07/07/2026
Focus - George Tatge e le fotocamere Deardorff
PARTE III
Personalmente ho sempre amato questa macchina perché mi costringe a rallentare, a osservare il soggetto con grande attenzione e consapevolezza. L’immagine proiettata sul vetro smerigliato nel retro della fotocamera è debole e può essere vista chiaramente solo sotto un panno nero. L’aspetto più affascinante è che l’immagine appare capovolta e invertita! Perciò, osservandola, non è più possibile razionalizzare: la ragione scompare. In quel momento contano solo gli aspetti compositivi: l’equilibrio tra linee e forme, tra luce e ombra, tra pieni e vuoti. Il legno della fotocamera, poi, è di una bellezza straordinaria. E ha anche un profumo meraviglioso!
In tutta la fotografia analogica (con l’eccezione della Polaroid) esiste sempre un intervallo tra il momento dello scatto e quello in cui si vede l’immagine sviluppata e stampata. Questo tempo sospeso obbliga il fotografo a riflettere più profondamente su cosa e perché ha scelto di fotografare un determinato soggetto, se ha preso le decisioni giuste, sulla scelta della pellicola, dell’obiettivo da mo***re, della distanza alla quale posizionare il cavalletto. Io sono convinto che l’aspetto più importante di questa arte sia il punto in cui si decide di posare i piedi prima dello scatto. Spostarsi anche solo di pochi passi può cambiare completamente l’immagine, modificando il rapporto tra soggetto e sfondo.
Foto: George Tatge, Cypresses with Fence, 1994
Stampa ai sali d’argento su carta baritata da negativo cm 13 x 18, eseguita dall’autore con standard “archiviale”,
immagine realizzata con una fotocamera Deardorff
cm 30 x 40 | Edizione di 10 esemplari + 2 pa.
Felici di informarvi che George Tatge collabora con noi da inizio 2026