19/12/2022
Ci vediamo Venerdì 23 dicembre alle 17:30 a Pietrasanta nella sala delle grasce per la mia nuova mostra fotografica.
Ecco un accenno di cosa vi aspetta.
I volti e le mani.
Un’espressione raccolta, concentrata e intensa di un volto consumato dal sole, intento in un’azione quotidiana e personale, quella della creazione di una nassa che dovrà essere pronta per la pesca. La sua storia appartiene al mare: lo dimostrano le rughe accentuate della fronte e il colore della pelle scurita dal tempo dedicato fuori dal luogo domestico; la catenina da cui pende un ciondolo a forma di ancora e quella cura in un gesto per lui naturale, ripetitivo, minuzioso.
I volti, le azioni, le mani, i dettagli degli strumenti del lavoro, le tracce lasciate dai pescatori e i frammenti della materia utilizzata - il tufo, il ferro delle ancore, i legni delle imbarcazioni, le reti - sono alcuni degli elementi su cui Iacopo Giannini focalizza il suo sguardo, mettendolo a punto attraverso l’azione (per il fotografo ormai naturale e raffinata) della macchina con cui riprende i soggetti. Da diversi anni il fotografo toscano utilizza il mezzo digitale per narrare, sperimentare, incrementare visioni e immaginari, spesso indagando mondi circoscritti, non semplici da conoscere altrimenti. Negli ultimi cinque anni Giannini si è dedicato in particolare al paesaggio e a un luogo prezioso: l’isola di Favignana. Ambienti naturali da scovare fatti “di pietra e di acqua”; vedute “visionarie” (citando i titoli delle due ultime mostre che rappresentano un ciclo che qui chiude un cerchio) ispirate da un passaggio scritto di Tiziano Terzani, fino ad affezionarsi, nel “Vecchio e il mare”, a un luogo e a un’umanità specifiche: la tonnara e i suoi abitanti. Questo contesto speciale ha attratto il fotografo tanto da dedicarci un’intera mostra, focalizzandosi sui pescatori, coloro che, da tutta la vita, hanno agito in mare. La narrazione di Giannini posa lo sguardo sui dettagli di un lavoro duro, che oggi sta cambiando, a volte scomparendo, prendendo altre strade. La tonnara di Favignana come luogo del ricordo. Un tempio dove si depositano le tracce del fare e il prodotto di un costante lavoro umano.
Le dieci fotografie selezionate, di cui cinque inedite, denotano una cura romantica e un’attenzione sensibile che racconta diversi strati di tracce e frammenti che Giannini descrive attraverso un denso bianco e nero. Questo non colore denota, si dagli esordi della sua professione di fotografo e testimone, una radicale scelta estetica. Lo hanno ispirato i bianchi e neri di Berengo Gardin, di Mulas, di Scianna. O, chissà, magari anche quelli del cinema di Fellini in “8 e mezzo”, del Visconti de “La terra trema” o, più indietro nel tempo, di un Chaplin che utilizza sapientemente quei contrasti che solo il nero e il bianco possono restituire. In “Tempi Moderni” il regista inglese utilizza il bianco e nero per enfatizzare la fatica del lavoro e i meccanismi industriali che schiacciano l’umano. Nella mostra di Giannini “Il vecchio e il mare” però l’umano non soccombe: agisce. La pesca non è cancellata, deve solo prendere altre direzioni. Gli strumenti del lavoro cambieranno e di questi ne rimangono le tracce, i prodotti e le storie.
Un contesto prezioso.
Nel percorso di mostra Giannini fa scoprire al pubblico anche dei luoghi interni preziosi. Lo stabilimento Florio, ad esempio, diviene un altro contesto di composizione per Giannini che fotografa le scatole di tonno disposte su dei grandi tavoli in pietra e, quasi in sottofondo, custodite da delle storiche arcate. Sono ordinatissime e impilate l’una sull’altra, alcune in file più alte rispetto ad altre, disposte in maniera orizzontale. Le latte di tonno sono il segnale della raccolta (più assidua e produttiva in passato) e della pesca che qui le immagini testimoniano attraverso dei frammenti seduttivi per l’occhio che, pian piano, scopre questa realtà. Questa immagine è tagliata. L’autore nasconde un dettaglio (un angolo del tavolo in pietra) quasi a indicare che l’ordine della disposizione è solamente formale, perché c’è qualcosa che non quadra. Ostacolare lo sguardo, optare per una cesura netta di un dettaglio in primissimo piano, è un’azione drammatica, di rottura di qualcosa su cui va riposta una grande attenzione. Ci sono poi le reti abbandonate proprio come le romantiche barche lasciate sole; ci sono, invece, i pescatori che si prendono cura del loro pescato: lo puliscono, lo preparano, lo lasciano al sole, in balia dell’osservazione dei gatti pronti a rubarne qualche pezzetto. I soggetti sono elementi che attivano storie legate al mare, protagonista che mai si vede, ma che ha una presenza tangibile in ogni atmosfera ritratta. Il mare conduce gli sguardi, le azioni di quelle dita che lavorano tra le reti e le matasse, tra luoghi assolati ed altri più circoscritti. Il mare è in dialogo perpetuo con i pescatori e con i loro gesti.
Il tempo lento. Il lavoro.
Il tempo è lento. Le azioni sono ripetitive, calme. Ogni momento è frammentato. Sono luoghi del lavoro, come quelli che raccontava Gio’ Pomodoro attraverso la scultura, dedicandone alcuni esiti a chi lavorava la materia, dal marmo al carbone. Giannini riprende spazi vuoti e pieni, ogni inquadratura è abitata da un soggetto ritratto o da dettagli frammentati.
In uno scatto si percepisce il taglio del tufo, non vi è narrata l’azione diretta, ma Giannini la suggerisce attraverso l’elemento della pietra, qui ritratta in grandi blocchi controllati, e, ancora una volta, da braccia e da mani. Con una viene tenuto fermo il blocco, con l’altra, che tiene la lama adatta, verrà tagliato.
Alla maniera di Sebastiano Tusa, giornalista e fotografo che Iacopo ha spesso guardato, Giannini osserva e testimonia alcuni mondi inclusivi, che altrimenti sembrerebbero lontani. “Il vecchio e il mare” è infatti un racconto che scopre episodi e umanità legate al mondo della pesca e alla storia di Favignana. Attraverso il suo immaginario e le sue dense inquadrature Iacopo crea un’esperienza immersiva, indagando la realtà con “la mente, gli occhi e il cuore” (Henri Cartier Bresson). Come lo storico fotografo francese, anche per Iacopo fotografare è un modo di vivere. Giannini ha deciso di testimoniare un micro-mondo di azioni e del fare e di svelarlo attraverso segnali che conducono a una storia più grande e universale. Lo fa da sensibile osservatore, attraverso una personale poetica di immagini e con uno stile vivido. L’autore non vuole dare soluzioni: lo sguardo è soggettivo, ma non pone ostacoli o giudizi. Il pensiero ultimo sta al fruitore. L’analisi può fermarsi al primo impatto, quello estetico, brillante, che fa vibrare ogni piccolo oggetto, dettaglio umano o contesto. Oppure può proseguire, acuire un pensiero critico, doloroso o neutrale che sia. L’importante è stato fatto. Le storie sono immortalate nel tempo attraverso un’immagine in bianco e nero.
Rossella Farinotti