10/10/2026
NON SOLO CARCERE. UNA POLITICA DELLA PENA PER LA SICUREZZA DI TUTTI.
Il sovraffollamento carcerario e le condizioni in cui si trovano a vivere tanti detenuti non sono un’emergenza improvvisa. Sono il risultato di decenni di scelte mancate e di insufficiente attenzione al sistema penitenziario. Sollicciano ne è stato un simbolo drammatico, fino alla chiusura della struttura per ragioni di sicurezza sanitaria e strutturale.
Costruire nuovi istituti penitenziari richiede tempo e ingenti risorse. È giusto affrontare anche questo problema, ma sarebbe un errore pensare che la soluzione passi soltanto dalla costruzione di nuove carceri.
Non bastano le visite in carcere e le indignazioni. Sono importanti per conoscere, denunciare e rendere visibile ciò che non funziona. Ma la denuncia, da sola, non cambia le condizioni delle persone detenute. Servono scelte legislative, strumenti operativi e investimenti capaci di tradurre i principi costituzionali in realtà.
Da avvocati, crediamo che la pena debba essere certa, ma anche rispettosa della dignità umana e orientata alla rieducazione, come prescrive l’articolo 27 della Costituzione. Una pena che non offre alcuna prospettiva di reinserimento rischia di fallire proprio nel suo obiettivo più importante: impedire che chi ha commesso un reato torni a delinquere.
Per questo dobbiamo guardare anche oltre le mura del carcere.
Le misure alternative alla detenzione non sono un cedimento alla criminalità e non rappresentano una rinuncia alla sicurezza. Quando ricorrono i presupposti di legge e sono accompagnate da controlli adeguati e percorsi seri, possono essere uno strumento concreto di responsabilizzazione e reinserimento sociale.
Questo Governo ha introdotto nuove opportunità di accesso alle misure alternative per le persone tossicodipendenti. È un intervento che merita di essere tradotto in risultati concreti. Ora occorre renderlo effettivo, affinché le opportunità previste dalla legge non rimangano sulla carta, ma diventino percorsi reali di recupero e reinserimento.
Il lavoro, la famiglia, il sostegno delle istituzioni e i percorsi terapeutici per chi affronta problemi di dipendenza o di salute mentale sono risorse fondamentali. Non possiamo ignorare ciò che esiste sul territorio e che, se adeguatamente organizzato, può contribuire a rendere più efficace l’esecuzione della pena.
Non è vero che fuori dal Carcere non ci sono strutture adeguate per le misure alternative, occorre rafforzare e coordinare, avvocatura, magistratura, forze dell’ordine, UEPE, ASL, SerD, servizi di salute mentale, enti locali e associazioni. Le risorse e le competenze presenti sul territorio devono essere messe in rete e rese effettivamente accessibili.
Come avvocatura, sentiamo la responsabilità di contribuire a questo cambiamento. Non vogliamo limitarci a denunciare ciò che non funziona: vogliamo concorrere a individuare soluzioni concrete, nel confronto con la politica, l’accademia e la magistratura.
La sicurezza non si costruisce soltanto aumentando la capacità delle carceri, ma anche riducendo il rischio che chi ne esce vi faccia ritorno.
È questa la sfida: una pena che sappia coniugare legalità, responsabilità individuale, dignità della persona e tutela della collettività.
Il carcere è una parte essenziale del sistema penale, ma non può essere l’unico orizzonte della politica criminale.
Di questo vogliamo discutere, con spirito costruttivo e senza pregiudizi, insieme a chi ha responsabilità istituzionali e competenze per trasformare le idee in progetti e i progetti in risultati.
Lavoriamo per risolvere i problemi, partiamo da Lucca.
L’iniziativa è promossa dalla Camera Penale di Lucca, dall’Osservatorio Nazionale Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI), dal Coordinamento Toscano delle Camere Penali e da AIGA – Associazione Italiana Giovani Avvocati con il patrocinio del Comune di Lucca.
Vi aspettiamo giovedì 15 ottobre, alle ore 15:00, presso l’Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca, a Palazzo delle Esposizioni, in piazza San Martino n. 7, a Lucca.