la realizzazione de "Il Dottor Stranamore", diede a Stanley Kubrick una copia del libro "Arancia Meccanica", scritto da Anthony Burgess.
"Dovresti leggerlo Stanley, è straordinario" gli disse Sothern. Kubrick lo lesse ma non ci capì nulla...Il problema era la lingua, il Nadsat, la lingua che Burgess aveva inventato per il romanzo. Kubrick pensò: "Nessuno lo leggerà. Nessuno lo guarderà, nessuno lo capirà". E così inizialmente rifiutò l'idea del progetto.
Ma Stanley era un innovatore, un "camaleonte" del cinema; ogni film affrontava un genere diverso, un periodo diverso, una storia diversa, un rischio diverso. Nel 1970, Stanley voleva superare se stesso; a Stanley non interessava la normalità, lo annoiava a morte. Voleva realizzare "il più grande film sui giovani". Fece scrivere a Burgess, l'autore del libro, la sceneggiatura per il film, ma la gettò poco dopo. Pensò che avrebbe potuto fare di meglio da solo.
Disse: "Ho il libro, non devo far altro che seguirlo". Quindi invece di portarsi dietro una sceneggiatura, portava con se il libro.

"Arrivava sul set, apriva il libro e diceva: "Bene, pagina 27. Oggi facciamo questa. Come la facciamo?"
E poi si sedeva li con gli attori e i tecnici per trovare il modo in cui farla." (John Baxter - autore della biografia del regista)

Quando Kubrick iniziò le riprese, decise di rimanere estremamente fedele al romanzo; decise di mantenere il Nadsat, quella strana lingua che secondo Stanley, almeno inizialmente, nessuno avrebbe nè accettato nè capito.
Stanley notò Malcolm McDowell nel film drammatico "Se".
Aveva quell'aspetto fanciullesco e amabile nonostante una "natura cattiva" che per Kubrick era la chiave di tutto. Malcom riusciva ad essere uno squilibrato mentale in maniera stupefacente. L'altra e unica persona che fu presa in considerazione, anche se successe prima dell'arrivo di Kubrick, fu Mick Jagger.
Jagger avrebbe dovuto interpretare Alex e gli altri membri dei Rolling Stones sarebbero dovuti essere i restanti drughi. Ma Kubrick non ci stava; disse che se Malcolm McDowell non fosse stato disponibile, non avrebbe fatto il film.

"Conobbi Stanley, perche aveva visto "Se".
Mi disse di averlo visto 5 volte e non so se fosse vero. Andai ad incontrarlo, insomma, facemmo una bella chiacchierata. Parlammo per 45 minuti o un'ora, del più e del meno. Alla fine dissi: "Mi volevi per qualcosa in particolare?" e lui ripose: "beh, c'è un libro che sto pensando di adattare per il cinema." ed io dissi: "oh, che libro?" e lui: "Beh, sai preferisco non dirlo." io dissi: "oh capisco. beh, lo devo leggere o no?" e lui: "Hai mai letto "arancia meccanica?" Ed io: "no. Lui disse: "beh leggilo e chiamami". Comunque, alla fine del nostro colloquio potei constatare quanto fosse paranoico. Voleva propormi una sceneggiatura dandomene solo la copertina! Dopo avergli giurato di mantenere il massimo riserbo sul progetto me la diede. Lessi Arancia Meccanica una volta. Non capii nulla. La lessi una seconda volta: era geniale e il personaggio di Alex un’occasione incredibile. Capii che se io avessi fatto la mia parte, lui avrebbe reso il film eccezionale. Così fu. (Malcolm Mcdowell)

Stanley dedicava molto tempo alle prove; spesso la troupe veniva convocata alle 6 del mattino e veniva congedata a mezzanotte.

"Non ho visto i miei figli per un sacco di tempo. Erano a letto quando uscivo e anche quando rientravo. Non c'era tregua. Non ci diceva mai: "stasera non si lavora". Oppure: "Facciamoci una birra e parliamo del film". (Bill Butler - Montatore)

Stanley voleva rendere il suo film il più realistico possibile; nella scena in cui Alex è sottoposto alla terapia dell'avversione, per mantenere gli occhi aperti dell'attore, decise di procurarsi le famose graffette di metallo. Malcolm se ne stava seduto con la camicia di forza, con queste graffette che gli tenevano gli occhi spalancati. Dopo 30 Ciak, con gli occhi ancora bloccati dalle graffette, Malcolm fu preso dal panico; urlò e si arrabbiò e diede uno strattone con le braccia per cercar di liberarsi dalla camicia di forza, ma così facendo urtò contro una delle graffette. Si graffiò una cornea e si procurò un dolore infernale.
Nella scena in cui viene preso e brutalizzato dai suoi vecchi amici, la testa di Malcolm fu immersa in un abbeveratoio per maiali. Kubrick fece colorare l'acqua usando degli estratti di carne. Dopo 27 ciak in cui veniva inzuppato in questo schifoso brodo freddo, Malcolm esausto disse che il solo odore di quella roba, l'avrebbe disgustato per sempre.
La scena dell'aggressione nella villa dello scrittore Frank Alexander e di sua moglie, fu girata per 5/6 giorni di fila. Kubrick non era soddisfatto, credeva che la scena fosse piatta, statica e non funzionasse. Durante una conversazione con Malcolm Mc Dowell, chiese all'attore: "Conosci qualche canzone?" Malcolm rispose: "si,. Singin' in the rain". e Kubrick disse: "Ok aspetta un minuto".

