17/02/2026
Il n**o resta, per me, la cosa più difficile da fotografare. Inseguire l’autenticità quando non c’è altro su cui appoggiarsi, quando non c'è letteralmente nulla dietro a cui nascondersi, quando l’immagine può parlare solo attraverso ciò che riesce a trasmettere, questa è probabilmente la prova più difficile per un fotografo.
Richard Avedon in un intervista disse che la fotografia è una forma d’arte quando è fatta da un artista, non necessariamente solo perché ha la potenzialità di esserlo. In sostanza fare “clic” non ti rende un artista. Ci sono tante persone che dipingono, ma non tutti i quadri sono opere d’arte. No?
Io mi sento più artigiano che artista, lo dico spesso, perché, almeno per me, la parola “artista” ha una connotazione “geniale” che personalmente non mi sento ancora di avere e che forse non avrò mai. Mi rivedo in qualcuno che lavora, che cerca di fare meglio ogni volta, che prova, e che sbaglia, sapendo che gli errori sono l’unica strada per imparare qualcosa.
Oggi il n**o è ovunque, sicuramente sdoganato, forse perfino inflazionato. Spesso strillato più che raccontato. Pubblicarlo può voler dire esporsi al rischio di essere messi nello stesso contenitore di chi confonde l’intensità con l’eccesso, di chi misura la bellezza in centimetri di pelle scoperta.
È più rassicurante postare tagli di luce, ombre misurate e colori accesi, ma anche in questo devo crescere. E allora, in punta di piedi, pubblico questi scatti per dirvi che anche questo fa parte del mio linguaggio.
E se tra voi c'è qualcuno a cui interessa capire come nascono immagini come queste, possiamo sicuramente approfondire insieme.