08/02/2018
SON DI LIVORNO:
Sarei potuto nasce' a Viarello
se un primo maggio, mi' pà senza cervello,
avesse portato mi' madre a fa' franella
nella 'antina della su' sorella.
E invece è andato a fallo sul Romito
e ora tocco ir cielo con un dito:
ragazzi, de' son di Livorno.
Ho visto il Telegrafo diventà Tirreno,
ho visto il Cantiere Orlando venì meno,
ho visto chiude l' Odeon e ir Politeama,
ho visto gente fa' la vita grama.
Co' su panini Giovanni se n'è andato,
ha chiuso la bottega anche Torquato,
e insieme ai Lupi, anche se a mal partito,
il solo livornese ha resistito:
con quella faccia scorpita dal libeccio,
con quella ghigna dura come un leccio,
con quello sguardo di sarmastro intriso,
che ti colpisce quando vorta il viso.
Magari m***a a crai sur filobusse
ma per critià l'artri ce ne fusse;
In palestra, a corre, a perde chili
ma 'un li toccà il ponce del Civili.
Un passo indietro mai nemmen per sogno,
ma chiedi pure quando n'hai bisogno.
L' ho visto a fa' brucia il lunedì,
buttà nei fossi le teste di Modì.
Ho visto dei ragazzi baldi e fieri,
l' ho visti piange' per chi c'era solo ieri.
L' ho visti fa' a cazzotti lì all'Ardenza,
l' ho visti da' i vaini a chi era senza.
Sono fissi e ribaditi lì, a stecchetta,
ma sempre pronti a fa’ la ‘olletta.
E' questo il livornese e io ne sono fiero,
con il suo fare acceso e anche sincero,
si crede d'esse solo un gran tifoso
e invece è anche leale e generoso.
'Un ciò una lira per fa' cantà un ceo,
ma d'esse' livornese mi ci beo.
_ Vorrei sapé cos'è quell'importanza,
c'hai du' figlioli e vivi in una stanza !_
_ De' son poveri ma belli, son facce aperte e chiare,
'un ciò una lira, ma per pote' sognare,
mi basta anda' ai Tre Ponti e vede' ir mare !_
ANDREA VANNI.