"Provammo questa sequenza per giorni ma non funzionava. Poi ad un tratto vidi Malcolm ballare e cantare "Singin' in the rain" e allora dissi: Ma che facciamo? Che cos'è ? Un musical?.
In quel momento Stanley cominciò a filmare, io gli dissi: "Stanley dobbiamo chiedere il permesso, è una canzone famosa. E lui: "sali in macchina".
Tornammo ad Abbot's Mead e comprò i diritti di "Singin' in the rain" per una cifra intorno ai 10.000 dollari per 30 secondi di scena. Comunque, comprò i diritti, tornammo sul set ed iniziammo le prove...fu la svolta." (Bernard Williams produttore)

La musica di Beethoven e Rossini, non è una semplice colonna sonora a corredo di una storia, per sottolinearne magari alcuni toni e momenti. E' uno strumento portante per definire e completare i contenuti, quanto mai legata e funzionale alle immagini, in totale simbiosi con esse.
Arancia Meccanica, come quasi tutti i film di Stanley Kubrick, ha segnato in maniera indelebile l’immaginario cinematografico. Sono molte le leggende intorno all'uscita di Arancia Meccanica. Quando uscì, fu largamente screditato e ritenuto estremamente sgradevole.
In Gran Bretagna nel 1974, Kubrick fu costretto a ritirare la pellicola per le continue minacce ricevute da chi lo accusava di aver creato una macchina che avrebbe solo alimentato la violenza. Chi acclama l’opera come un capolavoro si esalta di fronte al tentativo di Kubrick di difendere la libertà di scelta dell’uomo, anche di sbagliare. Luis Buñuel ha detto di Arancia Meccanica che è “l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno”. E a riguardarlo oggi, dopo quarantacinque anni, Arancia Meccanica sembra davvero il ritratto del nostro mondo.

Arancia Meccanica (1971)

Grazie a Se7enth Art

Lontano 1945, una donna di Bagnara calabra porta un pesce spada sulla sua testa.
06/05/2026

Lontano 1945, una donna di Bagnara calabra porta un pesce spada sulla sua testa.

L’isola delfino a largo tra Capri e Positano
04/05/2026

L’isola delfino a largo tra Capri e Positano

Bob Marley sul suo tour bus con un dito del piede fasciato, 1977. In quel dito si sviluppò il melanoma che avrebbe poi p...
01/05/2026

Bob Marley sul suo tour bus con un dito del piede fasciato, 1977. In quel dito si sviluppò il melanoma che avrebbe poi portato alla sua morte nel 1981.

Giamma Nannini
29/04/2026

Giamma Nannini

26 Aprile 2003: Blue John Canyon, Utah.Era una splendida giornata di sole quando l'alpinista statunitense Aron Lee Ralst...
27/04/2026

26 Aprile 2003: Blue John Canyon, Utah.

Era una splendida giornata di sole quando l'alpinista statunitense Aron Lee Ralston si stava dedicando alla sua più grande passione: arrampicarsi su quelle stupende pareti di roccia. Mentre scendeva in uno dei numerosi stretti passaggi del canyon smosse accidentalmente un grosso masso. In un attimo Aron si ritrovò con il braccio destro schiacciato e incastrato tra la parete di roccia e il masso. Il dolore accecante lo portò istintivamente a retrarre la mano ma in quell’attimo si rese conto di qualcosa di terrificante: il braccio era saldamente incastrato e niente lo avrebbe potuto aiutare a sfilarlo.

Mentre cercava con ogni sforzo di sfilare il braccio o smuovere il masso, un atroce pensiero lo bloccò: nessuno sapeva della sua giornata tra le montagne, nessuno sarebbe mai potuto ve**re a salvarlo.
Aron Ralston si trovava a 20m dalla superficie, bloccato da un masso di 360kg: sarebbe morto là sotto.
Il desiderio di fuggire da lì lo portò a provare e riprovare a smuovere e a spezzare in qualche modo il macigno. Niente da fare, il masso era di solida roccia e l’enorme peso rendeva ogni tentativo vano.

Due burritos e 350ml di acqua erano tutto ciò che aveva a disposizione per ritardare la sua morte. Sorseggiando la poca acqua e dando piccoli morsi al cibo Aron rimase laggiù, in mezzo a quello stretto canyon per 3 interi, lunghissimi, logoranti giorni. A quel punto la disidratazione cominciò a farsi sentire e Aron, stremato e in preda alle allucinazioni, cominciò a prendere in seria considerazione quello che inizialmente era sembrato solo uno stupido pensiero: se voleva uscire vivo di lì avrebbe dovuto amputarsi il braccio.

