21/03/2026
Esattamente. Si tratta di un celebre episodio avvenuto durante la manifestazione Orvieto Fotografia, dove Sgarbi utilizzò quel termine come un paradosso elogiativo.
Ecco il senso profondo di quella definizione:
● Il "Bastardo" come artista: Sgarbi intendeva dire che Finocchiaro era stato "abbastanza bastardo" da non limitarsi a documentare la realtà, ma da imporre la propria anima e il proprio carattere all'interno dell'inquadratura, quasi "violentando" il momento per renderlo suo.
● Vincere la macchina: Per il critico, la sfida del fotografo è non farsi schiacciare dal mezzo meccanico. Definire Finocchiaro in quel modo significava riconoscergli la capacità di aver trasformato uno scatto in un'opera autoriale e soggettiva, proprio come farebbe un pittore con il pennello.
● L'unicità dello scatto: Sgarbi rimase colpito da come il carattere del fotografo (spesso descritto come viscerale e diretto) trasparisse con prepotenza, rendendo l'immagine non replicabile da nessun altro.
● Vito Finocchiaro, con la sua estetica cruda e profonda, incarna perfettamente l'idea sgarbiana del fotografo che "ruba" la vita per renderla arte.