08/10/2026
Quel giorno nessuno sembrava avere fretta.
Eppure tutto continuava a svolgersi con un’insolita puntualità.
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A casa di Alberto c’era calma. Gli ultimi dettagli, qualche gesto, poi il tempo per uscire e fermarsi ancora un momento davanti alla scalinata della chiesa.
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A casa di Carole l’atmosfera era la stessa: tranquilla, luminosa, rilassata. Il papà e la mamma, con gli occhi già un po’ lucidi, erano lì accanto a controllare che tutto fosse a posto, presenti senza occupare troppo spazio.
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Poi Pietramontecorvino, con la Chiesa Madre, Terravecchia, la pietra, le scale e il campanile a tenere insieme il profilo del paese.
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All’ingresso l’emozione è arrivata tutta insieme. Il velo sollevato, gli sguardi, le amiche con gli occhi lucidi.
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A celebrare c’erano lo zio Don Giovanni e Don Gaetano. Anche questo rendeva il rito ancora più vicino a loro.
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Fuori, dopo la cerimonia, Carole e Alberto hanno camminato davanti, con i genitori subito dietro e poi amici e ospiti, in un corteo leggero e informale.
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Più che una processione ordinata, sembrava il paese che si muoveva con loro.
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Sorridenti, rilassati, complici. Senza troppa solennità, solo con il piacere di esserci.
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Poi il paesaggio è cambiato. La pietra ha lasciato spazio al verde di Villa Jamele, agli alberi, alla luce limpida di ottobre e a un cielo pieno di bellissime nuvole bianche.
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Ad accoglierli, Peppe Zullo, il cuoco-contadino di casa, con il suo sorriso inconfondibile. Poi il brindisi con gli sposi, il cibo e la musica dei Naima.
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Anche la festa ha mantenuto lo stesso passo: felice, partecipata, mai sopra le righe.
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Sul finale, il taglio della torta all’aperto, l’aria ormai più fresca e le scintille sullo sfondo.
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Per tutta la giornata Carole e Alberto hanno continuato a cercarsi con lo sguardo, quasi a ritrovarsi ogni volta in mezzo a tutto quello che succedeva intorno.
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Forse era questo il loro modo di stare dentro a quel giorno.
Insieme.