22/05/2024
Seduta al tavolo di un bar, giro con un cucchiaino un caffè che sto bevendo solo per compagnia. Seduto di fronte a me un uomo mi dice che alcune decisioni vanno prese, in poco tempo, con assoluta fermezza. A oppure B. Scelta. Non c'è una regola. È quasi "un'operazione artistica" perchè ogni volta è differente, ma comunque scegli. Se non lo sai fare, scegliere, quello non è il tuo mestiere. Così, perentorio. Non vedo altre possibilità. Aumenta il carico di responsabilità: una volta che si è scelto non si può tornare indietro. A volte non ci dormi la notte per la scelta, il giorno dopo di nuovo, ancora scegli. A oppure B, ma anche C, D, E, fino alla Z. Scegliere fra le opzioni, di mille, una. Assolutamente nessuna possibilità di tornare indietro.
Il cuore batte, cinquanta, ottanta volte, ogni singolo minuto, si contrae e si rilascia, ritmicamente. Non c'è scelta, ci tiene vivi. A volte il cuore si ferma, senza preavviso. Se tutto va bene qualcuno sa come ripararlo. Sceglie cosa fare. Ha poco tempo. Ci prova. A volte non riesce. A volte il cuore si ferma che sei su un campo da basket e comunque vivi. A volte il cuore si ferma mentre ti lavi i denti in un reparto di cardiochirurgia e comunque muori. Contrazione e poi rilascio. Ri lascio. Lascio.
L'uomo al bar seduto di fronte a me è un amico e di mestiere fa il chirurgo. L'uomo che si lavava i denti era mio padre. È. Era. Non so scegliere neanche un tempo verbale.
Ma non è che per caso puoi offrirmi una sigaretta? Sto fumando seduta a un tavolo con un attore che non conosco. Parliamo di tennis, di padri, di scelte. Scelgo di scrivere. Quasi "un'operazione artistica". Non ci dormo la notte.
Rozzano, poi Milano, 21 maggio 2024.