Tutto ciò che aveva era un piccolo coltello tascabile. Cominciò così a fare dei tagli superficiali all’altezza dell’avambraccio. Aron sapeva che doveva andare oltre e così cominciò ad affondare ulteriormente la lama per recidere i tendini e i fasci muscolari. Utilizzò ciò che aveva per creare degli improvvisati lacci emostatici in modo da rallentare la fuoriuscita di sangue. Aron Ralston stava lottando contro il dolore ma sopratutto stava lottando tra la vita e la morte. Probabilmente ci fu qualcosa che gli fece però più male dello stesso atroce dolore che si stata infliggendo: quando la lama del piccolo coltello tascabile arrivò all’osso del braccio, Aron si accorse che non sarebbe mai riuscito a tagliarlo.

Nel frattempo un altro delirante giorno passò e l’acqua e il cibo erano terminati. Aron cominciò così a bere la sua urina nella speranza di rallentare in qualche modo quella che era oramai una certezza: la sua morte.
Con il coltellino cominciò così a incidere nella roccia il suo nome, la data di nascita e la data della presunta morte. Era infatti convinto di non riuscire a passare un’altra notte. Era privo di forze e disidratato. Con la telecamerina che aveva con se decise di registrare il suo ultimo saluto alla famiglia.

E’ l’alba del 1° Maggio, il sesto giorno. Aron nonostante sia ad un passo dalla morte è ancora in vita: stremato, disidratato, confuso e impaurito.
Aron non voleva mollare, Aron voleva uscire da quel maledetto canyon per riabbracciare i suoi familiari. Facendo leva sulla pietra che lo schiacciava decise che l’unico modo per uscire era spezzare con un forte, deciso colpo le due ossa, ulna e radio. Le ossa si ruppero e con il coltellino cominciò a tagliare gli ultimi lembi di muscoli e tendini ancora attaccati.

Ciò che sembrava impossibile era diventato realtà: Aron era finalmente libero… quasi.
Applicando un bendaggio improvvisato doveva riuscire adesso a risalire il canyon: 20m lo separavano dalla superficie. Non aveva più forze, stava perdendo copiosamente sangue e sopratutto avrebbe dovuto arrampicarsi con una mano sola.

Aron era un ottimo scalatore e nonostante le condizioni in cui si trovava riuscì a raggiungere la superficie. Adesso doveva arrivare al suo pick-up lontano ben 13km. Sapeva benissimo che era cominciata una corsa contro il tempo perché di lì a poco sarebbe morto dissanguato.
Durante il viaggio verso il furgone incontrò una famiglia in vacanza che gli fornì acqua e biscotti e che prontamente si apprestò a chiamare le autorità per soccorrerlo.

Aron in quel momento, ad un passo dalla salvezza, continuava ad avere una sola paura, non riuscire a resistere abbastanza. Il sangue continuava a riversarsi a terra.
Erano passate sei ore dall’amputazione del braccio quando finalmente arrivarono i soccorsi che prontamente misero in salvo la vita di questo coraggioso ragazzo.

Durante tutte quelle ore, Aron scattò delle foto e registrò alcuni video, quelle che seguono sono le sue toccanti parole in quei difficilissimi momenti...

“C’è l’ho messa tutta per non perdere calore corporeo. Ho poca, pochissima acqua. Il mio corpo ha difficoltà a mantenere il controllo della temperatura.

Sono in guai seri. E’ più che un suicidio. Il mio veicolo è a 4 ore da qui. Risalire è probabilmente impossibile con una mano.

La perdita di sangue e la disidratazione, penso, non me lo consentiranno. Credo che morirei se mi tagliassi il braccio.

Non ho idea di cosa ne sarà di me e cosa mi ha portato in questa situazione.

Vado in cerca dell’avventura e del rischio e questo mi fa sentire vivo.

Non dire a nessuno dove stavo andando è stato davvero stupido.

Non riesco a smettere di pensare a quanto è buono il succo di pompelmo o di una margarita, o un succo d’arancia o un ghiacciolo. Non so cosa darei per una di queste cose. Un’arancia, un mapo (incrocio tra mandarino e pompelmo), non posso pensare a queste cose.

Dio, sono davvero fregato. Mi sto consumando qua dentro giorno dopo giorno. Dio, maledizione. Quanto è stupido tutto questo.

Ci vorrà un sacco di tempo prima che qualcuno possa raggiungermi.

Gesù, ci ho provato. Ho provato a tagliare via il braccio ma riesco a malapena a tagliare la pelle con questo stupido coltello. Ho provato un paio di lame diverse e tutto ciò che sono riuscito a farmi è qualche segno sulla pelle.
Riesco a malapena ad utilizzare un poco di sangue per disegnare…”

Se siete interessati ad approfondire questa storia vi consiglio di guardare il film diretto da Danny Boyle con James Franco nella parte di Aron Ralston: “127 ore”, il numero di ore in cui rimase intrappolato in quel canyon.

Indirizzo

Naples
80129

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