26/08/2022
La pieve di Santa Maria a Castello è un edificio sacro situato nel comune di Monteriggioni, in provincia di Siena.
La chiesa e l'attiguo complesso plebano costituiscono una notevolissima testimonianza dell'architettura altomedievale toscana e per la sua importanza è paragonabile alle chiesa battesimali lombarde dell'inizio dell'XI secolo.
La prima testimonianza scritta riferibile a questa chiesa risale ad una permuta di beni posti nella iuditiaria de plebe s.Marie sito Magrungrano tra il vescovo di Volterra Pietro e un certo Winildo datata 22 giugno 971. Nell'XI secolo fu sede di diversi atti notarli per la vendita di beni della famiglia dei Lambardi di Staggia, signori della zona, ai quali con atto del 31 dicembre 1062 papa Alessandro II concesse dei beni nel piviere di Castello. Data la vicinanza ebbe intensi rapporti con l'abbazia di Isola, come testimonia ad esempio nell'atto del 5 maggio 1108 quando il vescovo di Volterra venne invitato dal cardinale Ugo ad ascoltare una sentenza a lui sfavorevole pronunciata in questa pieve.
Il piviere di Castello, appartenente alla diocesi di Volterra, era incuneato tra le diocesi di Firenze e di Siena e nel XII secolo crebbe di importanza tanto che arrivò a contare ben 33 chiese suffraganee; a conferma dell'importanza risulta che in questa pieve (in episcopatu wulterrensi iuxta plebem de Castello) soggiornò l'imperatore Corrado II che concesse dei privilegi ai signori di Staggia e ancora da due privilegi papali di conferma concessi al vescovo di Volterra il 29 dicembre 1171 e il 23 aprile 1179 da parte di papa Alessandro III.
Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, in concomitanza con il declino della abbazia di Isola, il pievano di Castello iniziò ad accampare diritti sul romitorio di Montemaggio e iniziò a svolgere importanti funzioni giudiziarie, tanto che in seguito divennero competenza del notario de plebe Castelli. Nel corso del Duecento presso la pieve aveva sede una comunità di canonici secolari guidati dallo stesso pievano.
Nel XIV secolo la situazione economica della pieve era molto florida e perciò divenne un'ambita commenda tanto che l'11 settembre 1302 papa Bonifacio VIII la concesse a Bartolo Jacobi da Ulignano. Alla metà del secolo prima per la peste poi per la guerra ed altre calamità la parrocchialis ecclesia plebs nuncupata s. Joannis de Monte Castello vulterranenesis diocesis si ritrovò ad esseri priva di sacerdoti che la officiassero e così il suo popolo fu costretto a rivolgersi alla abbadia di Isola per le funzioni religiose; a conferma della gravissima crisi nel 1401 il fonte battesimale venne trasferito nell'abbazia e da allora l'antichissimo battistero iuxta plebem in ecclesia s. Joannis cadde in disuso.
Nei secoli seguenti la vita parrocchiale continuò e nell'XIX secolo, anche a causa del notevole incremento di popolazione, la chiesa venne restaurata. Le funzioni religiose sono continuate fino a dopo la seconda guerra mondiale, poi la chiesa ha subito un lungo abbandono. Oggi, inserita in un complesso agrituristico, si presenta interamente restaurata anche se non è liberamente accessibile.
(Fonte: Wikipedia)
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