23/04/2021
Mi avete lasciato sola.
1969 – 2012, una piccola storia italiana.
La storia inizia nel lontano 1969, quando Gianni e Marisa decidono di amarsi per la vita e di metter su famiglia sposandosi. Nello stesso anno inizia la mia storia con loro, vengono a vivere da me, mettono su casa proprio da me, che pur’io era nata da pochi anni. Ora voi mi vedete così, spoglia, sporca e impolverata, ma un tempo i miei muri erano di un bianco scintillante, i miei pavimenti brillavano, infissi e tapparelle e maniglie nuove di zecca, ero bella e giovane anche io. Gianni e Marisa in poco tempo mi riempiono di mobili nuovi, di quelli resistenti che rimangono su tutta una vita, solido come l’amore di un tempo, mica gracili e mutevoli, come l’amore di oggi. Dopo alcuni anni nelle mie stanze cominciano a sentirsi i primi vagiti dei nuovi sbarcati sul mondo. Nel 1972 accolgo Alessandra, nel 1975 Matteo, famiglia al completo quindi. C’è felicità, armonia e amore, si susseguono diverse primavere, estati, autunni e inverni, giorni sereni e alcuni pesanti. I muri e le stanze rieccheggiano di risate, pianti, urla, speranze, gioie, colpi di fortuna e sfortuna. Ci sono giorni con malattie della crescita, dovute al raffreddamento, al troppo sudore, malattie che possono farti interrompere una vita intera, ma che ci si riprende e a fatica si ricomincia a vivere. Giorni di compiti a casa, di studio, di televisioni che da molto ingombranti diventano sempre più leggere e più piatte. Primi computer, primi videoregistratori, si susseguono alcune stragi di Stato, tante disgrazie naturale causate dall’uomo, almeno tre Papi e svariati Presidenti della Repubblica, si gioisce per la vittoria di ben due mondiali di pallone, molti campionati di calcio nazionali e coppe dei campioni: i miei balconi della sala e della camera, a turno, vengo bardati dei colori delle squadre della mia città, L’internazionale e il Milan. E io sono sempre qui, per loro, che li accolgo alla sera e al risveglio la mattina, tutti i giorni dei comuni giorni. Le mie mura ora sono rifugio, ora sono una sorta di prigione. Il tempo scorre, la vita prosegue, e le persone che mi abitavano cominciano ad abbandonarmi, chi per scelta propria e chi perché la vita va così, a volte, prende e porta via senza chiedere prima.
Tutto scorre fino all’anno 2012, dopo 33 lunghi anni mi lasciano qui, sola, vuota, segnata dal tempo dalle cornici dai mobili che non ci sono più. Sono qui impolverata e decadente, come quelle stupende stelle del cinema americano anni 60 oramai dimenticate e cadute in disgrazia. E’ la vita, mi ripeto, era il mio destino, mi ripeto.
Mi avete lasciato sola, ma io vi porterò sempre dentro di me.
Progetto realizzato utilizzando esclusivamente uno smartphone, un BlackBerry 9380 da 2Mp.